I giudici del Tribunale del Riesame hanno respinto la maggior parte delle richieste di dissequestro avanzate dagli indagati nell’inchiesta su un presunto meccanismo di riciclaggio e corruzione legato al Casinò di Saint-Vincent. Da quanto si apprende, solo alcune istanze presentate da soggetti con ruoli secondari sono state accolte.
Nei giorni scorsi, i finanzieri incaricati delle indagini hanno proceduto al sequestro di somme e beni dai conti correnti degli indagati, per un valore complessivo di circa cinque milioni di euro.
Dallo scatolone alla cassaforte: le strade del contante per arrivare al Casinò
3 dicembre 2025
Nell’inchiesta su riciclaggio e corruzione al Casinò di Saint-Vincent, incrociando le intercettazioni telefoniche e video agli esiti di alcuni pedinamenti, i finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria sono arrivati ad ottenere l’esatto “film” di alcuni episodi. Uno di questi salta agli occhi degli inquirenti per il deposito, nella casa da gioco, di una ingente somma di contante, ritenuta di dubbia provenienza. Ad agevolarlo, agli occhi degli inquirenti, è il direttore dell’ufficio cambio e fidi del Casinò, Augusto Chasseur Vaser, 51 anni di Arnad, tra i 33 coinvolti nell’inchiesta.
Ascoltando le conversazioni telefoniche di uno dei “porteur” indagati, il 50enne foggiano Antonio Fiocca, i militari annotano il riferimento del suo interlocutore ad una “consegna di funghi” da parte di un’altra persona. Per i finanzieri è una gergalità atta a celare il passaggio di mano di contanti e non avviene per caso: siamo nell’imminenza del weekend tra il 9 e il 10 novembre 2024, quando al Casinò è in calendario un gala.
La mattina del 7 novembre, l’interlocutore di Fiocca lo richiama e gli riferisce di essere in procinto di partire, dalla Puglia, per Saint-Vincent. In tarda serata, le “Fiamme gialle”, quand’è in procinto di uscire al casello di Saint-Vincent, lo fermano per controllarlo. L’uomo al volante dice ai militari di non avere stupefacenti e di essere diretto al Casinò. Sostiene di trasportare una somma che indica prima in 10mila euro, poi corregge in 40mila.
Dal bagagliaio dell’auto “spuntano” diverse borse e sacche, contenenti banconote di diversi tagli. In caserma, il conto finale si attesta a poco più di 267mila euro. Ritenendo incompatibile l’importante somma con le condizioni patrimoniali del fermato, i finanzieri – coordinati nell’inchiesta dal pm Francesco Pizzato – sequestrano la somma. Il mancato arrivo al Casinò del “trasportatore” però, rilevano gli investigatori, inquieta Fiocca, che arriva a chiamare Polizia stradale e vari ospedali per sincerarsi di eventuali incidenti stradali.
Sono le 4 dell’8 dicembre quando l’uomo fermato con il denaro, appena uscito dalla caserma della finanza di Aosta, lo ricontatta. Gli spiega l’accaduto e, sempre mentre i militari ascoltano, di aver dichiarato trattarsi di soldi suoi, frutto di “Gratta e vinci” fortunati. La scena successiva del “film”, osservata dai finanzieri, è nell’ufficio di Chasseur Vaser, che rivela a un collega dell’operazione della Guardia di finanza.
Nel funzionario del Casinò, osservano i finanzieri, c’è preoccupazione. Lo dimostrerebbe, tra l’altro, il fatto che, a seguire, svuota parzialmente la cassaforte nel suo ufficio, presumibilmente nel timore di eventuali perquisizioni all’interno del Casinò. Il denaro da lì prelevato viene portato fuori dall’ufficio in due soluzioni da un collega di Chasseur, che verosimilmente lo deposita nell’ufficio cassa della casa da gioco e consegna al collega funzionario fiches di pari valore, per provvedere nell’evenienza di cambi.
Quella sera, inoltre, Fiocca si reca dal Direttore dell’Ufficio fidi. Il “porteur”, nel dialogo intercettato, esprime disappunto per il sequestro, con il funzionario che avrebbe lasciato trasparire preoccupazione, perché quel denaro sarebbe servito, tra l’altro, a sanare le posizioni di alcuni clienti di Fiocca, garantite fino a quel momento con assegni.
Il denaro viene dissequestrato il 3 dicembre. La mattina dopo avviene la restituzione alla persona che lo trasportava, fermata in uscita dall’autostrada. Fiocca, rilevano gli inquirenti, la attende nel parcheggio accanto alla caserma di Aosta e, poco dopo, telefona a Chasseur Vaser, affermando di volergli consegnare il contante. Il funzionario spiega di non essere al lavoro, ma manifesta disponibilità all’incontro, che avviene poco lontano dal casello autostradale di Pont-Saint-Martin, ancora una volta sotto gli occhi – a distanza di sicurezza – delle “Fiamme gialle”.
La scena cui i militari assistono è tutta legata al cartone in cui si trovano i soldi dissequestrati. Passa dal bagagliaio dell’auto all’abitacolo e lo stesso fa una busta vuota arancione con il marchio di Hermès. Le due persone a bordo, poi, scendono. Una ha in mano il cartone accartocciato e l’altra l’involucro grifato, che ora appare però pieno e pesante. Quest’ultima finisce nel bagagliaio della vettura del funzionario. Dopo i saluti, le auto si allontanano in direzioni opposte.
Chasseur Vaser, ricostruiscono i finanzieri, si reca al Casinò. Le intercettazioni video lo mostrano entrare nell’ufficio con la busta coperta da due giacche e captano la confidenza che fa a due dipendenti, sul trattarsi dei soldi appena dissequestrati. Serviranno, emerge anche in questa circostanza, a chiudere le posizioni di alcuni clienti.
La sera dell’8 dicembre, nell’ufficio del funzionario, presente pure l’altro funzionario indagato nell’indagine (il direttore del marketing Cristiano Sblendorio), il denaro viene contato. La “sequenza” osservata dai finanzieri si chiude con una nuova visita, nell’ufficio del funzionario, del “porteur” Fiocca, per interloquire sulle posizioni da definire attraverso il contante e con Chasseur Vaser che, rimasto solo, estrae dalla cassaforte nel suo ufficio banconote quantificate in 50mila euro.
Soldi che il funzionario, annotano gli investigatori, nasconde addosso a sé, per poi uscire dall’ufficio e depositarle, senza farsi vedere, all’ufficio cassa del Casinò. Un episodio che, evidenziato dalla Procura nel richiedere al Gip il sequestro scattato nella mattinata di ieri, viene ritenuto esemplificativo di una dinamica di ingresso nella Casa da gioco di contante dalla provenienza incerta. Aspetti su cui, assieme alle conversioni di fiches e alla disposizione di bonifici ritenuti dagli inquirenti in violazione delle norme sul tetto ai contanti e antiriciclaggio (e frutto di ipotesi corruttive), l’inchiesta continua.
Fiches e fatturato: cosa c’è nell’inchiesta della Procura sul riciclaggio al Casinò
2 Dicembre 2025 – Ore 17.26
Riciclaggio e corruzione. Sono i due filoni dell’inchiesta, non ancora chiusa, della Procura di Aosta che coinvolge due funzionari del Casinò de la Vallée e che dalle prime ore di oggi, ha visto oltre 150 finanzieri eseguire decine di perquisizioni, in diverse regioni d’Italia, per dare attuazione ad un sequestro da oltre 5 milioni di euro disposto dal Gip del Tribunale di Aosta. Sono 33, al momento, gli indagati: oltre ai due dipendenti della casa da gioco, imprenditori e amministratori (di diritto e di fatto) di società, ma anche dei presunti “faccendieri”.
In principio era una fattura
Le indagini prendono il via nell’autunno 2023, ma è alla fine della primavera dell’anno dopo che entrano nel vivo. Seguendo le tracce di quelle che ritengono movimentazioni anomale di denaro alla casa da gioco, i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Aosta arrivano ad una società piemontese, la Rigenera Italia Srl. Formalmente è attiva nello stoccaggio di materiali ferrosi, ma per gli inquirenti non si tratterebbe di altro che di una “cartiera”: nessun conferimento di metalli e un magazzino sostanzialmente inutilizzato.
Tuttavia, l’azienda risulta emettere fatture nei confronti di altre due società piemontesi: la Metalfer Srl e la Italfibre Srl, considerate, stando alle investigazioni, sane, ma compiacenti. Le fatturazioni sarebbero infatti false, perché relative ad operazioni inesistenti, e avrebbero costituito il sistema portante di un collaudato meccanismo finalizzato al riciclaggio di denaro.
Approfondendo l’attività, le “Fiamme gialle” arrivano a contare – tra il 2023 e il 2024 – 141 emissioni di fatture di Rigenera (curate, per le risultanze investigative, dall’amministratore di fatto, Mariano Rossi di San Mauro Torinese, assieme a due collaboratrici) nei confronti della Metalfer (per oltre 3 milioni di euro) e 120 documenti all’ordine di Italfibre (per 574mila euro). Le due destinatarie, una volta ricevute le fatture (in un regime di trasferimento del pagamento dell’IVA al cliente), le integravano o emettevano autofatture per il calcolo dell’imposta, quindi le saldavano tramite bonifico.
Un passaggio che, secondo gli inquirenti, concretizzava il concorso delle due aziende nelle ipotesi di falsa fatturazione e falsa dichiarazione (risultano indagati i rispettivi legali rappresentanti, Riccardo Castagna per Metalfer Srl ed Eligio Boscaro per Italfibre Srl). Allo stesso tempo, nella ricostruzione d’accusa, da qui partiva il percorso che portava alla materiale “ripulitura” del denaro. Una strada che portava alla media Valle.
Le operazioni al Casinò
Gli incassi delle fatture sarebbero stati quindi trasferiti, con bonifici e assegni circolari, ad un 49enne del cuneese, Massimo Martini, anch’egli indagato. A suo carico gli investigatori hanno raccolto indizi dell’attività da “monetizzatore”, attuata al Casinò di Saint-Vincent. E’ qui che nell’inchiesta entrano i due funzionari che, per gli inquirenti, avrebbero strumentalizzato la loro funzione: il direttore dell’ufficio cambio e fidi, il 51enne di Arnad Augusto Chasseur Vaser, e il direttore dell’ufficio marketing, il 59enne aostano Cristiano Sblendorio.
Entrambi avrebbero ricevuto somme in contanti (sono documentati più episodi, con importi da 1000 euro o inferiori) da Martini. In cambio, sostengono gli inquirenti, Chasseur Vaser avrebbe facilitato il cambio degli assegni presentati da Martini (intestati a lui o a persone di sua fiducia), in violazione delle norme antiriciclaggio e senza effettuare segnalazioni di operazioni sospette.
Sblendorio, per parte sua, avrebbe consentito a Martini di fruire dei benefit previsti per i clienti di categoria Vip, tra i quali la possibilità di soggiornare gratuitamente al “Billia”, nonché di accedere alle sale e frequentare liberamente i tavoli da gioco. Nell’indagine, che ha visto il ricorso ad intercettazioni telefoniche, video e telematiche, è finita anche una telefonata dell’agosto 2024 in cui il funzionario giunge a minacciare le dimissioni quando l’amministratore unico Rodolfo Buat gli comunica la volontà di inibire Martini dall’accesso alla Casa da gioco.
Le strade del denaro
La ricostruzione del flusso del denaro operata dai finanzieri prosegue con Martini che, cambiate le fiches ricevute in precedenza (simulando, cioè, una vincita ai tavoli), dopo averne trattenuto una quota, restituisce il contante “ripulito” al vertice di Rigenera Italia Srl. Da qui, dopo aver “scalato” un’ulteriore ”commissione”, i soldi sarebbero tornati, attraverso persone di fiducia, alle società destinatarie delle fatture iniziali. Queste, sostiene la Procura, ne avrebbero tratto un doppio beneficio: in prima battuta la possibilità di detrarre fiscalmente l’imposta di cui alle false fatturazioni e, in seguito, di garantirsi liquidità costante tramite il “ritorno” del contante.
I cambi “leggeri”
Incastrando le tessere di questo mosaico, i finanzieri hanno messo a fuoco anche altri episodi di presunta corruzione del Direttore dell’Ufficio cambio e fidi, da parte di una ventina di imprenditori (alcuni direttamente, altri tramite ulteriori “faccendieri”). In particolare, anche attraverso le intercettazioni negli uffici della casa da gioco, gli inquirenti addebitano a Chasseur Vaser di aver sia ricevuto somme ingenti di contanti (anche superiori ai 100mnila euro) e consegnato fiches (che poi, nuovamente cambiate, sono state oggetto di bonifici), sia l’opposto
Tutte operazioni che, nella ricostruzione della Procura, sarebbero state remunerate con somme di denaro o fiches e si caratterizzerebbero per la totale inosservanza del tetto di 5mila euro per le operazioni in contanti e, quindi, per la violazione delle norme antiriciclaggio. In questo filone, a Sblendorio viene addebitato di aver alterato, “gonfiandoli” artificiosamente, i proventi destinati ad un “porteur” (un procacciatore di clienti) – il 50enne foggiano Antonio Fiocca – che sarebbe stato in realtà il “faccendiere” di alcuni imprenditori. In cambio, al funzionario si contesta di aver ricevuto denaro e due vacanze in Calabria.
Le anomalie agli occhi degli inquirenti
Durante l’inchiesta, coordinata dal pm Francesco Pizzato, gli inquirenti hanno osservato quelle che considerano vere e proprie anomalie. Nel triennio dal 2022 al 2024, dalla casa da gioco non sarebbero giunte più di 130 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. Un numero ritenuto esiguo e che, soprattutto, agli occhi degli investigatori, non si sarebbe tradotto in interventi di riduzione del rischio di riciclaggio. Inoltre, la magistratura annota un anomalo rapporto tra “porteur” e dirigenti della casa da gioco finiti nell’inchiesta.
Anche da qui, il sequestro scattato stamane – chiesto dalla Procura al Tribunale sulla base delle risultanze investigative – relativo alle somme presunto oggetto di riciclaggio e ai “compensi” che sarebbero stati riconosciuti ai due funzionari indagati. La domanda che spicca, tuttavia, è come, nel periodo delle indagini, un funzionario sia potuto arrivare a cambiare in fiches contanti per circa 7 milioni di euro (circostanza annotata nell’ordinanza del Gip) restando al di fuori dei controlli previsti. L’inchiesta prosegue per verificare eventuali altri episodi, ma anche per trovare una risposta.
Riciclaggio al Casinò di Saint-Vincent, 33 indagati: sequestrati oltre 5 milioni di euro
2 Dicembre 2025 – Ore 9.57

Sono 33 gli indagati nei confronti dei quali è stata spiccata dal Gip del Tribunale un’ordinanza di sequestro per oltre 5 milioni di euro, eseguita, dalle prime ore di oggi, martedì 2 dicembre, dalla Guardia di finanza. I reati contestati, nell’ambito di un’indagine della Procura di Aosta, sono – a vario titolo – l’associazione a delinquere, il riciclaggio, l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, la ricettazione e la corruzione di incaricato di pubblico servizio.
Le perquisizioni, che hanno coinvolto oltre 150 finanzieri, sono scattate in Valle d’Aosta, in Piemonte, Lombardia, Toscana, Molise, Sicilia, Calabria, Liguria, Puglia, Campania e Lazio. Obiettivo, mettere i sigilli su contanti, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili sino a raggiungere l’ammontare di oltre 5 milioni di euro che, stando all’inchiesta, rappresenterebbe provento di attività criminosa.
I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Aosta, ricorrendo anche a intercettazioni telefoniche, ambientali, video e telematiche, hanno raccolto elementi che corroborano l’esistenza di un sodalizio criminale impegnato nel riciclaggio di denaro. Le somme sarebbero, nell’impostazione accusatoria, il frutto di illeciti fiscali ricondotti a tre società operanti in Piemonte ed attive nel commercio di materiale ferroso.
In sostanza, le aziende, principalmente attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, avrebbero ottenuto un’indebita detrazione di imposte e costi fittizi finalizzati ad abbattere l’utile di impresa e a “drenare” fondi dai conti delle stesse. Al riguardo, i finanzieri hanno ricostruito, per gli anni 2023 e 2024, da parte delle ditte coinvolte, l’emissione e l’utilizzo di fatture false per oltre 3 milioni di euro.
Il meccanismo messo a fuoco dalle “Fiamme gialle” prevedeva che, una volta incassata una fattura falsa, l’importo venisse trasferito sui conti personali di uno degli indagati. Costui si sarebbe quindi occupato di riciclarlo alla casa da gioco di Saint-Vincent, contando sulla presunta infedeltà di due funzionari ed ottenendo così somme in contanti o “fiches” da restituire alle società che avevano incassato le fatture, arrivando così alla “ripulitura” del denaro.
In particolare, dall’inchiesta è emersa la condotta di uno dei funzionari della casa da gioco. Per gli inquirenti, in qualità di incaricato di pubblico servizio e, in cambio di un compenso di volta in volta concordato, avrebbe ricevuto da numerosi giocatori provenienti da ogni parte d’Italia, somme di denaro ingenti. All’interno del suo ufficio, sarebbero state convertite in “fiches” o strumenti finanziari tracciabili, simulando vincite, in realtà mai avvenute, e celandone, in tal modo, anche l’eventuale origine illecita.

10 risposte
Ripeto: chiusura
I casinò servono a questo fin dagli anni ’70. Poi ogni tanto si fa finta di indignarsi per aver scoperto l’acqua calda
Questi soldi mai entrati al casinò fanno parte del bilancio?
Questo è solol’inizio perchè se qualcuno andrà a scavare meglio capirà che è solo la punta dell’iceberg riguardo al malaffare che ha caratterizzato tutta la fase del concordato e che se fosse emerso avrebbe portato alla chiusura della Casa da gioco…
togliere l’accento mi sembra il minimo.
Rien ne va plus
pulizia va sempre bene
chi ha aiutato il crimine va condannato
inoltre mi preoccuperei di più delle società in cui non viene mai beccato nessuno
Facciamo di ogni erba un fascio?
Si colpiscono i dipendenti infedeli e si va avanti oppure Lei è un’altro di quelli che rosica di non essere entrato per lavorarci??
Chiudetelo
Ma no Luciano. Stia calmo .