Capire le necessità delle famiglie, soprattutto per quanto riguarda la conciliazione con il lavoro. Ma, soprattutto, sperimentare un doposcuola comunale ad Aosta, partendo verosimilmente da una istituzione per ampliare, nel caso, il servizio.
Per questo, l’Amministrazione del capoluogo ha lanciato una prima indagine conoscitiva per verificare un potenziale interesse delle famiglie, ma anche la distribuzione territoriale. Per capire, anzitutto, la praticabilità di un nuovo servizio. E le modalità.
Calcolare i numeri
Nel dettaglio, dall’indagine sono arrivate agli Uffici comunali, complessivamente, 94 manifestazioni di interesse. Undici di queste (l’11,7 per cento) riguardavano solamente il pre-scuola, mentre 52 – il 55,3 per cento – solo per il post-scuola e 31 (il 33 per cento) per entrambi i servizi.
Stando ai dati raccolti, considerando anche le famiglie che hanno richiesto entrambi i servizi, il pre-scuola interessa potenzialmente 42 bambini, mentre sono 83 i bambini virtualmente indirizzati verso il post-scuola.
“Il dato principale che emerge è la netta prevalenza della domanda di post-scuola – ha spiegato in prima Commissione l’assessora all’Istruzione Alina Sapinet –. Quasi nove manifestazioni di interesse su dieci comprendono infatti il post-scuola, mentre meno della metà comprendono il pre-scuola. La prima indicazione politica e organizzativa è evidente: qualora si intendesse procedere con una sperimentazione, la priorità dovrebbe essere attribuita al servizio successivo alla conclusione delle lezioni, soprattutto nella scuola primaria”.
Sì, perché i dati dell’indagine dicono che le manifestazioni di interesse sono state 17 per la scuola dell’infanzia (18,1 per cento), 66 (70,2 per cento) per la primaria e 11 (11,7 per cento) per le scuole medie.
“Il dato – prosegue Sapinet – appare coerente con la natura del bisogno. Nella scuola primaria i bambini hanno generalmente un grado di autonomia ancora limitato, mentre gli orari di uscita possono risultare difficilmente conciliabili con quelli lavorativi. Nella scuola secondaria di primo grado, invece, la maggiore autonomia degli studenti e l’esistenza di differenti modalità di organizzazione pomeridiana possono ridurre la domanda di un servizio strutturato di custodia e accompagnamento”.
Qualche segnale sul nuovo servizio arriva anche dalla distribuzione territoriale delle manifestazioni di interesse. L’Istituzione scolastica Lexert – nel quartiere Cogne – ne ha raccolto da sola 54, mentre sono state 24 alla San Francesco, nove alla Einaudi, sette alla Saint-Roch e nessuna alla Martinet.
Parlando dei plessi, 30 richieste sono state avanzate dalla primaria del quartiere Cogne. Seguono le 18 delle elementari alla Ramires, mentre sono 13 alla primaria Aosta centro, sette alla scuola dell’infanzia del quartiere Dora, sei alle medie San Francesco e cinque alla scuola dell’infanzia Rodari.
Il Comune vuole sperimentare. Ma servono approfondimenti. “Un servizio con un appalto integrato prevede centri estivi, colonie, pre e doposcuola – ha aggiunto Sapinet –. Il costo indicato per il pre ed il post-scuola è di 45 euro settimanali. È una tariffa notevole per una famiglia, ed il servizio può essere attivato con un minimo di sei iscrizioni. Quest’anno, la Giunta ha scelto di attivare centri estivi aiutando le famiglie contribuendo ai costi e abbattendo le quote di iscrizione. In futuro bisognerà decidere se continuare, orientarsi verso altri servizi o verso altro ancora anche in base alle disponibilità di bilancio”.
Considerare i numeri
“Al momento, non abbiamo una scelta definitiva. Per questo presentiamo in Commissione il ventaglio di possibilità che abbiamo di fronte – ha spiegato invece il sindaco di Aosta Raffaele Rocco –. I dati ci dicono che esiste un interesse non trascurabile. E che la richiesta non è uniformemente distribuita. Che sia per una vera esigenza o per la distribuzione della popolazione scolastica è da approfondire. Ma i dati dicono che non tutte le scuole manifestano lo stesso bisogno”.
Non solo: “I numeri dicono anche che allo stato attuale non è necessario partire in tutte scuole con stesso servizio – prosegue Rocco –. E l’inserimento di questa novità potrebbe rendere un’Istituzione scolastica maggiormente attrattiva”.
La partita resta aperta: “Come Amministrazione, quando costruiremo questo servizio dovremo aver presente e definita l’offerta educativa e applicare costi sostenibili – dice sempre il Sindaco –. Abbiamo visto con i centri estivi che con un costo molto basso e un’offerta qualificata sono state raggiunte molte domande. Ma le questioni tecniche sono tante: gli orari, la flessibilità del nuovo servizio, le modalità di iscrizione, l’inclusione di bambini con bisogni specifici. Tutto si riflette sui costi da sostenere che non abbiamo intenzione di ribaltare completamente sulle famiglie. Vogliamo un sistema dove ci sia la compartecipazione alle esigenze delle famiglie e un meccanismo di agevolazioni per i nuclei con maggiori difficoltà”.
Considerare i tempi
In chiaro, dice Rocco, “al di là di dati puri vogliamo condividere con la Commissione i princìpi che dovrebbero guidarci veso il passo successivo, ovvero come costruire questo servizio sperimentale, con quali caratteristiche e, nei limiti del possibile visto che siamo a luglio, capire se si possa partire già a settembre oppure se si andrà al 7 gennaio. Il bisogno esiste, è stato manifestato. È necessario provare a fornire una risposta che potrà anche essere parziale e non pienamente soddisfacente all’inizio. Ma, essendo sperimentale, dobbiamo far crescere un modello di servizio e nel rapporto costante con i genitori e capire come valorizzarlo”.
Dai banchi dell’opposizione, Christian Chuc (Forza Italia), chiede lumi sui costi e sul trend di servizi simili del passato. Sapinet ribadisce che “negli anni passati i sondaggi hanno mostrato numeri più bassi. Per i costi, s se attiviamo un appalto integrato parliamo di 45 euro a settimana per ogni bambino, non è sostenibile da parte delle famiglie”.
Arianna Viglino (La Renaissance), dice: “Sarebbe necessario e utile proporre il servizio a settembre, con le iscrizioni, per poter scegliere la scuola in base a questa possibilità – ha detto la consigliera –. Sarebbe importante riuscire a farlo per l’anno che sta per iniziare, così da orientare anche scelta della scuola, rendendone alcune più attrattive. Come mai non si riesce ad istituire già da settembre per l’anno scolastico 2026/27? Come lavorerete?”.
Sapinet replica: “Non è possibile attivare il servizio ora, perché le iscrizioni alle nuove scuole si fanno a gennaio – ha spiegato –. Si potrebbe avviare la sperimentazione a gennaio famiglie sappiano che c’è questa offerta. E convengo che si debba porre attenzione alla Lexert anche per i progetti che insistono sul quartiere. Ci stiamo lavorando: se partirà il servizio prenderà il via a settembre lo farà da una scuola. In raccordo con la dirigente faremo le valutazioni del caso e cercheremo il canale più proficuo”.
