Anziani, animali, piante, l’ondata di caldo non risparmia nessuno. Le conseguenze delle temperature elevate e della mancanza di precipitazioni si stanno facendo sentire in tutta la Valle, dove, non a caso, si è riunito di recente l’Osservatorio regionale sulla crisi idrica per monitorare la situazione.
A dare qualche aggiornamento per quanto riguarda la frutticoltura e, in particolare, la situazione dei meleti valdostani, è Mathieu Carlin, agronomo della Cofruits. “Ad oggi nessun impianto è senz’acqua, ma si sono fatte diverse azioni straordinarie, come deviare tubazioni e prese d’acqua o installare pompe, per garantire l’acqua a zone che altrimenti non ne avrebbero più”. Tra queste, ci sono soprattutto le aree che non ricevono acqua direttamente dalla fusione di neve e ghiaccio, come la fascia alta di Saint-Pierre oppure la zona di Gressan.
Che la valle centrale in estate si trasformi in una conca arida e rovente è noto a tutti. “Il punto”, dice Carlin, “è che non si erano mai registrate temperature così alte per un tempo tanto prolungato: ormai è praticamente da un mese che ci sono 30 gradi di massima tutti i giorni. L’ultima stagione estiva particolarmente calda era stata quella del 2022. Quest’anno, però, già la primavera è stata particolarmente secca, con un terzo della pioggia rispetto a quella che si registra di solito a maggio, il mese più piovoso in Valle”.
Questa ondata di calore coincide con il periodo in cui si sta concludendo l’operazione di dirado manuale dei frutti. “Il melo”, spiega Carlin, “ha spesso troppi frutti rispetto a quelli che è in grado di portare a maturazione con un giusto calibro [la classe di grandezza commerciale, ndr]. Per questo si tolgono a mano i frutti deformi o piccoli in eccesso”.
Il caldo, però, ha ridotto ulteriormente il calibro delle mele. “La mela in questo periodo cresce per distensione cellulare, ma il caldo blocca il processo di allargamento delle cellule, che fa aumentare le dimensioni del frutto. Da 15-20 giorni, quindi, le mele non crescono o crescono ma in misura minore rispetto a come dovrebbe essere”.
Le alte temperature, poi, aumentano il rischio di scottatura dei frutti, con i primi casi registrati già a partire dal 10 giugno, anziché a metà luglio, come avviene di solito. “La maggior parte dei nostri frutteti ha un’irrigazione goccia a goccia, ovvero localizzata pianta per pianta. Questo permette di sfruttare al massimo l’acqua, ma tra una fila e l’altra di alberi la terra è bruciata, anziché verde. La pianta quindi traspira, ma i frutti, soprattutto quelli esposti al sole nel pomeriggio, spesso sono scottati dal sole”.
L’agronomo vuole conservare comunque un po’ di ottimismo, nella speranza di assistere a un miglioramento delle condizioni meteorologiche ad agosto, oppure di riuscire a far fronte a un eventuale prolungamento della siccità, massimizzando al massimo gli impianti di irrigazione.
“È presto per tirare le fila della stagione: magari riusciremo ad avere comunque dei buoni risultati. Probabilmente dovremo anticipare la raccolta di 10-15 giorni rispetto all’anno scorso”.
Se la stagione non si può certo definire positiva dal punto di vista climatico, lo è stata invece da quello fitosanitario. “Per quanto riguarda i funghi e tutto ciò che si sviluppa con l’umidità e la pioggia, non si sono registrati danni”, assicura Carlin, “quindi le piante e i frutti sono più che sani”.
Anche la minaccia della Popillia japonica, al momento, è lontana. “Ci sono già segnalazioni in media Valle, ma per ora non si sono ancora visti danni sul melo. La situazione sembra sotto controllo ma, anche qui, aspettiamo a tirare un sospiro di sollievo”.




