“Una ripresa dal passo incerto”, luci e ombre dell’economia valdostana

La nota socio-economica della Regione fa una fotografia della situazione allo scorso anno. Nel documento si evidenziano segni di ripresa, anche se l'uscita dalla crisi è ancora lontana. Bene la domanda e l'offerta, tranne per il settore edile, mentre a latitare sono gli investimenti.
Economia

“L’economia valdostana sta dunque recuperando terreno dopo sei anni consecutivi di contrazione, anche se nel 2018 la crescita del PIL risulterebbe meno espansiva rispetto all’anno precedente e questo andamento troverebbe conferme anche per l’anno in corso”.

Parte da qui, da questo elemento, la Nota socioeconomica 2019 redatta dalla Regione, che fotografa la situazione valdostana allo scorso anno, partendo da un quadro macroeconomico e attraversando il mercato del lavoro, le dinamiche demografiche e le condizioni sociali sul territorio. Anche se il tutto, forse, potrebbe essere sintetizzato nel titolo scelto per la presentazione del documento: “Una ripresa dal passo incerto: segnali positivi, criticità e disomogeneità dei trend“.

L’uscita dal “tunnel” della crisi?

Con la prudenza del caso il documento esordisce con un dato incoraggiante: “Indubbiamente, il 2018 costituisce in linea generale un’annualità positiva, che porta a superare, anche a livello regionale, la difficile fase congiunturale, protrattasi per circa dieci anni”.

Una crisi che a livello mondiale è esplosa sul finire del 2007 e che in Valle, nonostante sia arrivata più tardi, ha colpito forte. Per quello dagli Uffici regionali si predica comunque un’attenzione alta: “Nonostante che le dinamiche economiche e occupazionali ci consegnino diversi segnali confortanti, permangono tuttavia fattori di criticità e aree ancora alle prese con difficoltà ed elementi di discontinuità che inducono qualche cautela nel giudizio circa l’ampiezza, la robustezza e la tenuta dell’inversione di tendenza. Questi elementi di fragilità si coniugano, peraltro, con un quadro nazionale e internazionale condizionato da svariati fattori di incertezza e dall’indebolimento dei trend”.

Per “riaccendere il motore, insomma, serve tempo: “i dati relativi all’ultimo anno – si legge infatti nella nota – testimoniano di una ripartenza del ciclo economico, seppure in ritardo rispetto ad altre realtà, e danno conto del proseguimento del recupero sul mercato del lavoro e del miglioramento delle condizioni sociali della popolazione regionale. Questi segnali d ripartenza sono, tuttavia, associati ad un quadro che presenta per il momento diversi aspetti di incertezza e che mostra performance ancora piuttosto disomogenee”.

Gli aspetti critici e i miglioramenti

Dal lato della domanda, si legge nel report, i consumi delle famiglie consolidano la crescita, partita già nel 2014, però anche qui a velocità rallentata.

Un beneficio parziale arriva dall’aumento degli investimenti, con un “però”: “gran parte delle difficoltà dell’economia regionale sono connesse proprio alle cattive performance degli investimenti, le quali, a loro volta, sono state peraltro significativamente condizionate dalla riduzione del bilancio regionale”.

O meglio: “poiché l’attuale livello degli investimenti resta ancora molto al di sotto dei valori pre-crisi, essendo inferiore in volume di circa un terzo, questo tema si pone come uno degli aspetti critici che connotano l’attuale fase congiunturale”.

Dal lato dell’offerta, invece, una spinta arriva dal settore terziario, e segnatamente dal comparto turistico, e anche l’industria mentre il settore edile continua a navigare in cattive acque.

“Gli effetti della doppia crisi nella nostra regione sono però evidenti. Il livello del Pil (a valori concatenati) nel 2017 è ancora inferiore per quasi il 12% rispetto al livello del 2007, così come i consumi delle famiglie sono ancora inferiori del 3,8% e quelli finali interni del 2%. Anche gli indicatori relativi alla produttività segnalano un quadro contrastante, il cui comune denominatore è tuttavia rappresentato dal fatto che essa evolve ad un ritmo inferiore di quello di altri territori”.

Il mercato del lavoro

Miglioramenti economici che si riflettono anche sul mercato del lavoro evidenziando trend maggiormente positivi rispetto al recente passato, anche se l’impatto della crisi non è ancora superato.

Rispetto all’anno precedente, ad esempio, nel 2018 si registra un nuovo aumento dell’occupazione (+0,5%), a fronte però di una lieve riduzione delle forze di lavoro (-0,3%). Variazioni – spiega il report – che hanno comunque consentito di ridurre in misura importante l’area della disoccupazione (-10,1%), così come si sono contratte le forze di lavoro potenziali (-11%). In generale il numero delle persone assunte cresce del +4,2% rispetto all’anno precedente.

Anche qui, però, “non è tutto oro quel che luccica”: “Nel 2018 – si legge – si rafforza quindi l’evoluzione positiva del quadro occupazionale che, seppure timidamente, già a partire dal 2016 aveva iniziato a evidenziare segnali positivi. Va peraltro sottolineato che questo risultato è dovuto in parte sicuramente alla ripartenza della domanda di lavoro, ma esso beneficia anche delle specifiche dinamiche demografiche e delle diverse propensioni alla partecipazione al mercato del lavoro”.

Il tasso di occupazione 20-64 anni si attesta in media nel 2018 al 72,9%, anch’esso in crescita rispetto all’anno precedente (72,2%), un trend peraltro avviatosi a partire dal 2015. Il tasso di mancata partecipazione è invece pari al 10,7%, in miglioramento rispetto all’anno precedente (11,9%).

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