Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 17 Gennaio 2020 17:37

Scioglimento dei Comuni per mafia, numeri record negli ultimi due anni

Aosta - Mentre Aosta e Saint-Pierre aspettano di conoscere la decisione che li riguarda, i dati a livello nazionale restituiscono il cambio di rotta dei boss. Basta sangue, avanti con l’infiltrazione silenziosa. E nel caso valdostano, c'è un aspetto a dir poco paradossale.

Mentre Aosta e Saint-Pierre attendono di conoscere se il Ministero degli Interni disporrà, o meno, il loro scioglimento per condizionamento mafioso, uno sguardo ai dati a livello nazionale permette di cogliere quanto e come il crimine organizzato abbia cambiato pelle negli ultimi anni. Nel 2018 sono stati 23 gli scioglimenti di enti locali decretati dal Presidente della Repubblica (a seguito di deliberazione del Consiglio dei Ministri), passati lo scorso anno a 21.

Numeri tra i più alti dal 1991, anno in cui hanno avuto inizio i commissariamenti. Considerando anche i decreti di proroga relativi ad amministrazioni già interessate dal provvedimento, significa che oggi in 45 Comuni d’Italia non governano Sindaco o Giunta, perché le Commissioni di accesso antimafia hanno riscontrato il loro assoggettamento agli interessi mafiosi, ma un Commissario. Guardando poi all’insieme degli enti interessati, su 66 è piovuto più di un decreto, perché le vecchie abitudini sono dure a morire.

Il cambio di rotta

I boss hanno mutato strategia. Stop alla violenza, avanti con il perseguimento dei propri interessi direttamente dall’interno delle strutture pubbliche. Lotta allo Stato, da dentro lo Stato. Basta bombe (non a caso il “record” di commissariamenti, 34, è del 1993, anno delle ultime stragi di Cosa Nostra), è l’ora del fatturato.

L’infiltrazione silente non dà peraltro nell’occhio, basta trovare Sindaci, Assessori, Consiglieri (o dirigenti) pronti all’“aiutino”, in caso di appalti od altre decisioni. Se per funzionari e dipendenti la moneta di scambio è l’utilità (denaro, ma non solo), nel caso dei politici, il terreno d’incontro per eccellenza è il sostegno elettorale non proprio disinteressato: io ti consento l’elezione, tu te ne ricorderai a tempo debito.

La Valle non fa eccezione

È lo scenario che emerge dall’inchiesta Geenna, sulla presenza della ‘ndrangheta in Valle: due ex assessori di Aosta e Saint-Pierre, Marco Sorbara e Monica Carcea, avrebbero fornito alla “locale” che si sarebbe spesa per farli votare informazioni sui procedimenti amministrativi, o su questioni legate all’attività degli enti in cui sedevano. Per gli inquirenti, un terzo politico, il consigliere comunale aostano sospeso Nicola Prettico, era addirittura partecipe all’associazione criminale.

Nei due municipi sono così arrivate, nell’ aprile 2019, le Commissioni di accesso antimafia. Hanno lavorato per sei mesi, presentando le conclusioni delle loro ispezioni al Presidente della Regione, allora Antonio Fosson, nelle sue funzioni prefettizie. Questi, dopo la valutazione da parte del Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica allargato al procuratore capo Paolo Fortuna, ha relazionato al Ministro Luciana Lamorgese e la decisione è attesa prossimamente.

Pochi i ricorsi accolti

Di norma – come è accaduto ancora di recente per San Giorgio Morgeto, in Calabria, di cui il Consiglio dei Ministri ha votato lo scioglimento nel periodo di Natale, dopo che le ispezioni erano scattate per episodi emersi proprio nell’indagine “Geenna” – gli amministratori colpiti gridano all’estraneità del loro ente da qualsiasi infiltrazione, assicurandone a mezzo stampa lo status di culla della legalità.

È loro facoltà ricorrere contro il provvedimento, e pronunciamenti di annullamento ne esistono, ma i numeri dipingono uno scenario piuttosto nitido: su 340 decreti di scioglimento adottati sino ad oggi, 23 sono stati annullati dai giudici amministrativi, cioè appena più del 6%. A questi, per onor del vero, vanno aggiunti i 47 decreti di archiviazione con cui si sono concluse altrettante ispezioni.

Il paradosso valdostano

Il caso valdostano, tuttavia, presenta un aspetto a dir poco paradossale, tale da renderlo verosimilmente unico. Le Commissioni antimafia hanno depositato le relazioni finali in Regione ad inizio ottobre e il Cosp le ha valutate nella riunione dell’8 novembre. Settimane prima, alla fine di agosto, l’allora presidente Fosson, che le ha ricevute e ha presieduto il Comitato, era stato raggiunto da un’informazione di garanzia, nell’ambito dell’inchiesta Egomnia della Dda di Torino, sullo scambio elettorale politico-mafioso. L’ipotesi inquirente è che, come altri due componenti del suo governo (Laurent Viérin e Stefano Borrello) ed un consigliere regionale (Luca Bianchi), sia stato beneficiario consapevole, alle regionali 2018, dell’aiuto elettorale della “locale” aostana, incontrandone anche uno degli esponenti.

Come gli altri politici coinvolti, non ha reso pubblico l’avviso ricevuto dai magistrati (emerso nello scorso dicembre, quando gli atti di Egomnia sono venuti alla luce, perché depositati dal pm dell’udienza preliminare “Geenna”, spingendo i destinatari alle dimissioni, atto iniziale di una crisi ancor oggi irrisolta) e ha continuato ad esercitare le sue funzioni, compresa la procedura relativa ai due enti locali, arrivando a sedersi al tavolo con i vertici delle forze dell’ordine e Procura (difficile ritenere un caso che quella riunione del Cosp si tenne al Comando regionale dei Carabinieri e non in Regione, come altre volte). Il festival di Sanremo si avvicina, la presunzione d’innocenza non si tocca, ma il celebre slogan “Comunque vada sarà un successo” non sembra destinato a riecheggiare in Valle d’Aosta, quest’anno.

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