Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 25 Febbraio 2021 12:19

La Corte costituzionale boccia la legge regionale sulle riaperture

La Consulta accoglie anche nel merito l'impugnativa dello Stato contro la legge 11/2020 sulle riaperture. L'udienza si era tenuta ieri, martedì 23 febbraio.

Il Palazzo della Corte Costituzionale

Dopo la sospensiva, la Corte Costituzionale accoglie anche nel merito l’impugnativa dello Stato contro la legge regionale 11/2020 sulle riaperture.  La discussione del ricorso è avvenuta ieri, martedì 23 febbraio.

“La Corte   – spiega una nota – ha ritenuto che il legislatore regionale, anche se dotato di autonomia speciale, non può invadere con una sua propria disciplina una materia avente ad oggetto la pandemia da Covid-19, diffusa a livello globale e perciò affidata interamente alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, a titolo di profilassi internazionale”.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane.

Poco prima della caduta del Governo Conte, l’ex Ministro agli Affari regionali Francesco Boccia aveva annunciato la volontà di ritirare l’impugnativa a fronte di un confronto con la Regione su eventuali modifiche alla normativa.

“Prendiamo atto della sentenza annunciata dalla Corte Costituzionale – commenta il Presidente della Regione Erik Lavevaz – nell’attesa di leggerne le motivazioni e di conoscere quali articoli abbiano superato il vaglio di costituzionalità; rimane il rimpianto che l’annunciata rinuncia all’impugnativa da parte statale si sia persa nel cambio di Governo a Roma. In questi mesi la Valle d’Aosta ha raggiunto risultati eccezionali nella limitazione della diffusione della pandemia: ribadiamo che la legge 11 aveva lo scopo di adattare le indicazioni nazionali per la gestione dell’emergenza sanitaria alle peculiarità del territorio valdostano, come abbiamo dimostrato con l’azione di questi mesi. Mettiamo al primo posto la salute dei valdostani, rivendicando però il nostro diritto a costruire un’azione efficace per la nostra realtà: ed è quello che continueremo a fare, con attenzione e responsabilità”.

Il 14 gennaio la Consulta accoglie, per la prima volta nella sua storia, la richiesta di sospensiva

La legge regionale sulle riaperture di varie attività, approvata dal Consiglio Valle lo scorso 9 dicembre, aveva smesso di avere effetti già il 14 gennaio scorso, quando la Consulta aveva accolto, per la prima volta nella sua storia, la richiesta di sospensiva, in via urgente, avanzata dal Governo all’atto dell’impugnazione del provvedimento.

Come spiegava l’ordinanza “la legge regionale impugnata, sovrapponendosi alla normativa statale, dettata nell’esercizio della predetta competenza esclusiva, espone di per sé stessa al concreto e attuale rischio che il contagio possa accelerare di intensità, per il fatto di consentire misure che possono caratterizzarsi per minor rigore; il che prescinde dal contenuto delle ordinanze in concreto adottate”. In particolare “le modalità di diffusione del virus Covid-19 rendono qualunque aggravamento del rischio, anche su base locale, idoneo a compromettere, in modo irreparabile, la salute delle persone e l’interesse pubblico ad una gestione unitaria a livello nazionale della pandemia, peraltro non preclusiva di diversificazioni regionali nel quadro di una leale collaborazione”.

L’udienza di discussione dell’istanza cautelare si era svolta, a Roma, dinanzi al giudice costituzionale Augusto Barbera, professore emerito di diritto costituzionale, eletto dal Parlamento. La Regione, che attraverso la Giunta presieduta da Erik Lavevaz aveva deciso di costituirsi nel giudizio di legittimità, era rappresentata dal professor Francesco Saverio Marini.

Secondo l’allora esecutivo guidato da Giuseppe Conte, la richiesta di sospensiva era giustificata dal fatto che la legge regionale introduceva “misure ampliative e derogatorie rispetto al quadro regolatorio nazionale, in un contesto di grave e preoccupante innalzamento della curva del contagio, unita ai rischi di esternalità negative per l’intero sistema sanitario nazionale, ancor più gravi in caso di emulazione da parte di altre regioni”.

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