Il 70% dei nuclei che hanno chiesto il “bonus spesa Covid” ad Aosta è italiano

Il dato è emerso questa mattina, duranti i lavori della terza Commissione consiliare "Servizi alla persona". Più di una domanda su due, complessivamente, è arrivata dalla zona nord ovest della città, con criticità segnalate anche nel Centro storico.
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Il 70% delle 733 domande ammesse dal Comune di Aosta per l’utilizzo dei buoni spesa per i nuclei più esposti alle ripercussioni economiche dell’emergenza Covid sono arrivati da famiglie di cittadinanza italiana.

Il dato è emerso questa mattina, durante i lavori della terza CommissioneServizi alla persona” del Capoluogo, illustrato dall’Assessora alle Politiche sociali Clotilde Forcellati.

L’identikit tipo dei fruitori principali dell’ultima tranche della misura anticrisi, stando ai dati comunali, parla di una larga fetta di popolazione composta da abitanti della zona ovest della città – tra quartiere Cogne e Saint-Martin –, che hanno perso il lavoro o hanno problemi cronici dovuti alla disoccupazione o pensionati dal reddito molto basso.

Delle 733 domande prese in carico, si diceva, quelle pervenute da cittadini italiani sono state 511. Seguono le richieste di cittadini marocchini (83, pari all’11%), rumeni (32 domande, pari al 4%), dominicani (28, ovvero il 4%), tunisini (14 domande, il 2%), albanesi (12 domande, il 2%), cinesi (10 domande, l’1%) e cubani (7 domande, l’1%). Le richieste presentate da persone di altre cittadinanze – Senegal 4, Brasile 4, Peru 4, Algeria 3, Serbia 2, Moldavia 2, Egitto 2, Congo 2, Ucraina 1, Siria 1, Polonia 1, Pakistan 1, Nigeria 1, Libano 1, Croazia 1, Guinea 1, Francia 1, Cameron 1, Costa d’avorio 1, Bielorussia 1, Bosnia 1 – assommano tutte assieme al 5%.

Riguardo le professioni ed il genere, invece, su tutte le 837 domande ricevute, si segnalano un 14% di donne ed un 9% di uomini che hanno dichiarato di essere disoccupati. I cittadini che hanno dichiarato di essere operai sono stati il 13% per quanto riguarda le donne ed il 16% per gli uomini, mentre le persone che hanno scelto di non dichiarare la propria professione sono state donne per il 15% e uomini per il 5%.

In Commissione, Forcellati ha spiegato: “Il dato sulle zone è molto significativo: più di una domanda su due è stata fatta tra quartiere Cogne e Saint-Martin, che si conferma la zona più in difficoltà dal punto di vista economico assieme al Centro storico, che polarizza grandi ricchezze e grandi povertà, e la zona del quartiere Cogne e Saint-Martin che vedono assieme circa il 75% delle domande. Da qui dobbiamo partire, questi dati ci confermano la bontà di progetti per sostenere la popolazione in queste zone”.

Il 9% delle domande è arrivato invece dai quartieri Saint-Roch e Dora, mentre la collina di Aosta e le frazioni – Porossan, Signayes, Arpuilles ed Excenex – si confermano le zone con che hanno visto una minore richiesta.

Le difficoltà a coinvolgere i negozi di prossimità

Nella relazione assessorile si legge che “La scelta di utilizzare le attività commerciali di prossimità, condivisa in alcune riunioni con le organizzazioni di categoria in modo tale che anche il commercio locale potesse avere un ritorno economico in relazione alla crisi economico/sanitaria, non è stata purtroppo colta dalle stesse attività”.

Anzi, “i punti vendita che hanno partecipato all’iniziativa hanno aderito solamente dopo una ricerca mirata sul territorio attraverso un coinvolgimento ed una rassicurazione telefonica o addirittura di persona sia sulle modalità di rimborso sia sulla procedura stessa. Ciò ha richiesto molto tempo e soprattutto un’incertezza nella prima fase dell’operazione. È emerso in seguito anche attraverso i contatti telefonici che, mediamente, gli utenti che hanno aderito al bonus, avrebbero preferito potersi recare presso punti vendita di grandi dimensioni rispetto ad altri di dimensioni più ridotte”.

Le domande pervenute

Rispetto alle domande, dalla relazione si può constatare che quelle pervenute in fascia C, quindi con un Isee tra i 5000 e gli 8500 euro sono state il 39,45% (289 nuclei), mentre quelle in fascia A – con Isee inferiore a 3000 euro sono state il 29,47% (217 nuclei).

Le domande pervenute in fascia B, con un Isee tra 3000 e 5000 euro sono state il 27,22% (199 nuclei), mentre quelle facenti parte della fascia D, rappresentano le richieste con Isee corrente (17.000 euro massimi) sono state il 3,87% (28 nuclei).

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