In 300 a Fénis per la 46ª Rencontre valdôtaine

Il tradizionale rendez-vous in programma ieri – domenica 7 agosto – a Tsantì de Bouva, ha preso il via con la Società filarmonica di Fénis, il gruppo storico Le Cors dou Heralt e l’esibizione del coro ChanteEnvers.
Rencontre Fénis - Photo Paolo Rey
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Sono stati 300 i partecipanti alla 46ª Rencontre valdôtaine, in programma ieri – domenica 7 agosto – a Tsantì de Bouva, dove l’intera comunità di Fénis ha festeggiato gli emigrati valdostani e le loro famiglie.

Il tradizionale rendez-vous – arrivato al termine di un ciclo di quattro conferenze sulla memoria dell’emigrazione, organizzate sul territorio regionale a partire da giugno, e una mostra dedicata ai movimenti migratori allestita nella sala di Tsantì de Bouva – ha preso il via con la Società filarmonica di Fénis, il gruppo storico Le Cors dou Heralt e l’esibizione del coro ChanteEnvers.

Per il Presidente della Regione Erik Lavévaz, la Rencontre “permette certamente di riunire le famiglie di chi un tempo ha lasciato la Valle d’Aosta. Ma l’emigrazione è anche un fenomeno attuale e vediamo numerosi giovani valdostani che, cittadini d’Europa e del mondo, attraversano i confini per raggiungere i loro obiettivi di lavoro e di vita”.

“Loro costituiscono già una rete importante – ha aggiunto – che va sostenuta per valorizzare le energie di tutti questi valdostani e valdostane sparsi. E la Francofonia, di cui la Valle d’Aosta fa parte, costituisce un patrimonio inestimabile per il futuro dei nostri giovani, nel nostro universo sempre più interconnesso, dove il multilinguismo è la chiave di molte opportunità”.

“Questa piccola regione è molto orgogliosa delle sue figlie e figli emigrati che hanno saputo, lontano dai parenti, trovare la propria vocazione e forgiare la propria identità”, ha detto invece il sindaco di Fénis Mattia Nicoletta, ricordando quella dell’emigrazione come una scelta non sempre facile, “anche se le condizioni attuali non sono difficili come quelle del passato”.

Gérard Schrepfe, presidente del Comité fédéral des sociétés d’émigrés valdôtains si è invece concentrato sul fenomeno del riscaldamento globale e la siccità, spiegando come “abbiamo ricevuto una bella regione dai nostri genitori e spetta a noi trasmetterla alle nuove generazioni. Gli emigranti hanno lasciato la Valle per motivi economici e politici, e non vorremmo vedere una nuova ondata di partenze, questa volta per ragioni legate al clima”.

Per rallentare gli effetti del cambiamento climatico “sono necessarie azioni sia collettive sia individuali – ha spiegato ancora Schrepfe –: bisogna cambiare il modo di vivere e reinventare il rapporto umano con la natura. Non sarà facile, ma la posta in gioco è alta: vivere e lavorare in campagna, preservare la cultura e le tradizioni e trasmettere ‘la Valle d’Aosta’ con le sue bellezze, le sue ricchezze ei suoi valori umani”.

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