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Ultima modifica: 2 Dicembre 2020 15:47

Covid-19, Speranza anticipa il nuovo Dpcm. Si va verso il divieto di spostamento dal proprio comune sotto le feste

Aosta - Nessuna apertura in vista per il prossimo Dpcm, che sostituisce l'attuale. "Il 25, il 26 dicembre ed il 1° gennaio vanno limitati anche gli spostamenti tra i comuni”, ha spiegato in Senato il Ministro alla Salute. E ha aggiunto: "Bisognerà evitare potenziali assembramenti nei luoghi legati in modo particolare alle attività sciistiche".

“Per affrontare adeguatamente le festività natalizie e quelle di fine anno le limitazioni previste dovranno essere rafforzate, anche nel quadro di un coordinamento europeo che il nostro Paese ha promosso nelle ultime settimane, indispensabile se si pensa ad attività che si svolgono sui confini naturali tra Stati diversi. In questo contesto appare necessario limitare il più possibile i contatti non indispensabili tra le persone. Durante le feste natalizie vanno disincentivati gli spostamenti internazionali, limitati gli spostamenti tra le regioni così come già oggi avviene in presenza di zone rosse e arancioni. E nei più importanti giorni di festa, il 25, il 26 ed il 1° gennaio, vanno limitati anche gli spostamenti tra i comuni”.

Così il Ministro della Salute Roberto Speranza, di fronte al Senato, interviene anticipando le “Ulteriori misure per il contrasto l’emergenza da Covid-19” che verranno previste nel prossimo Dpcm ancora in fase di trattativa all’interno del Consiglio dei Ministri.

Speranza che, proprio per questo, si tiene piuttosto vago sui provvedimenti che verranno assunti, anche se comunica che “bisognerà poi evitare potenziali assembramenti nei luoghi di attrazione turistica legati in modo particolare alle attività sciistiche. È opportuno più in generale ridurre i rischi di contagio connessi ai momenti di aggregazione durante le festività del Natale e del Capodanno”.

“Si tratta di misure indispensabili se non vogliamo vanificare i primi segnali di miglioramento. “Non sarà un Natale come gli altri, ma serve davvero il contributo di tutti per limitare il numero dei contagi, quello purtroppo molto alto dei decessi e per alleggerire la pressione sulle nostre strutture sanitarie”, ha spiegato ancora il Ministro.

Promosso il modello delle zone

I prossimi provvedimenti – che Speranza promette essere “chiari e rigorosi” – confermano due scelte di fondo, a partire dalla conferma della classificazione delle regioni per scenario e indice di rischio che “ha dato risultati soddisfacenti – ha spiegato in aula –. I tecnici del Ministero si stanno confrontando sui parametri, ma l’impianto di fondo è corretto e sta funzionando. Ci consente di agire rapidamente e in modo proporzionato al variare delle condizioni epidemiologiche. Oggi tutte le regioni tendono verso il giallo, qualora il quadro dovesse peggiorare abbiamo vigente uno strumento automatico per inserire misure più restrittive”.

L’uscita dal tunnel, con l’attenzione massima

Speranza scatta una fotografia generale dell’emergenza in Italia, e spiega: “Dall’analisi del quadro evolutivo emerge che l’insieme delle misure comincia a dare risultati: diminuiscono i contagi e l’Rt in quattro settimane è passato da 1,7 a 1,08. Sono fiducioso che a breve possa scendere sotto l’1, dato essenziale per riportare il contagio sotto controllo”.

L’attenzione, però, va tenuta altissima: “A marzo fu l’Italia a guidare gli altri paesi con il lockdown, ora l’obiettivo è piegare la curva senza un lockdown generalizzato che altri paesi sono stati costretti a scegliere. Ma non facciamoci illusioni: se abbassiamo la guardia terza ondata è dietro l’angolo. Non dobbiamo perdere la memoria, conosciamo il virus ed i danni che fa. Attenzione a non scambiare un primo raggio di sole con uno scampato pericolo, l’onda resta alta e la navigazione esposta a tanti pericoli”.

I numeri dell’estate e quelli dell’autunno

Il riferimento di Speranza è all’estate, e ad un – dice – “clima daliberi tutti’ sbagliato e ingiustificabile”. Alle spalle ci sono i dati: “A luglio la media giornaliera era di 237 casi, ad agosto 778 a settembre di 1608. Il virus ha cominciato a tracimare dai confini in cui l’avevamo tenuto. Dal 28 settembre al 4 ottobre ci sono stati 14mila 587 casi, la settimana successiva 28mila, poi 52mila, poi 100mila e 180mila. Poco meno di un raddoppio settimanale. Da fine settembre ad inizio ottobre gli ospedali sono passati da un’occupazione dei letti del 7% a circa il 50%, le Terapie intensive dal 4 a 38. Dopo il lockdown c’erano 1600 casi al giorno, ieri ce ne sono stati 19350. Numeri che non credo abbiano bisogno di commenti”.

202 milioni di dosi vaccino, gratuito e non obbligatorio

“Dopo mesi difficilissimi e giornate che non dimenticheremo mai – aggiunge Speranza introducendo il Piano strategico sui vaccini Covid –, il messaggio di fondo è di ragionata fiducia: dentro la tempesta che ancora stiamo vivendo vediamo un approdo, una rotta chiara verso un porto sicuro. Pare probabile che da gennaio avremo i primi vaccini, che non sono ancora approvati, ma gli sudi sono incoraggianti. Ho sempre pensato che la scienza ci avrebbe portato fuori dalla crisi. Serve cautela, ma si vede la luce in fondo al tunnel”.

Nel dettaglio, il Ministro spiega: “L’acquisto del vaccino è centralizzato, e verrà somministrato gratuitamente a tutti gli italiani. È un bene comune ed un diritto da assicurare a tutte le persone, indipendentemente dal reddito o dal territorio in cui vive e lavora. Nessuna diseguaglianza sarà possibile. L’Italia ha opzionato 202milioni 573mila dosi, cifra sufficientemente ampia per poter potenzialmente vaccinare tutta la popolazione e avere dosi di scorta. Per il momento non è necessario, per il Governo, imporne l’obbligatorietà. L’obiettivo è quello di raggiungere l’immunità di gregge”.

Poi il monito: “Facciamo ogni sforzo per non far coincidere la campagna di vaccinazione con una terza ondata. Sarà una campagna vaccinale imponente, bisogna evitare di arrivarci con i presìdi ospedalieri in difficoltà ed il personale sanitario totalmente impegnato contro il Covid”.

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