Consiglio Valle, per Adu ora serve ” il rinnovamento della classe politica”

A scriverlo in una nota è la consigliera Daria Pulz: “Non è nata sotto una buona stella questa XV Legislatura che presto ha reso evidente l'agonia della politica, per le precise responsabilità di chi ci ha portati in questa palude rischiando di prolungare il devastante esercizio provvisorio a causa di lotte intestine".
Daria Pulz
Politica

“Si chiudono così questi 19 mesi di Consiglio regionale, con gli stessi sentimenti di profondo imbarazzo e angoscia di quel 23 gennaio 2019, data spartiacque per la politica valdostana, quando l’arresto di un Consigliere ha evidenziato i probabili stretti collegamenti tra la più alta Istituzione politica valdostana e l’ndrangheta. Sentimenti che sono riesplosi con forza dopo i profondi sconquassamenti originati dalle quattro dimissioni a dicembre, molti mesi dopo il ricevimento degli avvisi di garanzia, a partire dalla più alta carica politica valdostana”.

A scriverlo in una nota dal titolo “Eutanasia di una Legislatura” è la consigliera di Adu VdA Daria Pulz, che aggiunge: “Non è nata sotto una buona stella questa XV Legislatura che presto ha reso evidente l’agonia della politica, per le precise responsabilità di chi ci ha portati in questa palude rischiando di prolungare il devastante esercizio provvisorio a causa di lotte intestine ai vecchi centri di potere, dove pure il bilancio è vissuto come cosa propria dal patronus che lo fa e lo disfa a favore dei suoi clientes”.

“Noi di Adu VdA – evidenza ancora Pulz – continueremo a lavorare, più motivati che mai, per la liberazione della Valle d’Aosta dalla dipendenza al patronus e dall’illusione del cambiamento con virata a destra. Abbiamo bisogno, però, della partecipazione di tutti quei cittadini che vogliono una Regione diversa: più giusta e rispettosa dei diritti e dell’ambiente”.

E per il futuro la consigliera auspica “un sussulto di dignità civile e un comune impegno per il rinnovamento della classe politica, ancora dominata dalla gerontocrazia, e per espellere il clientelismo che, facendo gli interessi di pochi, finisce per farci affondare tutti insieme. Come ha di recente sottolineato Zagrebelsky, ‘Nessuna democrazia può esistere in una società malata’”.

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