Caro energia, welfare e salari: il Savt chiede responsabilità al Consiglio Valle

“Non sarebbe comprensibile né giustificabile – scrive in una nota del direttivo confederale del sindacato autonomo valdostano - che le attuali fibrillazioni portassero ad una nuova crisi”.
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Un richiamo “al senso di responsabilità tutto il Consiglio regionale” giunge dal direttivo confederale del Savt, riunitosi oggi, venerdì 18 febbraio. Il monito del sindacato autonomo valdostano giunge in ragione del fatto che “vi sono temi importantissimi da affrontare nel breve-medio terminie e “non sarebbe comprensibile né giustificabile che le attuali fibrillazioni portassero ad una nuova crisi”, con il “conseguente ulteriore stallo dell’attività politico-amministrativa”.

Secondo l’organizzazione sindacale, la “prima tematica alla quale fare fronte è la crisi energetica che è diventata di grande attualità negli ultimi giorni” e “che rischia di mettere in ginocchio famiglie e imprese”. Su questo il Savt, “in attesa che si possano adottare dei provvedimenti regionali di sostegno”, auspica che “si dia vita ad una massiccia campagna di informazione verso le famiglie”, affinché intanto aderiscano alla “possibilità offerta dalla CVA di avere lo sconto in bolletta del 40%”.

Dopodiché, “seguito della pandemia e delle difficoltà che le persone hanno dovuto affrontare a livello sanitario”, il direttivo confederale del sindacato “ritiene, inoltre, che si debba dare vita al più presto al fondo sanitario integrativo regionale”. In ambito sanitario, poi, non è “più rinviabile l’approvazione del Piano per la salute e il benessere sociale”, documento “più che mai fondamentale” per “andare a porre rimedio alle lacune emerse nell’attuale modello di gestione durante la pandemia”.

Infine, il Savt, “preso atto che i salari italiani sono tra i più bassi d’Europa e che le famiglie fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese”, evidenzia la necessità di “un confronto ed un dibattito in merito alla contrattazione regionale di primo o di secondo livello nei vari settori produttivi”. Un’esigenza che nasce dal bisogno di “integrare quanto previsto dai contratti collettivi nazionali, che si dimostrano non del tutto adeguati a garantire il giusto potere di acquisto”.

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