Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 26 Luglio 2019 9:46

Criminalità, andranno allo tsan i beni confiscati a Challand-Saint-Victor

Aosta - A spiegarlo è il sindaco Michel Savin. Il tema degli immobili confiscati alla criminalità è stato sollevato oggi in Consiglio Valle da un’interpellanza di Manuela Nasso (M5S): in Valle sono 31 i beni cui son stati “posti i sigilli”.

Sono destinati a diventare la sede delle quattro squadre di Tsan di Challand-Saint-Victor i primi immobili assegnati ad un comune valdostano dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). A spiegarlo è il sindaco del Comune, Michel Savin, che aggiunge trattarsi di un terreno e di uno stabile su tre piani, attribuiti alla municipalità nel 2016.

I proprietari, racconta il primo cittadino, non si erano mai visti in paese e l’Agenzia, dopo la loro condanna, “ci ha scritto segnalandoci la confisca e chiedendoci di esprimerci sulla destinazione: generalmente al Comune o allo Stato”. “Abbiamo accettato – continua il Sindaco – e, vista la natura ibrida degli immobili situati in frazione Verval (non erano stati abitati), è stato finanziato un progetto di ristrutturazione, per un totale di circa 130 mila euro”.

I lavori dovrebbero concludersi tra dicembre e gennaio prossimi e l’idea è, in una logica di assegnazione ad un soggetto radicato nel comune, che vadano alle squadre di Tsan del paese. Nel seminterrato dello stabile troverà posto il laboratorio per gli attrezzi, mentre ad ognuno dei piani superiori, delle sale e i servizi. La metratura non è particolarmente elevata, segnala Savin, un centinaio di metri quadrati e anche il terreno circostante si esaurisce parcheggiando alcuni veicoli.

Il tema dei beni confiscati al crimine organizzato in Valle è stato trattato oggi, giovedì 25 luglio, in Consiglio Valle, a seguito di un’interpellanza della consigliera Manuela Nasso (M5S), che ha chiesto quali fossero “lo stato e l’uso” del patrimonio di trentun beni confiscati in Valle d’Aosta, domandando poi “quali siano i criteri per la sua restituzione alla collettività”, nella prospettiva di “trasformare questi ex-presidi di malaffare in occasioni di riscatto civile e sociale”.

Rispondendo, il presidente Antonio Fosson ha spiegato che gli immobili di Challand-Saint-Victor sono gli unici per ora già assegnati nella nostra regione dall’ANBSC, competente per la loro gestione. In Valle sono poi stati “messi i sigilli”, ha continuato il capo dell’Esecutivo, a “quattro terreni agricoli, due appartamenti e tre autorimesse nel comune di Quart, due magazzini siti nel comune di Aosta e un’autorimessa a Charvensod, oltre ad altri due alloggi, sempre a Quart (confiscati solo per 1/7, quindi non presi in gestione)”.

Si tratta, in questo caso, delle proprietà riconducibili a Giuseppe Nirta (alcuni dei quali intestati a parenti), di cui il Tribunale di Aosta aveva convalidato il sequestro, su richiesta della Procura, nel 2013, quale misura di prevenzione dopo l’arresto dell’uomo cinque anni prima, per narcotraffico internazionale. Parte di quegli stabili, malgrado la confisca (appellata dai suoi legali fino alla Cassazione, che aveva rigettato definitivamente nel 2015), erano tornati nella disponibilità del comune, e quindi trasferiti all’Agenzia, solo nel 2017.

“Sono inoltre presenti – ha proseguito Fosson – un appartamento e tre autorimesse a Valtournenche e un appartamento, un’autorimessa e due cantine a Courmayeur: su questi beni non abbiamo però ricevuto comunicazioni dall’Anbsc. Non è stato poi possibile reperire notizie su un terreno a Gaby e un’azienda del settore costruzioni”. Quanto ai criteri dell’assegnazione, agli enti locali o ad attività statali, “sono stabiliti dall’agenzia”.

Nella sua replica, la consigliera Nasso ha sottolineato che “sarebbe necessario avere dati più aggiornati rispetto a quelli presentati” e che, riguardo i beni “sarebbe stato opportuno organizzare dei momenti di forte pubblicità”, perché “quando vince la legalità sulla mafia è un momento importante e dobbiamo farlo sapere a tutti i valdostani”. Peraltro, “i fatti di questo periodo ci spingono più che mai ad essere attenti a questo tipo di dinamiche, per rendere evidente come questi beni vengano restituiti alla collettività”.

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