Presentata la ricerca dell’Università sugli asili nido di Aosta, a supporto del servizio

Lo studio è stato commissionato dall’Amministrazione comunale e realizzato con l’Ateneo valdostano per un investimento di circa 23mila euro. Ne emerge "un significativo livello di soddisfazione", ha detto l'assessora Forcellati, e qualche criticità sull'accesso ai servizi, la flessibilità e le comunicazioni.
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Società

Cercare di recepire le indicazioni delle famiglie dei minori in età 0-3 anni, sia frequentanti sia non, del il servizio degli asili nido d’infanzia di Aosta per comprendere i loro bisogni e le loro necessità, per orientare la risposta dell’Amministrazione comunale.

Questo l’obiettivo di uno studio sul campo realizzato da un ricercatore dell’Università della Valle d’Aosta, i cui risultati sono stati anticipati nella mattina di ieri, venerdì 28 luglio, in una conferenza stampa.

Lo studio “Bisogni sociali ed educativi delle famiglie con figli da 0 a 3 anni nella Città di Aosta”, commissionato dall’Amministrazione comunale e realizzato in collaborazione con l’Ateneo valdostano per un investimento di circa 23mila euro, è stato condotto dal ricercatore Manuel Finelli, assegnista in Sociologia generale, sotto la responsabilità scientifica di Massimo Angelo Zanetti, docente di Sociologia generale del Dipartimento di Scienze umane e sociali, sezione di ricerca in Scienze umane e sociali per il territorio, dell’Ateneo valdostano.

Prima dell’attività sul campo sono state condotte alcune interviste agli attori del territorio, tra i quali rappresentanti degli Enti pubblici, soggetti erogatori dei servizi, associazioni ed enti del terzo settore e organizzazioni sindacali, in modo da stabilire alcune aree tematiche che poi sono state approfondite attraverso “focus groupcon i genitori.

La ricerca

La presentazione della ricerca dell'Università della Valle d'Aosta. Da sx: Massimo Zanetti, Gianni Nuti e Clotilde Forcellati
La presentazione della ricerca dell’Università della Valle d’Aosta. Da sx: Massimo Zanetti, Gianni Nuti e Clotilde Forcellati

La ricerca si è sviluppata in poco meno di un anno e mezzo di attività, a partire dalla primavera dello scorso anno, e ha visto la partecipazione di 42 interlocutori, 11 dei quali di nazionalità straniera, di età compresa tra i 26 e i 52 anni, su 540 nuclei familiari con almeno un/a minore nella fascia 0-3 anni.

La percentuale di persone coinvolte, pari a circa l’8 per cento del totale, “costituisce – come spiegato dal responsabile scientifico dell’UniVdA Zanetti – un campione stratificato per i diversi target di interesse per la ricerca, anche in una prospettiva di intervento, risultando di dimensioni apprezzabili per un’indagine qualitativa, ovvero tesa a dare profondità analitica allo studio”.

Lo studio ha fatto emergere risultati e indicazioni rese immediatamente operative – dicono dal Comune -, e ricomprese nel nuovo regolamento degli asili nido d’infanzia approvato in Consiglio comunale lo scorso 26 luglio, la cui revisione – spiega sempre l’Amministrazione – “era indispensabile alla luce delle novità introdotte nel servizio dalla fine dello scorso anno (nuova formula di gestione attraverso concessione, accreditamento delle strutture e delle attività in ambito socio-educativo, aumento dei posti da 126 a 150, 24 dei quali reperiti sul mercato privato in attesa della nuova struttura da realizzare nel quartiere Dora con fondi Pnrr).

“Nel complesso la percezione dei sui servizi per l’infanzia da 0 a 3 anni è stata positiva – spiega l’assessora alle Politiche sociali Clotilde Forcellati -. La maggioranza dei partecipanti ha espresso un significativo livello di soddisfazione soprattutto rispetto alle strutture e alla gestione dei nidi, elogiando la dedizione e la competenza delle educatrici, la diversificazione e la qualità dell’alimentazione, la flessibilità dell’erogazione e la validità della programmazione didattica”.

“Inoltre – aggiunge -, è stato apprezzato l’ingaggio attivo dell’Amministrazione comunale, il valore aggiunto costituito da un progetto partecipativo nella formulazione delle politiche per l’infanzia. Infatti, a prescindere dal livello di soddisfazione e dall’articolazione delle considerazioni critiche, per molte/i partecipanti è stato importante essere ascoltati e conoscere altre persone che condividono situazioni, difficoltà e desideri perché soprattutto quando non ci sono adeguate reti famigliari, amicali o sociali di supporto, la neo-genitorialità è un’esperienza per cui il confronto con altri genitori è fondamentale”.

Dalla ricerca sono emersi anche degli ambiti in cui implementare le politiche per le famiglie con minori 0-3. Indicazioni sui margini di miglioramento hanno riguardato soprattutto la facilitazione dell’accesso ai servizi, l’aumento della flessibilità degli stessi e l’incremento della comunicazione tra Ente pubblico e famiglie per garantire più trasparenza e facilità di reperimento delle informazioni”.

“I servizi della prima infanzia sono stati oggetto di una riforma silenziosa ma importantissima, che cambia il modo in cui la pubblica amministrazione si interfaccia con il privato sociale, coinvolgendo una pluralità di servizi e migliorando la performance educativa – ha detto il sindaco Gianni Nuti -. Era nostra ferma intenzione, anzi un’azione programmata, far sì quando si produca innovazione si affianchi la ricerca, capace di dare indicatori per misurare la trasformazione prodotta ed i suoi effetti, e riesca a dare le logiche e le prospettive per lo sviluppo successivo”.

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