Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 20 Marzo 2021 8:36

Stalking ai vicini, il pm chiede il giudizio immediato per un 56enne

Aosta - L’uomo era stato indagato per una serie di episodi a base di auto rigate, danneggiamenti di reti, attrezzi ed ornamenti danneggiati. Durante l’inchiesta era scattato anche il divieto di dimora nella regione, misura poi affievolita dal Tribunale del Riesame.

Il tribunale di Aosta

Non più tardi di due settimane fa era stato colpito, a seguito di un’ordinanza del Gip, dal divieto di dimora nella regione. Negli scorsi giorni, a seguito dell’istanza dell’interessato, il Tribunale del Riesame ha affievolito la misura cautelare, limitando il divieto imposto ad un 56enne al permanere nel comune valdostano in cui è residente. Intanto, la Procura della Repubblica ha concluso le indagini e chiesto il giudizio immediato per l’uomo, accusato di atti persecutori nei confronti dei suoi vicini di casa. Il “caso” era emerso non molto tempo dopo la prima sentenza pronunciata ad Aosta per un caso di “stalking condominiale” (e non, scenario sino ad oggi classico di quella fattispecie di reato, nell’ambito di una relazione finita in modo burrascoso).

Le condotte alle quali si riferisce il fascicolo – di cui è titolare il pm Manlio D’Ambrosi – spaziano dal 2017 ad oggi. Lo scenario è quello di due abitazioni separate, in un paese non vicino al capoluogo. I due vicini denunciano, a carico dell’uomo che abita nella villetta accanto alla loro, episodi ripetuti e continuativi di auto rigate (tanto da dover consigliare ad amici e parenti in visita di parcheggiare distante, se non addirittura andandoli direttamente a prendere), loro posti auto occupati arbitrariamente, cani lasciati a defecare nelle proprietà altrui e danni a reti, attrezzi od ornamenti.

Insomma, tutt’altro che rapporti di buon vicinato, peraltro non iniziati con la nuova vicenda giudiziaria, ma oltre dieci anni fa. Per le “turbolenze” con gli occupanti della casa a fianco, l’uomo ha infatti già subito tre procedimenti penali, in cui gli atti che gli venivano contestati erano sempre qualificati come danneggiamenti. Due dei processi si sono chiusi con sentenza di condanna definitiva. Nel terzo, durante un’udienza in Corte d’Appello, le deposizioni dei testimoni hanno palesato la loro condizione di particolare prostrazione, scaturita dalla continuità delle vessazioni.

Essendo il turbamento vissuto dalle vittime il presupposto giuridico dello “stalking”, i giudici torinesi hanno inoltrato quelle testimonianze alla Procura di Aosta, affinché valutasse l’apertura di un nuovo ed ulteriore procedimento. Eseguiti alcuni accertamenti e sentite le parti offese, il pm D’Ambrosi ha ritenuto sussistere l’ipotesi e iscritto l’uomo nel registro degli indagati, fino alla recente conclusione delle indagini. Vista la situazione complessiva, aveva inoltre chiesto al Tribunale la misura emanata dal Gip e poi notificata ed eseguita.

Al di là del caso specifico, per il quale il 56enne si avvicina al quarto processo, lo spostarsi delle condotte persecutorie dalla sfera sentimentale a quella vicinale trasferisce, per gli inquirenti, lo sviluppo delle indagini su un terreno di maggiore complessità. Se i gesti di un(a) ex partner presentano un carattere di tipicità, che tende a ripetersi nelle vicende di questo genere (decine, se non centinaia, di telefonate, messaggi insistenti e via dicendo), per quanto spiacevoli e turbativi possono essere arginati.

Le persecuzioni “condominiali”, invece, si caratterizzano pere il loro aspetto inatteso, in grado di creare una escalation di preoccupazione, che non si presenta così riconoscibile come nel caso di stalking legato alla sfera sentimentale. Considerando poi quanto, soprattutto in una realtà di dimensioni contenute come quella valdostana, la litigiosità tra vicini sia elevata, la valutazione tra violazioni del regolamento condominiale (“pane” per la giustizia civile) o dei diritti di base delle persone (che investe la sfera penale) presenta una leggibilità meno immediata. Uno scenario “nuovo”, per quanto emblema di un’epoca conflittuale, di cui anche la giurisprudenza sta prendendo coscienza.

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