Corruzione sotto il Cervino, 15 imputati scelgono l’abbreviato: sentenza il 21 giugno

Tra loro c’è anche il “perno” dell’inchiesta “Do Ut Des”: l’ex capo dell’ufficio tecnico di Valtournenche, Fabio Chiavazza. Niente rito alternativo, invece, per i tre soci dell’impresa edile ritenuti suoi sodali: Loreno e Ivan Vuillermin e Renza Dondeynaz.
Fabio Chiavazza.
Cronaca

A oltre un anno dall’inizio dell’udienza preliminare, prende finalmente forma lo sviluppo del procedimento scaturito dall’inchiesta “Do Ut Des” dei Carabinieri e della Procura di Aosta, riguardante una serie di episodi corruttivi con la Valtournenche come “epicentro”. Dinanzi al Gup Davide Paladino, nella mattinata di oggi, quindici dei diciotto imputati hanno infatti scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Tra loro c’è anche colui attorno al quale è ruotata l’inchiesta, l’ex capo dell’ufficio tecnico di Valtournenche Fabio Chiavazza (51 anni, Challand-Saint-Victor).

L’uomo, nella fase preliminare, aveva trascorso quasi sei mesi in carcere, rifiutando di rispondere agli interrogatori del pm Luca Ceccanti, titolare del fasciolo. Il giudice ha quindi definito il calendario delle prossime udienze, per chi ha chiesto il rito alternativo. Si continuerà il prossimo 10 maggio, per poi passare al 21, con la requisitoria del pubblico ministero. Prosecuzione quindi (con le parti civili, rappresentate dal Comune di Valtournenche e dall’Anas, e i difensori) il 27 maggio, nonché il 3, 9, 14 e 21 giugno, giorno in cui è attesa la sentenza.

Tra i reati contestati nel procedimento, a vario titolo, vi sono, in un totale di diciannove capi d’imputazione (frutto di un fascicolo di circa 12mila pagine) la concussione, la corruzione, l’abuso d’ufficio, la turbativa d’asta, il falso ideologico, l’abuso edilizio e i reati tributari. Assieme a Chiavazza, l’abbreviato è l’opzione percorsa da: Federico Maquignaz (54, Valtournenche), ex presidente della “Cervino” SpA; Cristina Camaschella (56, Antey-Saint-André), dipendente comunale a Valtournenche; gli ingegneri Corrado Trasino, Giuseppe Zinghinì (57 e 44, Aosta) e Adriano Passalenti (46, Saint-Nicolas).

Rito abbreviato anche per: i professionisti Stefano Rossi (57, Piacenza) e Rosario Andrea Benincasa di Caravacio (54, Torino); l’impresario Nicolò Bertini (35, Alagna Valsesia); gli architetti Ezio Alliod (60, Verrès) e Marco Zavattaro (51, Quart); l’artigiano Stefano Trussardi (46, Aosta); l’amministratore unico della “Ivies” Enrico Giovanni Vigna (67, Quincinetto), l’amministratore della “Chenevier” Spa Luca Frutaz (47, Aosta) e l’au della “Edilvi costruzioni” Ivan Voyat (55, Aosta).

Secondo la Procura diretta da Paolo Fortuna, il “dare e avere” in essere tra l’ex capo dell’ufficio tecnico comunale e altre figure si era tradotto nell’“addomesticamento” di gare e incarichi, non solo nell’ambito dell’amministrazione comunale (numerose le intercettazioni ambientali e telefoniche svolte dagli inquirenti), sfociando inoltre nel “patto indebito” tra Chiavazza e Maquignaz per la ristrutturazione del bar “Rocce Nere”, sulle piste di Cervinia, per cui è contestata anche la violazione del testo unico sull’edilizia.

Discuteranno, invece, l’udienza preliminare (che potrà quindi concludersi, per loro, con il rinvio a giudizio, oppure con una sentenza di “non luogo a procedere”) i tre soci dell’impresa di Challand-Saint-Victor “Edilvu”: Loreno Vuillermin (69), Ivan Vuillermin (45) e Renza Dondeynaz (65). Nei loro confronti, secondo l’accusa, Chiavazza si sarebbe maggiormente “adoperato”, adottando i procedimenti amministrativi “creativi” riscontrati dai militari della Compagnia di Saint-Vincent/Châtillon, e venendo ricompensato con oltre 50mila euro. A far partire l’inchiesta erano state anche le rivelazioni dell’impresario Enrico Goglio, riguardanti il “taglieggiamento” subito dal funzionario comunale.

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