‘Ndrangheta, l’avvocata Bagalà resta ai domiciliari: il Riesame respinge il ricorso

Respinta, dopo l’udienza di ieri, la richiesta di revoca dell’arresto della libera professionista residente ad Aosta, indagata per concorso esterno in associazione di tipo mafioso nell’operazione Alibante della Dda di Catanzaro.
L'avvocata Maria Rita Bagalà
Cronaca

Resta in arresto Maria Rita Bagalà, l’avvocata 52enne ai domiciliari dallo scorso 3 maggio per concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, dopo l’udienza tenutasi ieri, martedì 8 maggio, ha rigettato il ricorso con cui il difensore della donna, il legale Mauro Murone, chiedeva la revoca della misura cautelare. Per Bagalà, residente ad Aosta da tempo, erano scattate le manette nell’operazione Alibante della Dda diretta da Nicola Gratteri e dei Carabinieri, finalizzata a stroncare la cosca di ‘ndrangheta che, secondo gli inquirenti, era capeggiata da suo padre Carmelo (80 anni).

Il difensore ha già annunciato l’intenzione di impugnare l’esito sfavorevole dinanzi alla Corte di Cassazione. L’udienza di riesame era in programma, assieme a quelle di altri indagati, per la scorsa settimana, ma un problema di notifica l’aveva fatta slittare a ieri. Nell’impostazione dell’accusa, Maria Rita Bagalà era la “mente legale” del sodalizio criminale, ruolo che interpretava in particolare occupandosi “in prima persona ed in maniera occulta” della società “Calabria Turismo Srl”, ritenuta la “cassaforte” della cosca.

L’ordinanza di cattura del gip Matteo Ferrante, che ha fatto emergere l’indagine, disponeva misure cautelari nei confronti di 19 persone. Nel proporre l’istanza di riesame, l’avvocato Murone vedeva, nelle 433 pagine del provvedimento, “tanti motivi di riflessione”, a partire dalla riqualificazione – operata dal giudice – dell’accusa in concorso esterno, “rispetto alla prospettazione originaria” della Procura distrettuale, che era di partecipazione organica alla cosca. Una modifica che, agli occhi dell’avvocato, restringeva il perimetro delle contestazioni alla presunta “intestazione fittizia di beni”.

Una impostazione che il Tribunale del Riesame non ha però condiviso. Ad oggi, tutte le opposizioni alle misure cautelari depositate dagli indagati sono state respinte. Sono state così confermate, in due tornate di decisioni, la custodia in carcere per sei persone (ma la figura cardine dell’inchiesta, Carmelo Bagalà, non si è rivolto al riesame) e la detenzione domiciliare per altre sette (solo in un caso, con un annullamento parziale relativo ad un episodio di estorsione aggravata).

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