Politica di Luca Ventrice |

Ultima modifica: 30 Dicembre 2020 7:54

Impianti di risalita, Bertschy: “Aprirli oggi vorrebbe dire farlo per nessuno”

Aosta - A spiegarlo l'Assessore in conferenza stampa: "Non possiamo permetterci di aggiungere danno a danno. Serve una zona gialla almeno con il limitrofo Piemonte, per cominciare a riportare persone in sicurezza su impianti". E aggiunge: "Chiederemo corposi indennizzi per il danno economico subito".

funivia Pilafunivia Pila

La Lega batte il colpo, e spiega che la ricetta per aprire gli impianti e le piste da sci c’è eccome, e si chiama Legge regionale 11, la norma approvata in Consiglio Valle i primi di dicembre, che ha il potere di “bypassare” le strettoie dei Dpcm.

E che infatti a Roma non hanno preso con particolare sportività, impugnando il provvedimento a stretto giro. Oltre a creare dissidi interni alla maggioranza in piazza Deffeyes.

Dall’altra, l’Assessore regionale Luigi Bertschy – che tra le sue deleghe ha proprio gli impianti a fune – risponde risponde all’amo gettato dal “Carroccio”.

Il nodo, insomma, è il turismo stesso.

In conferenza stampa, infatti, Bertschy ha spiegato: “La Legge 11 è stata sostenuta dai gruppi autonomisti, e ci permette di declinare sul nostro territorio le specificità dei servizi, come ad esempio gli impianti a fune. È corretto che arrivasse il segnale che la Valle d’Aosta esiste e ha una visione del futuro, sulla pandemia e della politica. Un anno fa festeggiavamo un milione di primi ingressi agli impianti, aprirli oggi vorrebbe dire farlo per nessuno se non per qualche valdostano. Non possiamo permetterci di aggiungere danno a danno”.

Sulla “pizzicata” del “Carroccio” l’Assessore spiega: “Credo che la stessa Lega abbia provocatoriamente ricordato che abbiamo questa possibilità, ma dobbiamo usarla quando ci sarà un nuovo protocollo, serve una zona gialla almeno con il limitrofo Piemonte, per cominciare a riportare persone in sicurezza sugli impianti. Abbiamo adeguato il protocollo, inviato e proposto al Consiglio dei Ministri per avere una risposta nei prossimi giorni ed avere una data definitiva per la riapertura che non sarà quindi il 7 gennaio, ma auspichiamo non molto più in là”.

La pesante mancanza dello sci

Nel suo discorso, Bertschy si addentra sui problemi che le chiusure stanno portando con sé. Problemi ben noti che l’Assessore ribadisce: “Il settore degli impianti a fune, insieme a tutto il popolo montagnard, ha registrato con il mancato avvio della stagione invernale, una pesante battuta d’arresto per cui chiederemo corposi indennizzi per il danno economico subito. Gli obiettivi a tendere, per il rilancio dello sci in Valle d’Aosta, sono la revisione del modello di governance delle società partecipate per i grandi comprensori, la pianificazione degli investimenti strategici, lo studio di una legge a sostegno dei piccoli comprensori e la promozione e il sostegno alla pratica del fondo e dello sci alpinismo”.

Il 2019, da questo punto di vista, sembra una vita fa: “L’anno scorso di questi tempi festeggiavamo un fatturato di 34 milioni di euro. Oggi il danno economico che stiamo subendo sta tutti in questi numeri: in un fatturato pari quasi a zero ed un settore completamente fermo”.

Luigi Giovanni Bertschy Consiglio regionale
Luigi Giovanni Bertschy – Consiglio regionale

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5 commenti su “Impianti di risalita, Bertschy: “Aprirli oggi vorrebbe dire farlo per nessuno””

  • Bertschy o Ber-sci, in qualità di valdostano mi piacerebbe poter sciare nella mia regione, utilizzando gli impianti finanziati con le mie tasse, usufruendo di un territorio che è nostro prima che dei turisti. Le rammento che lei è stato eletto dai valdostani e deve dare priorità agli interessi dei valdostani. La sua frase “… aprirli oggi vorrebbe dire farlo per nessuno se non per qualche valdostano. Non possiamo permetterci di aggiungere danno a danno” ha un vago sapore… mi dica lei di che cosa.

  • Sig. Balafre poi gli ulteriori costi li paga lei…. purtroppo noi valdostani siamo pochissimi, non sarebbe economicamente vantaggioso aprire gli impianti solo per noi residenti (se rappresentiamo il 5% dell’utenza è già tanto)… forse solo Pila potrebbe eventualmente fare un discorso del genere (visto che è al centro della regione e quindi facilmente raggiungibile da ogni punto della Valle e visto che ai suoi piedi c’è un bacino d’utenza di circa 50.000 persone) ma stazioni come Gressoney , Champoluc o Cervinia rischierebbero di rimanere aperte per poche decine di persone…… tra le due opzioni è meglio che gli impianti rimangano chiusi (altrimenti sarebbero solo costi) e, come dice giustamente l’assessore, in un futuro prossimo bisogna assolutamente consentire gli spostamenti regionali almeno con il Piemonte…… la beffa sarebbe che consentissero di aprire gli impianti a fine gennaio ma continuassero a lasciar chiuse le regioni (nulla d’impossibile vista l’ottusità del governo centrale), nel caso le località sciistiche del Piemonte e della Lombardia potrebbero lavorare tranquillamente mentre la VdA e il Trentino continuerebbero a rimanere isolati e senza turisti…. questa situazione in parte si è già verificata durante queste festività (anche se gli impianti sono chiusi), in Piemonte e in Lombardia è stato possibile raggiungere le seconde case nella stessa regione e quindi almeno c’è stata una piccola boccata d’ossigeno per l’economia di queste località (vedasi negozi, ristoranti , ecc), in VdA e Trentino invece sembra di essere nel deserto del Sahara, neanche ad ottobre è così desolante…. la politica regionale poteva almeno proporre ed esigere la libera circolazione con il Piemonte (viste le nostre piccole dimensioni)

    • Ciao Valdostano,
      forse non ti sei accorto che le seconde case sono tutte aperte e al gran completo. I milanesi, i genovesi e compagnia vacanzeggiante, che hanno anche solo un monolocale in Valle, sono venuti qui prima della chiusura per zona rossa delle festività. Fatti un giro a Cogne, a Courma, ecc. e poi mi dici.
      Aprire Pila non costituirebbe certo un danno, il bacino d’utenza è ampio e desideroso come non mai di sciare. E anche altre località potrebbero almeno puntare al pareggio di bilancio, lavorando con criterio.

  • Parole, vuote, a dimostrazione del niente che i politici hanno investito nello sci sciato in VdA negli ultimi trenta anni, a partire dai corsi sin dalla scuola primaria e incentivando “les classes de neige” serie e sinergiche, e del resto la pochezza dei risultati parla da sola, ma come si sa gli sciatori di domani non votano fino a 18 anni e poi dimenticano, purtroppo.
    Arrendetevi scia solo un esiguo numero di valdostani…. e sono forse appena più numerosi di quelli che parlano correttamente il francese.

  • L’Assessore Bertschy certo non sbaglia a dire che “aprire oggi, significa farlo per nessuno”, ma questo però non vuol dire che sia giusto mantenere il divieto di aprire. Cioè: non mi aspetto certo che – faccio un esempio – Monterosa Ski, anche potendo riaprire, decida di riaprire tutti gli impianti del comprensorio, per 4 valdostani che ci andrebbero. Ma in una società che non sia sovietica, dovrebbe essere Monterosa Ski a decidere quanti impianti aprire, se riaprirli, e a giudicare se sia o no economicamente conveniente farlo e in che misura. Mi rendo conto che ormai in Italia siamo in una specie di grottesca versione della DDR, solo più grigia e opprimente e che ormai non molti non puntano ad altro che tener tutto chiuso per poter aspirare ai 4 soldi dei “ristori” con cui Roma si può comprare a buon mercato il nostro silenzio. E allora che dire: che rimanga tutto chiuso. Andiamo avanti così!

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