Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 29 Novembre 2019 10:19

Un politico a cena con chi appalta un lavoro? “Inopportuno”, parola di Questore

Aosta - Ivo Morelli, insediatosi in corso Battaglione all’inizio di ottobre, è stato oggi in prima Commissione consiliare, concludendo le audizioni sull’istituzione di un Osservatorio sul crimine organizzato.

Questore Ivo MorelliIl questore Ivo Morelli durante l'audizione.

Insediatosi all’inizio di ottobre, Ivo Morelli, il nuovo Questore di Aosta, non è solo a capo della Polizia di Stato in Valle, ma coordina anche il tavolo interforze che si occupa della valutazione dei provvedimenti antimafia. Non è un caso che, nell’audizione dinanzi alla prima Commissione del Consiglio regionale, tenutasi nel pomeriggio di oggi, giovedì 28 novembre, sia partito dalle nove misure interdittive spiccate dal 2015 ad oggi.

Sei hanno colpito aziende impegnate nei settori del movimento terra e dell’edilizia. Tre – emesse dal 2017 all’anno in corso – sono invece la conseguenza dell’inserimento, tra le fattispecie per cui può scattare l’interdizione, della truffa ai danni dello Stato. A Morelli, richiesto di un giudizio su quanto il dato sia preoccupante, “non sembrano molte”, pur essendo piccola la regione.

“Mi sembrano proporzionate al fenomeno. – ha detto ai cronisti, subito dopo essere stato sentito dai commissari – Il livello economico della Valle è legato molto, in questo momento, ad attività sia turistiche, che di movimento terra, perché l’idea di frane, di risistemazioni di grandi strutture pubbliche renderà necessario affrontare lavori e anche con impegni economici di un certo tipo”.

E dove ci sono investimenti, ci si muove su “un terreno appetibile e quindi avvicinabile”, ritenere il contrario sarebbe fiabesco. Oltretutto, nel ragionamento sul tema, il presupposto è che “ci dobbiamo rifare a dati certi, quindi alle indagini che negli anni hanno dimostrato che infiltrazioni ce ne sono state, ce ne sono e probabilmente ce ne saranno”.

A questo punto, sta alle “garanzie della pubblica amministrazione nelle gare di appalto, piuttosto che negli affidamenti diretti” attuare “verifiche che permettano di eliminare queste possibili collusioni tra politica ed amministrazione della cosa pubblica e il tentativo di infiltrarla attraverso soggetti illegali”.

Le parole d’ordine, per il Questore, sono “massima trasparenza, massima pubblicità” quando si fanno le attività di gara per affidare servizi e lavori. Attenzione anche alle formalità, “che non sempre sono scritte”, alle quali dovrebbe richiamarsi anche “la deontologia del politico, dell’amministratore comunale”.

Un esempio? Morelli lo ha e nemmeno questo appare casuale, guardando al panorama restituito da alcune inchieste. “Andare a pranzo, o a cena, con chi deve fare il lavoro, prima o dopo” l’esecuzione, “o con tre persone” che devono effettuarlo, “probabilmente non è opportuno”. “Non c’è scritto da nessuna parte che lo devi fare, o non lo devi fare – ha continuato – Non è detto neanche che farlo significa comportarsi in maniera illegale. È opportuno non farlo, per creare ulteriore trasparenza”.

Quanto all’utilità di un Osservatorio sul crimine organizzato (ipotesi cui sono finalizzate le audizioni che, prima del Questore, hanno visto protagonisti la Guardia di finanza, i Carabinieri, la Procura ed il Corpo forestale della Valle d’Aosta e che, ha affermato la presidente Patrizia Morelli, consentiranno ora di pronunciarsi sulla relativa proposta di legge, una volta sentita anche, nella mattinata di venerdì 29, la presidente dell’osservatorio permanente del Comune di Aosta per la legalità, Sara Favre), c’è “se si rivolge agli enti pubblici, per informali, per formarli”.

La formazione degli operatori costituisce un’altra parola d’ordine, perché – ha detto il Questore ai commissari – “in una realtà di 126mila abitanti, settantaquattro Comuni”, probabilmente, “è solo la geografia” che li impone. Sul piano pratico, “per gestire e amministrare Comuni che sono distanti, l’un dall’altro, venti minuti e che hanno 2mila abitanti, probabilmente basterebbe una struttura amministrativa”.

Parole che vanno lette come il fatto che il numero relativamente alto di amministratori ed amministrazioni rappresenti, di per sé, un terreno fertile all’infiltrazione mafiosa? “Sì, perché è parcellizzato”, risponde senza esitare Morelli. Con un solo Comune “tratto un lavoro da ventimila euro”, ma “se tratto in tre” diventano sessantamila euro e “magari devo fare una gara”. Sarebbe quindi auspicabile che “la struttura sia snellita, o raccordata per diverse realtà”.

Al di là dell’assetto strutturale – il Questore non lo ha nascosto ai commissari – i politici (specie quelli più maturi) non possono non avere la capacità di leggere determinati fenomeni e, se lo vogliono, allontanarsene. Un assioma riproposto anche, su sollecitazione di un componente della Commissione, in materia di voto di scambio. Un politico può sentirsi in debito con qualcuno, – è stata la risposta – ma non deve lasciarsi prendere dalla riconoscenza. La corruzione elettorale esiste, ma occorre saper rinunciare a qualsiasi pressione, nel rispetto del libero pensiero espresso dal cittadino con il voto e con l’intento di puntare al meglio per la comunità.

Rettitudine analoga è attesa da “chi deve gestire l’appalto, l’affidamento dei lavori”, che deve “eventualmente rilevare se ci sono delle forzature anche di tipo politico”, vale a dire la parte amministrativa, “che ha delle responsabilità ben precise”. In una parola sola, consapevolezza, uno dei primi valori di un tessuto sociale su cui l’erosione dell’infiltrazione mafiosa si indirizza.

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