Editoriali di Nathalie Grange |

Ultima modifica: 30 Marzo 2020 14:08

SOS dall’editoria digitale, le istituzioni battano un colpo o si spegne l’informazione locale

Aosta - Senza pretese sia chiaro – l’impegno massimo deve essere dedicato ai malati, a chi ne ha più bisogno – ma siamo convinti che il servizio pubblico che stiamo continuando a garantire quotidianamente meriti attenzione e un intervento urgente di sostegno capace di salvare il lavoro dei quotidiani online in questo periodo di grande emergenza.

Redazione AostaSeraRedazione AostaSera

Sono giorni concitati per i giornali locali. Da nord a sud, minuto per minuto ci stiamo impegnando con uno sforzo senza eguali per offrire ai nostri lettori, alle nostre comunità le informazioni, le notizie di servizio, per raccontare storie e fornire gli approfondimenti sull’emergenza sanitaria in atto.

Il momento che stiamo vivendo non ha precedenti ed è doloroso per tutti: per le persone che hanno perso i loro cari, per le imprese che chiudono, per chi non ha più il lavoro o teme di perderlo, per chi tra mille disagi è costretto a stare a casa e a fare i conti con le grandi angosce sul futuro e su ciò che succederà.

Noi di Aostasera.it stiamo cercando di informare la comunità valdostana con grande attenzione ai lettori, alle loro paure e ai loro bisogni Cerchiamo di offrire un’informazione che sia allo stesso tempo corretta ed equilibrata, senza rincorrere sensazionalismi o click facili. Per stanchezza ci capita di commettere errori, di non essere precisi, è vero. Quando capita correggiamo e ci scusiamo.  Ma mai come in questo momento siamo consapevoli della grande responsabilità che abbiamo e ponderiamo i toni e i modi di ogni singola notizia che pubblichiamo.

Ora però è giusto che si sappia che anche noi, nonostante i numeri importantissimi che stiamo facendo in questi giorni, siamo a rischio e ci vediamo costretti a far sentire la nostra voce. Senza pretese sia chiaro – l’impegno massimo deve essere dedicato ai malati, a chi ne ha più bisogno – ma siamo convinti che il servizio pubblico che stiamo continuando a garantire quotidianamente meriti attenzione e un intervento urgente di sostegno.

Viviamo e paghiamo i nostri redattori e i nostri collaboratori grazie alla pubblicità delle imprese e dei commercianti che in questi anni ci hanno dato fiducia. Nel giro di pochi giorni, però, gli introiti si sono pressoché azzerati. Il paradosso, quindi, è che siamo chiamati a lavorare più di prima, con turni impegnativi per offrire una copertura informativa che all’incirca va dalle 7 alle 23 di ogni giorno, sabato e domenica compresi, ma alla fine del mese non avremo le risorse per far fronte agli stipendi di chi nel nostro quotidiano ci lavora.

In assenza di sostegni adeguati al settore dell’editoria digitale, di provvedimenti a garanzia dei bilanci delle società editoriali e a tutela del lavoro dei nostri giornalisti e collaboratori le realtà digitali come la nostra potranno sopravvivere pochissimi mesi. Poi si troveranno costrette a spegnere l’informazione locale, chiudere i quotidiani online azzerando così la voce di tante comunità locali e interrompendo un servizio erogato nell’interesse della collettività che arriva alle comunità, anche alle più piccole e disperse, che da’ voce alle piccole realtà e informa in maniera tempestiva e continuativa sull’emergenza sanitaria.

Il rafforzamento del credito d’imposta per investimenti pubblicitari nel settore dell’editoria che per il triennio 2020-2022, previsto dal decreto Cura Italia, è una buona notizia. Sarà concesso nella misura unica del 30% del valore degli investimenti effettuati, e non più entro il 75% dei soli investimenti incrementali. Servirà nella fase di ripartenza, una volta terminata l’emergenza sanitaria. Ma è un provvedimento che nulla può fintanto che le realtà imprenditoriali dovranno rimanere chiuse senza produrre e quindi senza fare investimenti pubblicitari. Da solo non sarà sufficiente a non far abbassare le serrande a quotidiani come il nostro che, in tempo di emergenza, deve lavorare di più ma assolutamente in perdita.

Nel concreto, serve che qualcosa si muova in maniera rapida ed efficace anche a livello locale. Da un paio di anni, dopo l’approvazione della nuova legge per l’editoria nazionale, si è tornato a parlare di contributi pubblici ai media anche in Valle d’Aosta. Editori da una parte e sindacato dei giornalisti dall’altra con incontri e bozze varie, in diverse occasioni, hanno provato ad approcciarsi alla questione, trovando disponibilità nelle parole degli interlocutori politici di turno, ma di fatto senza mai arrivare realmente al dunque. Ora la stagione delle chiacchiere è finita. Serve un intervento ad hoc, anche in forma di contributo una tantum, proprio nel solco di quella legge dell’editoria regionale, mai rivista e mai rifinanziata, che supporta la pluralità dell’informazione perché ne riconosce il valore intrinseco per la società. Un sostegno capace di far superare ai giornali locali che vivono di pubblicità la grande emergenza e lo stallo di questo periodo.

Noi, e questa è una promessa che facciamo ai nostri lettori, faremo la nostra parte, stringeremo i denti, investiremo energie e risorse per non mollare e per continuare a informare la comunità valdostana come stiamo facendo, senza aiuti, da più di 12 anni.

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