Qualità dell’aria, Aosta raggiunge la sufficienza. Ma Legambiente storce il naso

Il dato emerge dal dossier “Mal’Aria" dell'Associazione ambientalista: su 98 città analizzate solo 15 ottengono la sufficienza, tra le quali il Capoluogo regionale. Legambiente però frena: "la ricerca si riferisce soltanto ad inquinanti ‘standard’". E si chiede che idee abbiano i candidati Sindaco per la Cogne.
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Solo il 15% delle città italiane raggiunge la sufficienza per la sua qualità dell’aria, e tra queste 15 – su 98 analizzate – c’è anche Aosta.

È quanto emerge dal dossier nazionale di Legambiente Mal’Aria – Edizione speciale” diffuso oggi, mercoledì 30 settembre, nel quale vengono confrontati i dati sulle concentrazioni delle polveri sottili e del biossido d’azoto (Pm10, Pm2,5, NO2) dal 2014 al 2018 con i rispettivi limiti suggeriti dall’OMS: 20µg/mc per il Pm10; 10 µg/mc per il Pm2,5; 40 µg/mc per il NO2.

Vincoli di gran lunga più stringenti rispetto a quelli della legislazione europea, dal momento che piazzano il limite medio annuo a 50 µg/mc per il Pm10, 25 µg/mc per il Pm2,5 e 40 µg/mc per il NO2.

“Il quadro che emerge dal confronto realizzato nel dossier è preoccupante – scrive in una nota Legambiente Valle d’Aosta –: solo il 15% delle città italiane analizzate raggiunge la sufficienza, essendosi sempre o quasi mantenuto al di sotto dei limiti di sicurezza OMS. Insomma, a livello nazionale non tira, come si suol dire, una buona aria, e questo incide pesantemente sulla salute dei cittadini. Le morti premature dovute ad inquinamento in Italia sono, infatti, circa 60.000 all’anno”.

Un risultato positivo per il Capoluogo valdostano che però non accontenta l’Associazione ambientalista: “In un quadro tanto sconfortante – si legge ancora nel comunicato –, fortunatamente Aosta rientra nel gruppo delle appena 15 città con una qualità dell’aria nella norma, pur attestandosi appena sulla sufficienza: un risultato dignitoso, ma che non può soddisfarci. Molto infatti si può e si deve ancora fare per aumentare la quota di mobilità sostenibile, abbattere le emissioni da riscaldamento degli edifici e, di conseguenza, rendere più salubre l’aria che respiriamo. In questo senso, le forze politiche che si confrontano negli ultimi giorni di campagna elettorale per le elezioni amministrative ad Aosta, sembrano pronti ad impegnarsi per un’Aosta più verde, sostenibile”.

Infatti, aggiunge Legambiente, “come viene specificato nel testo del dossier, la ricerca si riferisce soltanto ad inquinanti ‘standard’, presenti in tutte le città, in quanto riconducibili essenzialmente a due forme di inquinamento presenti in ogni area urbana: le emissioni delle auto e degli impianti di riscaldamento. Tuttavia, contesti urbani con particolari fonti inquinanti (e il dossier cita appunto Terni, Aosta e Vicenza, sedi di acciaierie) risentono in modo notevole della situazione specifica locale. In questo senso, la ‘sufficienza in pagella’ del capoluogo valdostano va, a nostro avviso, relativizzata”.

La politica si dimentica della Cogne

“Come associazione – aggiunge Legambiente – non possiamo non osservare che i problemi connessi all’impatto della CAS sulla qualità dell’aria di Aosta e della Plaine risultano totalmente assenti dalla campagna elettorale comunale, come sono stati spesso trascurati nel dibattito regionale. Come se non fossero anni che si discute delle emissioni diffuse che fuoriescono non filtrate dagli edifici ormai vetusti (i più recenti risalgono agli anni 80 del secolo scorso, ma ce ne sono di datati 1916!), costituite soprattutto da polveri contenenti metalli pesanti tipici del ciclo produttivo dell’acciaio: cromo e nikel. L’Azienda ha affrontato varie campagne di rinnovamento degli apparati produttivi e del sistema di aspirazione fumi, ma le strutture, lo ricordiamo, sono di proprietà della società VDA Structure, partecipata al 100% dalla Regione”.

Una politica “silente” che l’Associazione cerca di tirare fuori dal guscio rivolgendosi direttamente ai due pretendenti alla fusciacca di Aosta, Gianni Nuti e Giovanni Girardini: “Il nostro Circolo, con la consulenza ed il supporto tecnico dell’Ufficio Scientifico di Legambiente Nazionale, propone ormai da due anni l’avvio di un processo graduale di ristrutturazione e, ove fosse necessario, di totale sostituzione dei capannoni industriali, ma allo stato attuale nessuna forza politica ha manifestato interesse a questa ipotesi. E allora Legambiente pone ai due candidati a Sindaco al ballottaggio per la guida della città le seguenti domande: Cosa pensate dell’impatto ambientale dell’acciaieria? Avete intenzione di fare pressione perché un piano di ristrutturazione venga finalmente avviato? Siete consapevoli del ruolo di ogni Sindaco come responsabile della salute pubblica? E, infine, sapete che la lotta al cambiamento climatico porterà, nel medio termine, ad una nuova e più severa normativa comunitaria sulle emissioni industriali?”.

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