Lo scarabeo giapponese avanza in Valle d’Aosta e preoccupa agricoltori e viticoltori

Ieri sera a Donnas i tecnici della Regione hanno incontrato gli operatori del settore agricolo, ma anche ai cittadini interessati alla tutela degli orti familiari e del territorio.
Incontro sulla scarabeo giapponese - Relatore Eric Grange
Ambiente

La Popillia japonica continua ad avanzare in Valle d’Aosta e preoccupa sempre di più agricoltori e viticoltori della bassa Valle. Lo scarabeo giapponese, specie aliena invasiva arrivata in Europa poco più di dieci anni fa, sta mettendo sotto pressione vigneti, prati e colture agricole. Per questo l’assessorato regionale all’agricoltura e risorse naturali ha organizzato a Donnas un incontro pubblico dedicato alle strategie di prevenzione e contenimento.

La serata si è tenuta lunedì 11 maggio al salone polivalente di Donnas ed era rivolta non solo agli operatori del settore agricolo, ma anche ai cittadini interessati alla tutela degli orti familiari e del territorio. A moderare l’incontro è stata Rita Bonfanti, ispettrice dell’Ufficio servizi fitosanitari valdostano. Sono intervenuti il collega Eric Grange, ispettore fitosanitario della Regione Valle d’Aosta, e Davide Venanzio del servizio fitosanitario della Regione Piemonte. Presenti anche Anaïs Piccot, dirigente della struttura consorzi di miglioramento fondiario, consorterie e produzioni vegetali, il sindaco di Donnas Matteo Bosonin e l’assessora comunale all’agricoltura Stefania Dozio.

Foto di gruppo
Foto di gruppo

L’incontro ha registrato una elevata partecipazione, specchio della preoccupazione che anima la popolazione valdostana. Durante la serata i tecnici hanno illustrato le caratteristiche dell’insetto, le modalità di diffusione e le strategie attualmente utilizzate per limitarne l’impatto.

La Popillia japonica e i danni provocati

La Popillia japonica è un insetto invasivo inserito nell’elenco degli organismi nocivi da quarantena prioritari dell’Unione europea. La sua presenza in Europa è stata segnalata per la prima volta nel 2014 tra Piemonte e Lombardia. In seguito si è diffusa anche nel Canton Ticino e in Valle d’Aosta, dove il primo ritrovamento risale al 2020 a Cervinia.

Il coleottero si diffonde sia passivamente sia in volo. Può essere trasportato attraverso veicoli, imballaggi e piante ornamentali provenienti da zone infestate. In modo attivo riesce invece a percorrere tra gli otto e i dieci chilometri.

Il ciclo vitale dura circa un anno. Le femmine depongono le uova nei primi centimetri di terreno durante l’estate. Le larve svernano nel suolo e completano la trasformazione in adulti tra maggio e giugno dell’anno successivo.

I danni alla vegetazione sono causati soprattutto dagli adulti, che si nutrono delle foglie lasciando soltanto le nervature. La vite è una delle colture più colpite, insieme a mais, nocciolo e piante ornamentali. Pesco, susino e piccoli frutti subiscono invece danni diretti ai frutti. Le larve, invece, provocano danni al manto erboso nutrendosi delle radici e attirano animali selvatici come cinghiali, talpe e uccelli, che scavano nei prati per cibarsene.

Secondo i tecnici, stagioni particolarmente piovose e umide favoriscono la sopravvivenza delle larve e quindi l’aumento delle popolazioni nell’anno successivo.

Le zone più colpite e quelle a rischio

L’area più colpita resta la bassa Valle d’Aosta. Tra il 2023 e il 2024 la presenza dell’insetto è aumentata di circa venti volte. Negli ultimi mesi la diffusione ha interessato anche la media Valle, anche se con densità inferiori.

Dal settembre 2025 La Salle è stata inserita tra le aree infette dopo il ritrovamento di un esemplare nei pressi di un campeggio. Secondo i tecnici il trasporto tramite mezzi su ruota potrebbe avere favorito l’arrivo del coleottero.

Nemmeno le quote più elevate sono completamente al riparo. In Svizzera la Popillia japonica è stata individuata fino a 2.200 metri nel Vallese. In montagna le popolazioni risultano meno dense e i danni più contenuti, ma l’insetto riesce comunque ad adattarsi.

I primi monitoraggi della primavera 2026 sembrano indicare una diminuzione delle popolazioni rispetto all’anno precedente. I tecnici invitano però alla prudenza e sottolineano che l’evoluzione resta difficile da prevedere.

In Piemonte il Canavese è stato individuato come principale fronte di espansione per il 2026. In quest’area verranno concentrate nuove attività di monitoraggio e contenimento.

Incontro sulla scarabeo giapponese - Relatore Eric Grange - saluti del sindaco
Incontro sulla scarabeo giapponese – Relatore Eric Grange – saluti del sindaco

Come difendersi

Durante l’incontro alcuni partecipanti hanno chiesto perché in Giappone il coleottero non rappresenti un’emergenza, domandandosi se esistano organismi naturali in grado di contrastarli. “L’ecosistema giapponese è formato da tanti limitatori naturali che qui non possono essere introdotti, perché rischierebbero di creare ulteriori squilibri”, ha spiegato Davide Venanzio. “Inoltre in Giappone ci sono meno prati, ambiente particolarmente favorevole allo sviluppo della Popillia”.

Rita Bonfanti ha ricordato che esistono anche nel nostro ecosistema organismi naturali in grado di contrastare il coleottero, come nematodi entomopatogeni, ovvero vermicelli carnivori che mangiano le larve, funghi entomopatogeni dannosi per gli insetti adulti. “Servirà però tempo perché si sviluppi un equilibrio naturale capace di limitare la diffusione dell’insetto”, ha spiegato.

Il servizio fitosanitario della Valle d’Aosta ha avviato le attività di monitoraggio attraverso trappole a feromone installate nelle aree infestate e nelle zone cuscinetto, ovvero entro quindici chilometri dai focolai.

“Nel 2026 verranno posizionate circa duecento trappole Attract & Kill, reti insetticide dotate di feromone attrattivo”, ha spiegato Eric Grange. Le trappole saranno collocate vicino ai prati irrigui e lontano dalle colture agricole da proteggere, perché attirando un elevato numero di insetti si rischierebbe di danneggiare le piante circostanti.

I tecnici, infatti, sconsigliano fortemente il posizionamento di trappole all’interno di vigneti o in prossimità delle colture da tutelare, in quanto porterebbero più danni che benefici.

Secondo i tecnici non esiste una soluzione valida per ogni situazione. “La strategia deve essere contestualizzata al territorio e alla coltura che si vuole proteggere”, ha sottolineato Davide Venanzio.

Per i vigneti il problema principale è rappresentato dagli adulti che arrivano in volo. Una defogliazione tra il 25 e il 30 per cento può essere tollerata senza conseguenze produttive rilevanti. I tecnici consigliano inoltre di non eliminare le femminelle, i germogli secondari normalmente potati, così da offrire alla Popillia una vegetazione meno importante per la pianta sulla quale sfogarsi.

I trattamenti insetticidi, autorizzati dalle normative vigenti ed effettuati entro i limiti consentiti, devono essere utilizzati solo quando l’infestazione diventa significativa. La soglia indicata è tra dieci e quindici adulti per pianta, che può salire fino a trenta nei vitigni più vigorosi.

Per la viticoltura biologica le alternative restano limitate. Tra i prodotti che hanno mostrato qualche efficacia c’è il caolino, utilizzato per rendere meno appetibili le foglie, anche se la gestione resta complessa.

Nel mais viene consigliato di ritardare la semina per evitare che il ciclo della coltura coincida con quello dell’insetto. Per pesco, susino e piccoli frutti sono invece in fase sperimentale reti anti insetto, la cui efficacia è ancora in valutazione.

Le informazioni aggiornate sui monitoraggi e le comunicazioni sui comportamenti da adottare vengono pubblicate sul sito della Regione Valle d’Aosta.

In chiusura dell’incontro Stefania Dozio ha invitato cittadini e agricoltori a “seguire le indicazioni fornite del servizio fitosanitario regionale e a coordinare gli interventi lavorando in sinergia, per renderli il più efficaci possibile”.

di Diletta Peretto

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