Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 18 Ottobre 2019 18:02

‘ndrangheta, Procura e Arma in I Commissione: “infiltrazioni accertate”

Aosta - I commissari hanno sentito il sostituto procuratore della Repubblica Ceccanti, e il comandante del Gruppo Aosta dei Carabinieri Lecca. La presidente Morelli: “attitudine diversa dalla scorsa legislatura, sia degli auditi, sia dei commissari”.

Audizione CeccantiIl sostituto procuratore Ceccanti in Commissione.

Sono passate da poco le 15.30 di ieri, giovedì 17 ottobre, quando il sostituto procuratore della Repubblica Luca Ceccanti, dinanzi alla prima Commissione del Consiglio Valle”, cambia la foto del poster dell’“isola felice”. La Valle d’Aosta “è una regione piccola, una regione ricca e quindi le infiltrazioni della criminalità sono fisiologiche”, ma se “sinora era una percezione, ora non lo è più”. Esiste, con l’operazione “Geenna” della Dda di Torino, un “provvedimento di un giudice, sia pure in fase cautelare, che ha ritenuto che ci sia un’articolazione locale della ‘ndrangheta” e vi compaiono nomi di famiglie non di second’ordine, come i Nirta e i Di Donato.

Serve “un cambiamento culturale”

Dopodiché, “ci saranno i processi che accerteranno i fatti”, ma non bastano, ci vuole “un cambiamento culturale”: c’è stata “sottovalutazione del fenomeno”. Perché “non è che se non si spara, se non c’è violenza”, la situazione “non è grave”. In ogni caso, “bisogna prendere posizione”, il punto “è parlarne con coraggio e molto chiaramente”. “Quando un magistrato dice che in Valle d’Aosta c’è una ‘locale’, – ha sottolineato il pubblico ministero dei principali processi che, negli ultimi anni, hanno riguardato la pubblica amministrazione della Valle – prendiamone atto e indigniamoci”.

In questo senso, Ceccanti ha “segnalato l’importanza” della proposta di legge rispetto alla quale la commissione “Istituzioni e Autonomia” ha intrapreso le audizioni, mirata a creare un osservatorio sulla criminalità organizzata. Anche perché, spesso, non ci si confronta con determinate inchieste, accentuando invece la “prossimità” e l’“umanità” delle figure degli indagati (l’apologia del “bravo coltivatore d’arance”, nota in un caso di boss del sud, è stata ricordata dal magistrato ai commissari). È pericoloso, perché riduce tutto a una dimensione “da bar”, che non è ovviamente quella appropriata.

Fuoco di domande per il pm

Oltretutto, il contesto sociale in cui un inquirente opera non è indifferente sui risultati. Alla domanda sulla percentuale dei reati commessi da ‘colletti bianchi’ scoperti, il vicario del Procuratore capo Paolo Fortuna ha risposto senza tentennare “di gran lunga inferiore a quelli compiuti”, per aggiungere immediatamente “è molto più facile prendere il piccolo spacciatore, che non il corrotto o corruttore”. Un altro interrogativo ha riguardato, com’era già accaduto nell’audizione del comandante regionale della Guardia di finanza, il ruolo del Presidente della Regione-Prefetto: “nel rispetto assoluto dell’assetto costituzionale, può generare qualche perplessità”, dati i profili di controllato e controllore nella stessa persona.

Criticità, peraltro, nell’ora circa in cui è rimasto nella saletta a palazzo regionale, sono state segnalate dal Sostituto procuratore pure relativamente al sistema delle società partecipate da piazza Deffeyes (su cui il rappresentante della Procura, nell’audizione del 2017, non aveva lasciato nulla al caso), visti la sua fisionomia ed impatto di “moloch” che, oltre ad una gestione clientelare tale da allontanare le logiche democratiche, non agevola la crescita imprenditoriale e l’iniziativa economica.

Quanto ai momenti elettorali, e ai loro possibili condizionamenti (altro tema su cui Ceccanti era stato netto nel precedente “tu per tu” con gli amministratori regionali), il magistrato ha valutato positivamente la legge che ha introdotto, tra l’altro, spoglio centralizzato e preferenza unica. D’altronde, per la criminalità “il voto è la merce più importante, perché è il mezzo per arrivare al controllo del territorio con modalità intimidatorie” e, rispetto al quadro affiorato da “Geenna”, vale a dire un piccolo territorio in cui poche preferenze spostano molto, il ragionamento deve riguardare il voto “accaparrato con modalità mafiose”.

Politica e Procura: a ognuno il suo lavoro

Alla richiesta su quali siano gli strumenti a disposizione di un Consigliere regionale rispetto a questioni delicate, il pm ha scelto la strada di una risposta istituzionale, ma diretta, sottolineando che “la linea di confine tra politica e giustizia è sottile” e “abbiamo assoluto rispetto per i meccanismi della politica, ma sono due mondi diversi” e l’attività investigativa è lavoro e terreno della Procura della Repubblica. Gli eletti devono fare la loro parte “per una collaborazione virtuosa e non da inciucio”. Devono denunciare “recuperando la politica e la sua dimensione alta e lavorare per il suo senso elevato”, facendolo “perlopiù in Consiglio e sui giornali”.

L’Arma: “dinamiche non note in Valle”

Subito dopo, i commissari hanno ascoltato, per un paio d’ore, il nuovo comandante del Gruppo Aosta dei Carabinieri, il tenente colonnello Carlo Lecca. Un’audizione, la sua, incentrata pressoché integralmente sulle “evidenze dell’operazione ‘Geenna’”, condotta proprio dal locale Reparto Operativo dell’Arma. Al riguardo, “a livello investigativo, l’infiltrazione c’è stata, poi si vedrà il livello giudiziario”. Per l’ufficiale, “più che di sottovalutazione” del fenomeno, è corretto parlare “di non conoscenza delle dinamiche usate dalla consorteria”, pure “da parte della politica”, degli amministratori.

Eppure, “gli strumenti li avevano, non li hanno applicati”, bisognerà “capire perché”. Un aspetto al quale il Comandante ha riservato esempi specifici, perché “chiunque”, nel suo ente, “può avviare i controlli e verificare il buon andamento della pubblica amministrazione”. “Se il codice degli appalti lo applichi com’è, – ha detto – è rigido, garantisce legalità: chi vince lo ha fatto legittimamente”, ma “se prima della gara fuoriescono notizie sui requisiti” non è lo stesso.

L’interrogativo, in un caso del genere, diventa investigativo: “Non hai seguito l’appalto? Perché non lo hai seguito? A quel punto, la magistratura farà i suoi passi”. Lo stesso vale in tema elettorale: “è normale che un candidato chieda voti, ma qui è piccolo, ci si conosce tutti. Si sa con chi si ha a che fare, si sa con chi si sta parlando. Se poi ti chiedono ‘perché?’, non puoi poi dire che non conoscevi quella persona”.

“Geenna ha aperto gli occhi ai valdostani”

Al termine delle audizioni, la presidente Patrizia Morelli (Alliance Valdôtaine) dirà di aver “registrato, rispetto alla scorsa legislatura, un’attitudine diversa, sia da parte degli auditi, sia nei commissari”. La “tabella di marcia” della Commissione continuerà, tra la fine di ottobre e novembre, sentendo il Comandante del Corpo Forestale Luca Dovigo e il Questore Ivo Morelli. Poi, dopo anni di tentativi (qualcuno l’ha ricordato anche durante la seduta), “forse finalmente la legge” sull’osservatorio “vedrà la luce”.

Indubbiamente, tracciando una sintesi del pomeriggio, “l’indagine ‘Geenna’”, con i suoi venti indagati (sedici dei quali sottoposti ancora oggi a misure cautelari, tra il carcere e i “domiciliari”), “ha fatto aprire gli occhi alla comunità valdostana, anche alla politica”. La speranza, specie in vista di quei “perché?” che saranno centrali nel processo prossimo a scaturirne, che non sia avvenuto troppo tardi.

Un commento su “‘ndrangheta, Procura e Arma in I Commissione: “infiltrazioni accertate””

  • geenna ha aperto gli occhi ai valdostani
    i valdostani da tempo avevano capito che qualcosa non quadrava ma non avevano
    le prove di codesta situazione ora per fortuna esse sono state trovate

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