Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 21 Aprile 2021 9:10

Omicidio di Aosta, gli inquirenti continuano a cercare la soluzione al caso

Aosta - La Squadra Mobile, da domenica, indaga sulla morte di Raluca Elena Serban, 32enne trovata morta in un alloggio di Aosta con una profonda ferita alla gola. L'autopsia della vittima verrà condotta congiuntamente con la Polizia scientifica.

Elena Raluca SerbanRaluca Elena Serban, vittima dell'omicidio.

Cautela e rigoroso riserbo, come dall’inizio delle indagini, ma anche misurato ottimismo. E’, in poche parole, lo stato d’animo degli investigatori che, dalla mattina di domenica scorsa, 18 aprile, sono al lavoro sull’omicidio di Raluca Elena Serban, la 32enne di origini romene trovata senza vita in un alloggio di Aosta. Nelle ultime ore, negli uffici della Squadra Mobile la concitazione è andata crescendo, segno dell’affiorare di elementi di concretezza per la soluzione del rebus rappresentato dalla morte della donna, che giaceva riversa nel bagno dell’abitazione con una profonda ferita alla gola.

L’omicida, che Raluca Elena conosceva, o comunque aspettava, visto che la porta era chiusa senza mandata e nella casa non c’erano segni di colluttazione, ha portato via non solo l’arma utilizzata per ferirla fatalmente, con tutta probabilità un coltello, ma anche lo smartphone e un tablet della vittima, per rendere agli inquirenti – coordinati dal pm Luca Ceccanti, ininterrottamente sul caso da domenica assieme al procuratore capo Paolo Fortuna – più arduo ricostruire nell’immediato le ultime ore di vita.

La 32enne è stata vista l’ultima volta viva all’ora di pranzo di sabato 17 e, secondo i primi riscontri del medico legale, la morte risalirebbe tra il pomeriggio e la serata dello stesso giorno. Mancando all’appello i dispositivi elettronici che ormai fanno da “scatola nera” delle vite di ognuno, gli investigatori diretti dal commissario capo Francesco Filograno hanno basato le loro prime analisi sulle immagini della videosorveglianza (ci sono telecamere anche nel palazzo, oltre che in strada) e sull’analisi telefonica.

Sul versante degli accertamenti tecnici, sarà disposta nelle prossime ore l’autopsia sul corpo della donna. Per contestualizzarne l’esito anche alla luce di quanto emerso nell’esame della scena del delitto, la scelta è che venga condotta congiuntamente dal medico-legale incaricato dalla Procura e dagli esperti della Polizia scientifica. Questi ultimi sono stati a lungo domenica, ma tornandoci anche lunedì, nel condominio di viale dei Partigiani, dove Raluca Elena si era trasferita da circa tre settimane, affittando l’alloggio.

La vittima dell’omicidio risultava residente a Lucca, città che ha lasciato attorno al 2015, trascorrendo periodi in altre località italiane ed europee. Il profilo della giovane, che non presentava un’occupazione stabile, e i primi accertamenti hanno condotto gli inquirenti a sondare il mondo delle escort. La famiglia di Raluca Elena è originaria di Galati, nell’est del paese, vicino al confine con Moldavia e Ucraina. In Romania, a quanto ricostruito dagli inquirenti, vive il fidanzato della 32enne, che non risulta essersi spostato.

Nella cittadina toscana abitano invece la sorella Aleksandra Ada (nota perché lavora da anni in un bar del centro) e la mamma Mariana. Sono entrambe ad Aosta da domenica, arrivate nel capoluogo dopo aver guidato nella notte, spaventate dall’assenza prolungata di risposte ai loro messaggi da parte della parente. Non avendo ricevuto risposta alla porta di casa hanno chiamato i Vigili del fuoco e l’accaduto si è palesato una volta che la squadra è entrata nell’alloggio, passando da una finestra. La Mobile ha sentito Aleksandra Ada nell’imminenza dei fatti.

La madre di Raluca Elena da ieri mattina ha il profilo Facebook tinto dai colori del lutto, con le immagini di copertina e della testata completamente nere, sostituite nella mattinata di ieri. Un messaggio di profondo dolore, al quale fanno eco i commenti di condoglianze di numerose persone, che s’incarica anche di ricordare al resto del mondo come l’arbitrio sia l’essenza della vita di ognuno, ma la morte provocata da altri non ha ragion d’essere. La Polizia continua a cercare la risposta.

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