Un Corpo di polizia locale regionale, con mezzi, armamenti e formazione comuni. A proporne l’istituzione sono Lega Valle d’Aosta e La Renaissance Valdôtaine, che annunciano il deposito di una proposta di legge in Consiglio Valle.
“È una riforma su cui lavoriamo dal 2018”, ricorda Andrea Manfrin, capogruppo della Lega VdA. “Sarebbe un unicum: la prima regione ad adottare un modello simile”.
La proposta nasce con l’obiettivo di superare le disparità nell’erogazione del servizio tra aree urbane e montane, le difficoltà di coordinamento nelle emergenze che richiedono interventi su più territori, le diseconomie di gestione per i piccoli Comuni e l’impossibilità, per gli agenti, di operare al di fuori del proprio territorio comunale.
Il Corpo, posto alle dirette dipendenze della Regione, avrebbe un organico stimato di circa cento agenti, distribuiti in comandi territoriali corrispondenti alle attuali Unités des Communes valdôtaines.
La riforma prevede anche il riconoscimento, sul piano contrattuale, delle funzioni già svolte dagli agenti: polizia stradale e giudiziaria, compiti ausiliari di pubblica sicurezza e soccorso in caso di calamità. Il Corpo di polizia locale regionale entrerebbe inoltre a far parte del comparto sicurezza, accanto ai Vigili del fuoco e al Corpo forestale.
L’accesso avverrebbe tramite concorso pubblico, con formazione obbligatoria, dotazioni comuni – dall’armamento individuale alle uniformi, fino agli automezzi e all’addestramento – e l’istituzione della figura del comandante del Corpo.
“Professionalizziamo questa figura”, aggiunge Manfrin. Sylvie Spirli, capogruppo in Consiglio comunale ad Aosta, sottolinea invece come la proposta possa contribuire a superare le attuali carenze di organico della polizia locale, in particolare nella Plaine.

Distretti del commercio contro la desertificazione
L’altro tema sul quale i due movimenti presentano una proposta comune è quello della desertificazione commerciale.
“Quando chiude un negozio perdiamo un presidio sociale, un punto di riferimento”, sottolinea Eleonora Baccini de La Renaissance Valdôtaine, ricordando come, secondo i dati citati Confcommercio, la Valle d’Aosta abbia il 28% di negozi sfitti.
La proposta di legge che sarà depositata in Consiglio Valle riprende in parte quella sui distretti del commercio già presentata dalla Lega nella scorsa legislatura e successivamente bocciata.
Si tratta, spiega Baccini, di “strumenti di governance del territorio”: aree nelle quali Comuni, imprese, associazioni di categoria e altri soggetti pubblici e privati si aggregano attorno a un progetto condiviso per rilanciare il tessuto commerciale, coordinando politiche economiche e urbanistiche.
La nascita e la sperimentazione quinquennale dei distretti – ne potrebbero essere attivati al massimo due contemporaneamente – sarebbero seguite da un tutor dedicato. A sostegno dell’iniziativa sono previsti contributi regionali per complessivi 2,5 milioni di euro nel quinquennio 2026 – 2032, oltre a sgravi fiscali: i Comuni potrebbero favorire la crescita dei distretti attraverso una riduzione di Tari e Imu fino al 30%.
L’adesione comporterebbe però anche un vincolo: gli enti non potrebbero autorizzare l’apertura di nuove grandi strutture di vendita nelle aree limitrofe, pena la decadenza del distretto.
“Spesso ci si ferma a ragionare sui fondi, quando avrebbe più senso parlare di strategie”, evidenzia Giovanni Girardini, presidente de La Renaissance. “Come Regione siamo un unicum in molti ambiti, eppure manca una politica commerciale regionale”.
