Nemmeno la cima del Monte Bianco sfugge alla contaminazione da microplastiche. A 4.806 metri di quota, dove l’ambiente appare tra i più remoti e incontaminati delle Alpi, alcuni ricercatori hanno individuato particelle plastiche nella neve raccolta nei pressi della vetta.
La scoperta, di cui parla il portale francese Mon séjour en montagne, si inserisce in un programma di ricerca avviato nel 2019 sull’arco alpino, con l’obiettivo di comprendere meglio il trasporto atmosferico delle microplastiche e il loro impatto sugli ambienti d’alta quota.
Dopo una prima serie di campionamenti condotti in 11 laghi alpini nell’ambito del progetto Plastilac, gli stessi studiosi hanno esteso le indagini a torrenti, ghiacciai e nevai del massiccio del Monte Bianco.
Le microplastiche sono particelle di dimensioni comprese tra un micron e cinque millimetri. Possono derivare da pneumatici, imballaggi, tessuti sintetici e molti altri materiali. Proprio per la loro leggerezza, sono in grado di viaggiare per lunghe distanze spinte dal vento, raggiungendo luoghi lontani dalle fonti di emissione, dalle profondità marine fino alle montagne più alte.
Tra il 2021 e il 2022 i ricercatori hanno analizzato 18 torrenti del massiccio del Monte Bianco e hanno effettuato prelievi anche sulla parte superficiale del manto nevoso, fino a circa 20 centimetri di profondità, in prossimità della cima.
Le operazioni, particolarmente complesse a causa delle condizioni meteorologiche, dell’accessibilità e della frequentazione dell’area, sono state realizzate con strumenti metallici come carotatori, pale e piccozze. Neve e ghiaccio sono poi stati fusi in contenitori metallici e analizzati in laboratorio.
I risultati confermano la presenza di particelle plastiche anche sul Monte Bianco, sebbene in quantità inferiori rispetto ad altri siti isolati delle Alpi settentrionali oltre i 3.000 metri. Sul ghiacciaio della Grande Motte, a Tignes, per esempio, i livelli di deposito atmosferico osservati sarebbero risultati sensibilmente più elevati, fino a quattro volte superiori. Una differenza che potrebbe dipendere dalla maggiore frequentazione e dalla minore distanza da aree urbanizzate.
Nel caso della vetta del Monte Bianco, la contaminazione sembrerebbe avere soprattutto una causa locale ed essere legata alla frequentazione umana. Secondo i ricercatori, le particelle si concentrano nei punti in cui gli alpinisti appoggiano zaini o indumenti. La composizione rilevata sarebbe in prevalenza poliestere, materiale ampiamente utilizzato nei capi tecnici da montagna. Con l’usura, questi tessuti rilasciano infatti minuscole fibre sintetiche, invisibili a occhio nudo ma rilevabili attraverso analisi di laboratorio.
L’indagine evidenzia inoltre una contaminazione residua a distanza, legata probabilmente alla dispersione atmosferica delle particelle. È proprio questo ‘rumore di fondo’ della plastica diffusa che gli studiosi cercano di misurare nei siti montani più isolati, considerati laboratori naturali per capire fin dove arriva l’impatto delle attività umane.
Se qualche mese fa la Valle d’Aosta aveva osservato l’arrivo di polveri sahariane e aerosol dalla Pianura Padana, responsabili del cielo lattiginoso segnalato da Arpa, la ricerca sul Monte Bianco ricorda che a muoversi con le correnti atmosferiche non sono soltanto le polveri minerali o il particolato fine. Anche le microplastiche, quando hanno dimensioni e massa sufficientemente ridotte, possono viaggiare nell’atmosfera e depositarsi lontano dalle fonti di emissione, fino a raggiungere gli ambienti d’alta quota.

2 risposte
Se fossi un complottista potrei pensare ad una notizia buttata lì al fine di creare quella dose di allarmismo necessaria per instillare quella dose di ansia e insicurezza che, quando qualcuno un domani deciderà di venderci aria pulita, l’operazione avrà un sicuro successo.
Chi diffonde queste notizie dovrebbe avere l’obbligo morale di documentarsi a fondo per spiegarne gli effetti o astenersi dalla pubblicazione.
…e si insiste a prouovere iu combustibili fossili al posto dell’energia green. Regione, dove sei?! Valdostani, datevi da fare per il futuro di tutti.