Turismo, la Valle del Cervino sprofonda nell’incertezza

"Non chiediamo altro che poter lavorare e aprire in sicurezza con protocolli seri da rispettare". Il grido di allarme arriva dalla Valle del Cervino, che durante la stagione invernale vive di turismo.
Cervinia centro
Economia

Baciata dalla neve, ma non dalla fortuna. Cervinia si risveglia imbiancata. “Oggi gli impianti potrebbero funzionare, ma non è così” afferma sconsolata Palmira Neyroz, delegata ADAVA del comprensorio di Breuil-Cervinia. Il centro è un gelido deserto. Le strutture che tentano di restare aperte si contano sulle dita di una mano. Vuoti anche i condomini.

Non sappiamo quale sarà il nostro futuro. Abbiamo bisogno di sapere se e quando si riaprirà. Non lasciateci soli, in silenzio. Non possiamo affrontare un altro mese senza alcuna notizia” denuncia l’albergatrice. Sete di informazioni, da ricevere con il corretto preavviso. La titolare dell’Hotel Edelweiss spiega “ho una struttura piccola, impegna sedici persone che non vivono qui. Non posso aprire da un giorno all’altro”.

Spenta dall’assenza di prospettive future e dalle scarse prenotazioni la fiammella di speranza che si era accesa, a novembre, con l’arrivo dei protocolli sugli impianti di risalita.
Non aprire equivale a perdere una “fetta di entrate”, la più grossa. A Cervinia, la stagione invernale dura sei mesi, da fine ottobre a inizio maggio. Il clou si concentra nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio con una clientela italiana e straniera (circa il 65%). A rimetterci sono gli albergatori, i ristoratori e tutti i professionisti del settore turistico, come i maestri di sci.

Gli aiuti dello Stato sono serviti per restare a galla. Quelli finora arrivati sono stati utilizzati per pagare le tasse e sostenere i costi fissi delle strutture, come riscaldamento ed elettricità.

Scendendo la Valle verso Torgnon, l’aria che tira non migliora. Lo racconta Davide Perrin, delegato ADAVA del comprensorio di Antey-Saint-André.
Il fatturato è calato del 100%: strutture chiuse, numeri irrilevanti per seconde case e neppure l’asporto è stato riconosciuto come formula alternativa.

Cosa ne sarà dell’inverno? Bella domanda”. Gli operatori turistici vivono nello sconforto. “Non chiediamo altro che poter lavorare e aprire in sicurezza con protocolli seri da rispettare. Magari con dei numeri più piccoli. Nonostante il momento drammatico, dove si capisce che la salute va prima di ogni altra cosa, continuiamo a pensare che, in condizione di sicurezza, si sarebbe potuto aprire”.

Sui ristori? “Sarebbe stato meglio poter lavorare e non percepirli”. Le scadenze fiscali sono state solo posticipate. Sono necessari interventi concreti e veloci, non una tantum. “Si corre il rischio che la montagna muoia definitivamente” allerta Perrin.

La preoccupazione è alta laddove sono stati fatti interventi importanti ricorrendo a mutui. La sopravvivenza di queste strutture è a rischio. Secondo Perrin, ciò che spaventa di più è il timore che il lavoro, svolto negli anni con impegno, venga dissipato. Sarà necessario ripartire da zero alla ricerca di una nuova clientela.

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