Conflitto Russia-Ucraina, l’aumento dei prezzi preoccupa gli albergatori valdostani

Gli albergatori valdostani in cerca di un equilibrio per evitare che l'effetto domino dei rincari ricada sulla clientela. L'Adava si attiva per fornire ospitalità, mobilio e lavori non specializzati ai profughi ucraini.
Filippo Gérard
Economia

Il conflitto tra Russia e Ucraina spaventa anche gli albergatori valdostani. Non tanto per la perdita di clienti provenienti da quell’area, ma per l’effetto domino che esso ha sull’aumento dei prezzi di energia elettrica e gas. A non nascondere queste preoccupazioni è Filippo Gérard, presidente dell’Adava: “Quello che sta succedendo alla Cogne è sintomatico”, esordisce riferendosi al ricorso a misure straordinarie che l’industria siderurgica ha intrapreso per far fronte a questa crisi energetica, “con l’aggiunta che noi, con i clienti in casa, non possiamo sospendere il nostro servizio né cambiare i prezzi in corsa”.

Quello che aspetta gli albergatori è un difficile gioco di equilibri tra un aumento dei costi ed una redditività aziendale che non può ripercuotersi sul cliente, già a sua volta colpito proprio da quell’effetto domino di cui sopra. “Tutto va a incidere: anche per i clienti aumentano le bollette e la benzina, magari uno ci pensa due volte a fare la gita fuori porta di qualche giorno”, prosegue Gérard. “La stagione tutto sommato è andata bene, ma la preoccupazione per il futuro è davvero grande. Anche perché tutto questo succede dopo un periodo già difficile, economicamente e psicologicamente. Si passa da un’emergenza all’altra. La speranza è che da qui alla stagione estiva la situazione possa evolvere in maniera migliore”.

Il presidente degli albergatori valdostani non trascura l’aspetto umanitario, anzi annuncia l’invio di un questionario ai propri associati per sondare le disponibilità ad ospitare profughi ucraini da comunicare poi alla Protezione Civile: “Ci siamo sincronizzati con loro per fornire una fotografia della situazione e non fare un’iniziativa che si vada a sovrapporre. Siamo attivi anche sull’eventuale disponibilità a fornire mobili quali letti o divani, e ad assumere queste persone per lavori non specializzati”.

Meno preoccupante è la questione relativa alle presenze di turisti russi e ucraini, anche se la situazione può ripercuotersi a livello extraeuropeo: “Non sono clientele che fanno numeri significativi, tranne qualche rara eccezione”, conclude Gérard. “Qualche problema di disdetta c’è, soprattutto di clienti ucraini”. A confermarlo sono anche i dati forniti dall’Osservatorio turistico della Valle d’Aosta: nel 2019, in epoca pre-covid, le presenze russe sono state 43.739 (concentrate in particolare nell’area del Monte Bianco e del Cervino), 10.249 quelle ucraine. L’anno scorso, 2.865 russi e 1.749 ucraini su un totale di 1.892.000 presenze. “Nel 2019 la Russia era l’11ª nazione per presenze sul nostro territorio, l’Ucraina oltre il 20° posto”, fa sapere Jean-Paul Tournoud di TurismOK. “Nel 2019 la Russia pesava l’1.3% e l’Ucraina lo 0.3% sulle presenze totali. Gli stranieri, in epoca pre-covid, pesavano per circa il 40% del totale e gli stranieri extra UE circa il 4%”.

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