Carcere, minori e disabilità tra problemi vecchi e soluzioni nuove: il 2025 visto dalla Difensora civica

Le criticità ci sono: problemi sul lavoro nelle amministrazioni pubbliche, quelli di organico nel carcere e l’inverno demografico. Ma, nel 2025 presentato dalla Difensora civica Adele Squillaci - anche garante dei detenuti, minori e persone con disabilità - anche evoluzioni in positivo.
La difensora civica Adele Squillaci
Società

Le criticità ci sono, ed è inevitabile. Problemi sul posto di lavoro nelle amministrazioni pubbliche – e nei Comuni in particolare –, quelli di organico nella Casa circondariale, oltre ad un rapporto sempre ondivago con una dirigenza che cambia sovente. Così come l’inverno demografico, questione che coinvolge tutto il Paese.

Ma, ha spiegato la difensora civica della Valle d’Aosta Adele Squillaci – garante dei detenuti, dell’infanzia e dell’adolescenza e delle persone con disabilità – durante la sua relazione annuale, i dati dell’attività del suo ufficio nel 2025 hanno visto anche delle evoluzioni. E delle situazioni in miglioramento.

Qualche dato del 2025

Complessivamente, i casi trattati lo scorso anno sono stati 283, portati all’attenzione della difensora civica nelle sue funzioni proprie da 107 utenti. L’età media è di 56 anni.

“Il 2025 è stato un anno segnato da contraddizioni, sofferenza e speranza, considerato lo scenario internazionale e le criticità emerse in Italia e sentite anche nella nostra Regione – ha detto Squillaci –. Dai colloqui con le cittadine e i cittadini sono emerse perplessità e scarsa chiarezza nel modo di comunicare delle pubbliche amministrazioni, soprattutto per coloro in difficoltà economiche o privi degli strumenti culturali per tradurre un linguaggio complesso”.

Come detto, “quest’anno, i Comuni sono stati in percentuale l’Ente più interpellato”, ha ricordato la difensora civica. Infatti, i numeri parlano di 91 casi trattati, il 69 per cento dei quali sono riferiti al Comune di Aosta.

Segue la Regione con 84 casi, che hanno coinvolto principalmente la Sovraintendenza agli studi (30 casi) e i Dipartimenti delle politiche sociali (28) e del personale (7). Sono, invece, 21 i casi che hanno riguardato l’Usl, 15 l’Agenzia delle Entrate e 11 l’Inps.

L’Ufficio ha ricevuto anche 35 richieste improprie per cui “si può solo dare un consiglio e non intervenire a tutela del cittadino”.

Quanto alle materie trattate, 88 casi hanno riguardato i rapporti istituzionali, 23 le sanzioni amministrative e altrettanti la circolazione stradale. Seguono l’impiego pubblico con 18 casi e i servizi sanitari con 12.

Ma, ha aggiunto Squillaci, le amministrazioni stanno compiendo importanti sforzi per digitalizzare i servizi e supportare gli utenti. Tuttavia, dal confronto con i cittadini, emerge che tra i fattori che determinano scarsa fiducia nelle istituzioni potrebbero esserci la mancanza di risposte esaustive dovute anche alla carenza di organico e, in pochi casi, comunicazioni non chiare e coerenti”.

Non solo: “Tra i cittadini che si rivolgono all’Ufficio, emergono spesso difficoltà nella comprensione degli iter amministrativi, talvolta legate a fragilità personali o diffidenza – dice ancora Squillaci –. Nella maggior parte dei casi, il confronto con la pubblica amministrazione conferma, comunque, la correttezza delle procedure, anche se la comunicazione con i cittadini, soprattutto in materia di sanzioni amministrative, può essere migliorata”.

Molti utenti segnalano infatti di non aver ricevuto avvisi di raccomandata e di essersi ritrovati con cartelle elevate. Episodi che – dice la difensora – “tra il 2024 e il 2025, avrebbero coinvolto 1.700 persone”.

“Rilevo che, purtroppo, alcuni cittadini affetti da patologie fisiche o mentali si sono rivolti all’Ufficio con e-mail quotidiane con un linguaggio offensivo, da cui traspare la rabbia degli utenti – dice sempre Squillaci –. Ciò ha comportato un significativo aggravio di lavoro e per un caso si è resa necessaria la segnalazione in Procura. L’impegno per i prossimi anni è di formare tutto lo staff per rispondere in maniera sempre più adeguata alle varie richieste e far conoscere il ruolo del Difensore civico soprattutto fra i giovani”.

Il carcere di Brissogne, tra problemi nuovi e vecchi

Carcere di Brissogne

Nel 2025, in qualità di garante dei detenuti, l’Ufficio ha trattato 73 casi. Dei 153 detenuti nella Casa circondariale di Brissogne, in 30 (il 20 per cento) si sono rivolti alla garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale per un totale di 36 colloqui. Ha usufruito del servizio anche un’operatrice che svolgeva attività nell’istituto.

La prevalenza dei casi è strettamente connessa al rapporto con il carcere. Infatti, 42 casi su 73 riguardano le condizioni di detenzione, il rapporto con il personale, i trasferimenti e il lavoro. 14 casi, invece, riguardano l’Usl della Valle d’Aosta per le visite mediche e 17 coinvolgono il Ministero della giustizia o questioni private.

L’età media dei detenuti che hanno richiesto un colloquio era di 38 anni: il più giovane aveva 19 anni, il più anziano 57.

A Brissogne, c’è stato un aumento della popolazione carceraria, passando dai 102 del 2022 ai 153 del 2025. Resta alto il numero di detenuti stranieri: nel 2025 sono stati 87 su 153, ovvero il 56,9 per cento.

Non ci sono problemi di sovraffollamento – precisa ancora la garante –, ma si registra ancora la mancanza di personale sia sul fronte amministrativo, in particolare per un istruttore contabile, sia tra gli agenti di polizia penitenziaria. Non sono stati assunti agenti a copertura dei pensionamenti e sono state assegnate alcune agenti, pur in assenza di una sezione femminile”.

E aggiunge: “Fortunatamente, le capacità e la professionalità del personale dell’istituto hanno impedito il verificarsi nel 2025 di atti autolesionistici e suicidi, fenomeno in continuo aumento nel resto d’Italia – dice ancora Squillaci –. Molto è stato fatto dal personale medico e dagli psichiatri, personalizzando le cure e centellinando la prescrizione di farmaci che possono creare dipendenza ed è stato attivato il servizio di telemedicina”.

Sulla diminuzione delle attività dell’Associazione valdostana volontariato carcerario, la garante segnala: “Ho appreso dalla Presidente che nel 2025 molte iniziative, come la coltivazione dello zafferano, l’apicoltura e il teatro, non sono state autorizzate determinando difficoltà anche finanziarie per l’associazione. Non è nemmeno proseguita l’attività artigianale della vendita dei manufatti alla Fiera di Sant’Orso. Tale situazione è legata presumibilmente alla necessità di rispettare la normativa dell’ordinamento penitenziario, ma nei colloqui con i detenuti è sempre stato evidenziato positivamente il contributo dei volontari e delle attività proposte. Auspico quindi che la Direzione carceraria possa individuare, per il 2026, soluzioni che consentano di dare continuità a iniziative apprezzate, nel rispetto delle procedure previste dalla normativa”.

Altra questione è la stabilità della Direzione. “Eravamo contenti, negli ultimi anni, di avere una titolare che rimanesse qui. Poi, è stata sostituita da un’altra persona, a sua volta sostituita per tre mesi dall’attuale responsabile, assegnata qui per tre mesi. Spero non si ripropongano idirettori reggenti da inseguire’”.

I minori, in costante diminuzione in Valle

Sono tre, invece, le persone che nel 2025 si sono rivolte alla Garante per l’infanzia e l’adolescenza, per un totale di sette casi trattati.

L’ente maggiormente coinvolto è stato la Regione, con tre casi che riguardavano la Sovraintendenza agli studi, seguita dall’Usl con due casi). I restanti due casi non erano di competenza della garante perché riguardavano problemi presenti in un’altra regione e l’amministrazione locale della giustizia.

I temi trattati hanno riguardato tendenzialmente l’istruzione e i servizi sanitari, in particolare gli obblighi vaccinali: “Nel 2025 sono stati pochi gli utenti che mi hanno contattata per questioni riguardanti i minori – dice sempre Squillaci –. L’organo di garanzia è ancora poco conosciuto ma il dato denota anche il generale buon funzionamento dei servizi sociali, con i quali ci si interfaccia spesso. Dobbiamo anche considerare la costante diminuzione del numero dei minori in Valle d’Aosta: al 31 dicembre 2025 erano 17.660, il 3,1 per cento in meno rispetto all’anno precedente, di cui 8.518 femmine, quindi 248 unità in meno, e 9.142 maschi, 310 unità in meno”.

C’è dell’altro: “Anche nel 2025 continua a preoccupare l’elevato numero di adolescenti con problemi di disturbi alimentari che si avvalgono delle strutture di Psichiatria e dei relativi ambulatori dell’Usl già a partire dall’età di 10 o 11 anni – ha aggiunto –. L’azienda sanitaria è impegnata a migliorare l’approccio terapeutico in un’ottica sempre più multidisciplinare e personalizzata, anche tramite la predisposizione di spazi di confronto e terapia per i genitori. Un dato positivo, dovuto anche a questa importante riorganizzazione, riguarda la lieve riduzione degli accessi ai servizi dedicati rispetto al periodo post pandemia”.

I minori presenti nelle comunità socio-educative della Valle d’Aosta a fine 2025 erano 82, di cui 34 minori stranieri non accompagnati. Quindici minori sono invece ospiti di strutture fuori Valle. 

Cresce il numero delle persone con disabilità

La difensora civica Adele Squillaci
La difensora civica Adele Squillaci

Infine, sono stati 41 i casi esaminati dalla garante dei diritti delle persone con disabilità proposti da 14 utenti con un’età media di 53 anni.

Di questi, 23 hanno avuto come destinatario la Regione, in particolare il Dipartimento politiche sociali, seguito da quello dei trasporti e mobilità sostenibile. Gli unici due enti locali interessati sono stati il Comune di Aosta (quattro casi) e il Comune di La Salle (due casi). Cinque le richieste improprie per cui ci si è limitati a dare un consiglio, come previsto dalla normativa.

“Un primo aspetto da sottolineare è la crescita, anche in Valle d’Aosta, delle persone con disabilità. Dal 2023 al 2025, le persone con un’invalidità maggiore del 35 per cento sono passate da 11.196 a 11.736 – il 4,8 per cento in più – e quelle con disabilità da 5.726 a 6.906 (20,6% in più).

A questo proposito, la garante ricorda “l’avvio in Valle della sperimentazione della riforma della disabilità che si protrarrà fino al 31 dicembre 2026 per poi entrare in vigore in tutta Italia dal 1° gennaio 2027. In quest’ottica occorre promuovere ulteriori collaborazioni e sinergie per dare delle risposte alle persone con disabilità e ai caregiver”.

“Dai colloqui con gli utenti – aggiunge –, emerge un alto rischio di esclusione nella scuola, nel lavoro e nella società. I familiari non possono più sobbarcarsi e occuparsi a tempo pieno di figli, parenti o amici, soprattutto quando si è anziani già molto provati o con problemi di salute”.

Nel 2025 è stato, inoltre, avviato un dialogo con il Dipartimento regionale di Protezione civile e le associazioni che tutelano le persone con disabilità, con iniziative dedicate alla gestione delle emergenze e all’inclusione delle persone con specifiche necessità. Il tema è stato approfondito anche con enti locali, volontariato e Terzo settore, richiamando l’importanza dei Piani di emergenza inclusivi e della figura del disability manager, introdotta nel 2024.

Per Squillaci, in chiusura, “occorre munire tutte le pubbliche amministrazioni valdostane di maggiori risorse umane e strumentali per la disabilità, considerando i numeri in crescendo e l’insieme di norme che stanno attuando una riforma epocale”.

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