Editoriali di Massimiliano Riccio |

Ultima modifica: 17 Novembre 2020 10:41

A proposito di Covid-19: come e perché ne scriviamo su AostaSera.it

Aosta - Da quando è iniziata l’emergenza, lo scorso marzo, ci siamo interrogati innumerevoli volte su come riuscire a comunicare nella maniera più corretta, precisa e professionale le informazioni che quotidianamente ci arrivano in redazione o che ricaviamo dalle nostre fonti.

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“Terroristi”
“Raccontate solo balle”
“Giornalai, pensate solo a vendere”
“Servi del governo”

Nelle ultime settimane alcuni lettori hanno commentato così, sui social, i nostri articoli riguardanti la diffusione del Covid-19 in Valle d’Aosta. Onestamente, siamo molto amareggiati, per diversi motivi. Da quando è iniziata l’emergenza, lo scorso marzo, ci siamo interrogati innumerevoli volte su come riuscire a comunicare nella maniera più corretta, precisa e professionale le informazioni che quotidianamente ci arrivano in redazione o che ricaviamo dalle nostre fonti. Abbiamo studiato la terminologia, abbiamo riflettuto a lungo su quali dati riprendere, su come scriverli, sulla scelta delle fotografie, sul tono da utilizzare. Lo abbiamo fatto in primavera e lo facciamo nuovamente oggi, cercando di farvi partecipi di questo processo, affinché si possa instaurare con voi un dialogo costruttivo e affinché sia chiaro il nostro fine: informarvi nel miglior modo possibile.

Da dove arrivano i dati e le informazioni contenuti nei nostri articoli?

L’ufficio stampa della Regione, sulla base dei dati raccolti dall’Azienda USL della Valle d’Aosta, dirama periodicamente un “bollettino” con tutti i dati aggiornati.  Questa è senza dubbio una delle principali fonti dalle quali attingiamo per aggiornarvi sulla situazione nella nostra regione. Nelle ultime settimane la frequenza di questi bollettini è aumentata, tornando ad una cadenza giornaliera (con aggiornamento alle ultime 24 ore, rilevato alle ore 12), come in primavera. Questi dati non sono raccolti da nostro cugino, da quel nostro amico che ha studiato all’università della vita o da Mago Merlino. Sono raccolti da medici che lavorano ogni giorno in ospedale e che conoscono molto meglio di noi (e voi) la materia trattata, nonché la situazione dei loro “ospiti”. Riteniamo che siano dati molto importanti, forniti da una fonte ufficiale e autorevole (chiaramente non sta a noi e non abbiamo la possibilità di andare in ospedale a controllare se una persona sia o meno positiva al Covid-19, se abbia sintomi e via dicendo) che meritano di essere diffusi, perché hanno una rilevanza per la comunità. Ciò non vuol dire che a volte non ci siano degli errori o dei numeri poco chiari, in ciò che ci viene fornito: molto spesso ci capita di telefonare e chiedere chiarimenti. A volte riceviamo una risposta, moltissime altre volte no ed è molto frustrante non poter approfondire, chiarire e indagare. Se invece riceviamo dati o informazioni da altre fonti, è sempre nostro dovere e premura verificare che questi siano veri, reali e quindi attendibili. Allo stesso modo, fanno parte del nostro lavoro la curiosità e la continua ricerca di ciò che per diversi motivi non ci viene detto o ci viene nascosto: in questi casi, ancor più che negli altri, abbiamo la necessità di controllare più volte, incrociando più fonti, le informazioni in nostro possesso.

Ecco un esempio il bollettino, diffuso poco fa, venerdì 23 ottobre 2020.

BOLLETTINO DI AGGIORNAMENTO
Il bollettino diramato dalla Regione

 

Come scriviamo la notizia?

Dunque, verificati e messi insieme le informazioni e i dati ricevuti, li confrontiamo con quelli del giorno precedente e cerchiamo di capire quali siano le variazioni più rilevanti. Ovviamente la presenza o meno di un aumento tra le persone decedute è il più importante ed il primo che andiamo ad analizzare, ricercando ulteriori informazioni come ad esempio l’età delle persone e la presenza di altre patologie. Poi passiamo a verificare se ci sia una variazione nel numero delle persone risultate positive, nel numero di quelle in terapia intensiva e di quelle ricoverate nel reparto Covid, nel numero di quelle in guarite, sulla cifra delle persone in isolamento fiduciario e via dicendo. Questi dati costituiscono l’ossatura dell’articolo che poi viene scritto cercando di utilizzare uno stile asettico, posato, senza parole che richiamino ad un eccessivo allarmismo da una parte, ma neanche che minimizzino dall’altra. Non ci avventuriamo in complicate interpretazioni ma cerchiamo di fornire le informazioni di base senza fronzoli o prese di posizione.

 

La scelta dei titoli e delle fotografie

L’ultimo passaggio da fare, dopo aver riletto e controllato bene quanto scritto, rimane la scelta del titolo e della fotografia di corredo. Il titolo deve riassumere in maniera breve e concisa la notizia principale contenuta nell’articolo. La fotografia deve essere un corredo ideale al titolo. Anche in questo caso, scegliamo sempre con cura le parole, evitando espressioni troppo marcate o termini che possano creare allarmismo, ben consapevoli che molti lettori, purtroppo, si limitano a leggere proprio solo il titolo. Per le fotografie riguardanti i dati dei bollettini abbiamo deciso di utilizzare principalmente delle immagini di stock riguardanti provette, laboratori, analisi, mascherine, evitando anche in questo caso immagini forti che possano generare panico o ansia nel lettore.


Cosa ci guadagniamo noi giornalisti di AostaSera.it a fare “terrorismo mediatico”?

La risposta è semplice: nulla. I primi che hanno molto da perdere, in caso di un altro lockdown, siamo proprio noi. Se le attività chiudono, se l’economia non gira, moriamo anche noi. Siamo una piccola cooperativa giornalistica e viviamo di pubblicità. Non percepiamo soldi né dallo Stato, né dalla Regione, né tantomeno da “Big Pharma”. Non dobbiamo nulla e non siamo servi di nessuno. Siamo vivi per miracolo, dopo ciò che è successo in primavera, solo grazie alle nostre sole forze. Dunque, valutiamo a lungo cosa e come scrivere. E se scriviamo, significa che la notizia va data. Non c’è guadagno né divertimento in ciò che facciamo ma un grande senso di responsabilità, oltre a tanta, tanta paura di dover chiudere.

 

Cosa chiediamo a voi lettori?

Innanzitutto, vi chiediamo di leggere gli articoli con attenzione e per intero. Spesso e volentieri c’è chi commenta senza neanche aver letto una sola riga di quanto scritto. Poi vi chiediamo di ripensare a tutto il processo che ha portato alla pubblicazione della notizia, riassunto qui sopra.

Infine, vi chiediamo comprensione, pazienza, calma e rispetto. Nei nostri confronti – perché sì, ogni tanto anche noi commettiamo degli errori e quando succede siamo pronti ad ammetterlo e a correggere – e nei confronti degli altri lettori che commentano le nostre notizie. Confrontatevi sui temi, sugli argomenti, esponendo il vostro pensiero, senza insultare o utilizzare dei toni troppo accesi.

 

“Le parole sono importanti”: piccolo glossario utile per comprendere meglio i nostri articoli

A volte ci rendiamo conto che c’è ancora tanta confusione rispetto ad alcuni “termini tecnici” utilizzati per parlare di Covid-19. Ecco quindi un breve ma efficace glossario fornito dall’Istituto Superiore della Sanità per aiutare la popolazione a orientarsi in maniera più consapevole.

Glossario
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Fonte:
https://www.iss.it/documents/20126/0/Glossario.pdf/fe8c209d-33b7-dbc4-b324-44eee879895f?t=1585321904835

 

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5 commenti su “A proposito di Covid-19: come e perché ne scriviamo su AostaSera.it”

  • Fin troppo esplicativi e generosi di tempo Nei confronti dei “Leoni da tastiera “ , gente che non ha argomenti e non è capace ad argomentare una discussione se non attraverso insulti, luoghi comuni e maleducazione!
    Per quanto mi riguarda andate avanti così ! Siete il sito di informazioni di riferimento per tante persone!
    Buon lavoro
    Francesco

  • Abbiamo bisogno di informazione. La vostra è corretta, puntuale e chiara. Andate avanti così. Utile ed essenziale il Glossario e lo spazio per le lettere dei lettori.

  • mauro paillex says:

    Bravi, si fa così. Siete infatti la testata più seria nel notificare le novità sul Covid. Io verifico quotidianamente. Altri, ultimamente fanno solo terrorismo mediatico. Grazie e buon lavoro.

  • Massimo Pesenti Campagnoni says:

    grazie, grazie mille. Il tempo vi darà merito. Non si cura la malattia non volendo conoscere o negandola. Tutti noi vorremmo avere solo belle notizie, ma la vita reale è altra. Conoscere per deliberare è necessario e utile.

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