C’era una volta il Gran Premio Saint-Vincent per le Arti Figurative, che verso la fine degli anni ’40 ha portato nella nostra regione alcuni tra i più importanti artisti dell’epoca, le cui opere sono oggi esposte al Castello Gamba di Châtillon.
Proprio per far sì che questa collezione di arte contemporanea possa ampliarsi e per dare occasione di fermento culturale alla nostra Regione, è nato il Premio Valle d’Aosta per l’arte contemporanea. L’iniziativa, annunciata la scorsa estate, è stata presentata ufficialmente oggi 26 giugno al Palais Roncas di Aosta.

“Si tratta di un premio a invito”, ha spiegato la dirigente regionale Viviana Maria Vallet. “Alcuni artisti saranno selezionati per lavorare nella nostra valle e sulla nostra valle, creando opere d’arte dedicate a un tema diverso per ogni edizione, che confluiranno poi nella collezione regionale”.

Se il 2026 dà il via alla prima edizione, per cui sono stati stanziati 120mila euro grazie a una revisione della legge 89/1993, il premio è immaginato con una cadenza biennale e coinvolge diversi partner del territorio.
Tra questi, oltre al Museo di arte moderna e contemporanea nel castello Gamba, si segnala soprattutto l’Associazione Forte di Bard.
“Siccome la Valle d’Aosta è piccola e nessun ente culturale può permettersi di avere un proprio pubblico a sé stante, è importante fare rete e per questo abbiamo accolto con piacere l’invito dell’amministrazione regionale a partecipare all’iniziativa”, ha affermato la presidente Ornella Badery.

Il Forte ospiterà, in particolare, la presentazione delle opere al pubblico da parte degli artisti selezionati, a seguito della loro residenza artistica in Valle d’Aosta.
È questa infatti una delle peculiarità del premio, pensato non come semplice attribuzione di un riconoscimento, ma come occasione di dialogo e incontro tra la popolazione valdostana e gli artisti.
“L’arte ha perso il legame che aveva con la società”, ha infatti spiegato Gianfranco Maraniello, direttore dei Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano e presidente della commissione del premio. “Finché le grandi opere erano commissionate dai sovrani o dalla Chiesa, l’arte parlava ancora al pubblico, mentre con la modernità si è persa questa relazione nella veicolazione degli oggetti artistici, sempre più destinati al pubblico sconosciuto di gallerie e musei. In anni recenti, l’arte contemporanea sta però cercando di saldare queste dinamiche relazionali, creando nuovi circoli virtuosi tra popolazione e artisti”.

Proprio in questa direzione sembra muoversi l’iniziativa valdostana, che consentirà a sei artisti di girare per la Valle d’Aosta, cercando di capire in che cosa consista oggi la vita sul nostro territorio, per poi tradurla in uno dei linguaggi dell’arte contemporanea, dalla performance all’arte partecipativa.
La presentazione pubblica dei progetti, ospitata dal Forte di Bard, intende dunque proseguire il dialogo creato in fase di cantiere. “Gli artisti racconteranno quello che hanno realizzato”, ha proseguito Maraniello, “permettendo alla giuria di valutare se hanno compreso appieno lo spirito del premio: non celebrare un singolo artista ma promuovere un’occasione di autentico scambio culturale, per produrre un intervento che sia pensato esattamente per il territorio valdostano”.

A valutare le opere e selezionare quella vincitrice sarà una giuria composta da nomi rinomati nel mondo dell’arte contemporanea nazionale: Luigi Fassi, Davide Dall’Ombra e Marcella Beccaria. Completeranno la commissione alcuni dei più importanti giovani curatori italiani: Martina Angelotti, Alessandro Castiglioni e Bernardo Follini.
A questi ultimi spetterà la selezione preliminare dei sei artisti, i cui nomi saranno svelati tra luglio e settembre. Gli artisti potranno beneficiare di un totale di 4mila euro a testa per la loro residenza artistica in Valle, mentre al vincitore saranno assegnati 21mila euro. Alla commissione spetterà invece un importo di 2.700 euro ciascuno, 3.800 per il presidente.

Se molti dettagli restano ancora in fase di definizione, l’identità del premio è però già riconoscibile, grazie al logo scelto per la comunicazione. Creato dal visual designer valdostano Matteo Kratter, il logo strizza l’occhio, grazie all’elemento ellittico, all’Orbita di Massimo Uberti che dal 2022 cinge il Castello Gamba, segnalando così il luogo di conservazione finale dell’opera vincitrice.

Un logo, dunque, che è site-specific tanto quanto l’iniziativa che intende promuovere. “È finita l’epoca in cui l’artista riusciva a creare capolavori dal significato universale”, ha spiegato Maraniello. “In un mondo sempre più frammentato e multiculturale, la parola chiave dell’arte contemporanea è il site-specific: la specificità territoriale è quella differenza che consente all’opera di evitare l’omologazione e di assumere rilevanza anche in contesti internazionali”.

È questa, dunque, la dimensione in cui si muoveranno gli artisti di un premio che ha a cuore proprio l’interpretazione in chiave contemporanea dell’identità valdostana.
“Il nostro assessorato, come indica il nome stesso, ha come vocazione le politiche identitarie”, ha commentato l’assessore all’istruzione, cultura e politiche identitarie Erik Lavévaz. “Poter avere una lettura della nostra identità aggiornata e al passo coi nuovi linguaggi dell’arte contemporanea è per noi molto prezioso. Soprattutto se avviene da parte di sguardi esterni al territorio, dato che valorizzare la nostra identità restando tra le nostre quattro montagne vale ben poco”.
Gli ha fatto eco, in chiusura, Vallet: “Siamo partiti dal Premio Saint-Vincent, che nel secolo scorso ha portato la Valle d’Aosta fuori dai confini regionali. Ora speriamo di tornare a far uscire la Valle d’Aosta dalle sue montagne, immettendola nel dibattito figurativo contemporaneo attraverso un’iniziativa che ci auguriamo possa avere interessanti sviluppi negli anni prossimi”.

