Società di Silvia Savoye |

Ultima modifica: 7 Aprile 2020 12:16

Dalla Toscana alla Valle d’Aosta, il medico volontario della Croce rossa: “Ho visto tanta dedizione”

Aosta - Massimo Rinaldi, 61 anni chirurgo oncologo di Chiusi, cittadina in provincia di Siena, è fra i medici che hanno risposto all’appello della Croce rossa italiana.

Massimo RinaldiMassimo Rinaldi

“Io parto”. Sono bastate poche parole al dottor Massimo Rinaldi per comunicare alla moglie e ai suoi sei figli l’intenzione di andare come volontario in prima linea nell’emergenza Coronavirus.

“Ho comunicato semplicemente loro la mia intenzione. Non si sono opposti, sanno come sono fatto. Mi hanno solo chiesto di fare attenzione”.

Il 61enne chirurgo oncologo di Chiusi, cittadina in provincia di Siena, è fra i medici che hanno risposto all’appello della Croce rossa italiana e che dal 1° aprile si trova qui in Valle d’Aosta. Volontario di lungo corso, con diverse missioni compiute in Africa ma anche in Albania alla fine degli anni Novanta, Rinaldi è un libero professionista, ricercatore presso l’Università di Chieti.

“Ho deciso di mettermi a disposizione perché ho visto tanti miei colleghi in difficoltà, credo che in questo momento ci sia bisogno di collaborare”.  Nella nostra regione sta prestando servizio presso le microcomunità del territorio.

“Al momento ho visto una grande professionalità da parte sia dei colleghi che del personale infermieristico e delle Oss. Certo c’è grande stanchezza, si convive con la paura, ma la dedizione che ho visto è incredibile”. Lo ricorda il dottor Rinaldi, la passione è uno dei motori di questo lavoro. “Lo stress più grosso è che ti trovi impotente. Non possiamo guarire tutti, ma proviamo a prenderci cura di tutti, anche soltanto entrando in relazione con loro. Bastano pochi minuti, incrociare il loro sguardo che ti chiede aiuto e fargli capire che noi ci siamo. Questo è fondamentale”.  Diversi anziani si sentono abbandonati dai propri cari. “Ognuno ha la propria storia, cerchiamo di aiutarli mantenendo i contatti con i familiari con una telefonato o videochiamata”.

La giornata del dottor Rinaldi, così come quella dei suoi colleghi, che lo hanno raggiunto nei giorni scorsi, inizia la mattina presto. “Facciamo il giro della struttura, controlliamo i parametri, cerchiamo di capire quali sono le maggiori criticità”. Non ci sono orari. “Sto imparando tanto in questi giorni, mi sto confrontando con me se stesso, con il senso della vita che può cambiare nel giro di pochissimo. ” Rinaldi rimarrà nella nostra regione fino al 21 di aprile, in seguito tornerà a casa, ma prima di riabbracciare la propria famiglia dovrà stare due settimane in quarantena precauzionale.

Cosa rimarrà di questa esperienza? “Sicuramente dovremo cambiare le nostre abitudini. I virus sono su questo pianeta prima di noi, dobbiamo essere noi ad adattarci. Il futuro può essere positivo, se da una società con una competizione sfrenata, come quella attuale, si arriva ad una società di cooperazione”.

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