Riforma elettorale, chiuso l’iter in Commissione. Ma i dubbi restano

Dall'analisi condotta dalla I Commissione è emerso "il nodo riguardo al quesito referendario" ha detto il presidente Restano. Per il costituzionalista Luciani il quesito non ha carattere di omogeneità. Secondo il professor Morrone, incaricato da Pcp, il referendum è ammissibile.
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Politica

Se il Comitato per la riforma elettorale tira dritto, anzi rialza la posta spiegando che “la richiesta di referendum è pienamente legittima”, la prima CommissioneIstituzioni e autonomia” riunitasi oggi, giovedì 22 dicembre, ha chiuso le audizioni sulla richiesta di referendum consultivo di iniziativa popolare per l’elezione diretta del presidente della Regione.

Martedì scorso era stato audito il costituzionalista Massimo Luciani, seguito poi dai promotori della richiesta di referendum e dal professore Andrea Morrone.

“Questo percorso di approfondimento consentirà al Consiglio di decidere con maggiore cognizione di causa in merito alla richiesta di referendum consultivo – ha spiegato il presidente della Commissione Claudio Restano (GM) –: i pareri dei professori Luciani e Morrone nonché tutta la documentazione saranno ora trasmessi al Presidente del Consiglio per l’iscrizione del punto all’ordine del giorno di una prossima Assemblea e saranno di supporto ai Consiglieri per assumere una decisione in merito”.

I dubbi della Commissione, i pareri opposti nelle audizioni

Dall’analisi condotta dalla “prima” è emerso – come già sollevato in Aula – “il nodo riguardo al quesito referendario – dice ancora Restano –: la proposta di legge n. 58 elenca undici punti essenziali e non presenta quindi un carattere di omogeneità, elemento invece, come rilevato dal professor Luciani, docente incaricato dal Consiglio regionale, che dovrebbe essere caratterizzante di un referendum consultivo, il quale è finalizzato a conoscere l’orientamento degli elettori attraverso un quesito chiaro e omogeneo. C’è poi un ulteriore dubbio che è quello di voler superare con una richiesta di referendum consultivo il giudizio di inammissibilità espresso dalla Commissione per i procedimenti referendari sulla proposta di legge di iniziativa popolare in materia di elezioni regionali. Di diverso avviso il professor Morrone, consulente incaricato dal gruppo Pcp, per il quale, invece, il referendum sarebbe ammissibile e potrebbe essere articolato su tre quesiti”.

“La tematica è delicata vista anche la presenza di due proposte di legge in materia di elezioni regionali depositate in Consiglio, cui se ne aggiungeranno con molta probabilità delle altre – aggiunge il presidente Restano –. Al di là della richiesta di referendum su di un singolo testo e di tutte le complicazioni amministrative che ne conseguono, il Consiglio si dovrà confrontare sulle varie proposte cercando di trovare un’ampia convergenza che riteniamo indispensabile per una norma di questa portata. La riforma elettorale sarà, infatti, uno dei temi che la nostra Assemblea sarà chiamata prossimamente ad affrontare, non solo per la presenza di una richiesta di referendum consultivo, ma per cercare di superare la situazione di instabilità che ha caratterizzato la nostra Regione negli ultimi anni e che è stata richiamata in tutti i programmi elettorali”.

Il Comitato: “Referendum legittimo, il Consiglio Valle deliberi”

Comitato riforma elettorale Piero Lucat e Gabriella Pollani
Comitato riforma elettorale Piero Lucat e Gabriella Pollani

“La richiesta di referendum è pienamente legittima come accertato dalla Segreteria della Presidenza del Consiglio ed il Consiglio ha ora il compito di deliberare senza ulteriori ritardi”. E’ quanto ribadito questa mattina in I Commissione dal Comitato per la riforma elettorale. 

L’audizione è stata l’occasione per ribadire il senso dell’iniziativa. “Ci sono fra le forze politiche ed in Consiglio regionale idee diverse sul tema della elezione diretta del Presidente e della maggioranza che poi è il sistema attualmente vigente in tutte le Regioni italiane. E’ bene quindi sentire la popolazione su questo nodo fondamentale e per questo è utile un referendum consultivo che permetta a tutti di capire qual è l’orientamento della popolazione. Sula base del voto poi il Consiglio regionale potrà legiferare”.

Il Comitato ha chiesto formalmente al Presidente del Consiglio di “convocare nei prossimi giorni i delegati del Cre per discutere nel dettaglio la formulazione della deliberazione sul referendum e del relativo quesito che dovrà essere discussa nel Consiglio regionale dell’11 e 12 gennaio 2023″.

La I Commissione martedì scorso ha audito invece Massimo Luciani, incaricato di redigere un parere sul referendum. Il  professore ha illustrato ai commissari il parere “riservandosi di integrarlo con gli elementi emersi in commissione e con ulteriori osservazioni”, senza quindi ancora depositarlo.
Avrebbe comunque già evidenziato problemi legati all’ammissibilità della richiesta referendaria.
Argomentazioni che Progetto Civico Progressista reputa però “deboli”.

Chiara Minelli e Erika Guichardaz hanno poi chiesto e ottenuto l’audizione del Prof. Andrea Morrone, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Bologna, per l’illustrazione di un secondo parere chiesto dal gruppo consiliare

“Secondo Morrone la richiesta di referendum consultivo è legittima perché rispetta tutti i requisiti previsti dalla legge regionale 19/2003 per la sua presentazione ed il suo svolgimento e perché non esistono nella l.r. 19 limiti di ammissibilità per un referendum consultivo.  – spiega in una nota Pcp – La legge afferma inoltre il dovere per il Consiglio regionale di deliberare in merito alla richiesta di referendum”.

Secondo Morrone, inoltre, il quesito va “formulato dal Consiglio in collaborazione con il comitato promotore del referendum. Il Consiglio deve individuare le materie omogenee su cui chiedere agli elettori di pronunciarsi. L’indicazione è di individuare tre materie omogenee: elezione diretta del Presidente della Regione, formula elettorale maggioritaria, parità di genere nella rappresentanza politica regionale”. Inoltre, secondo il docente, “la partecipazione politica tramite lo strumento dei referendum costituisce un diritto costituzionale che non può essere compresso dalle istituzioni regionali.”

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