Saint-Vincent, al “Cottolengo” il 95% degli ospiti è positivo al covid-19. “Siamo stati lasciati soli come cani”

Su 22 ospiti cinque sono deceduti e 15 risultano positivi. Lo sfogo della direttrice Suor Clara: "Siamo stati abbandonati. Quando tutto finirà andremo via, non c'è più motivo di restare qui. Nessun'altra regione in questa emergenza si è comportata in questo modo con le nostre strutture per anziani". 
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Il 23% degli ospiti deceduti, il 95% positivo. Sono i numeri drammatici della  struttura protetta Cottolengo di Saint-Vincent. Dei 22 ospiti della struttura cinque, risultati poi positivi al coronavirus, sono deceduti nelle ultime settimane mentre 15 dei 16 rimasti risultano, in base ai referti dei tamponi ricevuti martedì, contagiati.
Numeri che da soli però non raccontano il dramma che la struttura sta vivendo. “Siamo stati abbandonati e lasciati soli come cani” denuncia la direttrice Suor Clara.

I primi sintomi del virus sono arrivati nella struttura attorno al 17 di marzo. “Uno dei nostri ospiti, che abbiamo subito messo in isolamento, ha iniziato ad avere le prime linee di febbre e i primi sintomi di bronchite” racconta la religiosa “Con il suo medico di base abbiamo chiesto che gli venisse fatto il tampone. Nel frattempo la febbre aumentava con i giorni e quando il medico è tornato gli ha riscontrato una polmonite, disponendo il ricovero immediato.” L’anziano è stato trasportato al Pronto soccorso del Parini di Aosta dove è arrivato intorno alle 19. “Tre ore dopo volevano rimandarcelo indietro, ma io mi sono rifiutata. Al mattino si è poi avuta notizia dell’esito, positivo, del tampone e poche ore dopo del decesso”.

Altri ospiti nei giorni successivi hanno manifestato i sintomi del virus e anche per loro è arrivato l’isolamento e la richiesta di tampone. “Che però ci è stato rifiutato. Stranamente più avanti con i giorni sono arrivati a farlo ad una ospite, risultata poi positiva”. Il 3 aprile scorso tutta la struttura è stata tamponata. “Ci hanno però detto di andare noi a prenderci all’Usl i tamponi, di farli e poi restituirli”. L’esito dei referti è stato infausto: “ad eccezione di un ospite tutti gli altri sono risultati positivi”.
Il virus ovviamente non ha risparmiato neppure gli operatori: due Oss sono in mutua, di cui una risultata positiva e l’altra in attesa di tampone, una cuoca è in quarantena, così come un operatore polivalente, “ai quali però non fanno il tampone nonostante i sintomi”. Nella stessa situazione è una delle infermiere part-time “ha supplicato più volte di esser sottoposta a tampone perché ha i sintomi e ha un bambino di quattro anni, ma al momento non gli è stato fatto”.

La struttura ha cercato da sola di far fronte alla situazione. “A singhiozzi ci sono stati consegnati dei Dpi, una o due scatolette di mascherine chirurgiche, cinque tute e qualche camice monouso e poi una trentina di quelle Fpp2, che però oggi ci hanno detto che non vanno bene, ma che dobbiamo usare le Fpp3. Per fortuna abbiamo la sede centrale di Torino che ci sta rifornendo”.
Due Oss sono state assunte nei giorni scorsi e una ditta coinvolta nella sanificazione e igienizzazione. “Stiamo facendo degli investimenti enormi, però continuo a venire insultata e minacciata di possibili multe o denunce da chi si è ricordato di noi solo negli ultimi giorni. ”

Dalla scorsa settimana nella struttura è arrivato il pool di medici incaricato dall’Unità di crisi regionale di seguire l’emergenza Coronavirus sul territorio. “Stiamo continuando a ricevere richiami in modo sgarbato da parte delle autorità, che ci accusano di aver fatto dei pasticci, ma stiamo pagando per dei loro errori, siamo stati trascurati e ora veniamo trattati come untori. Io posso anche portare il peso di tutte le colpe, che in cuor mio so di non avere, ma non posso dimenticare le parole che ho sentito pronunciare, la mancanza di rispetto e dignità per le persone. Ci hanno detto di non intasare con i nostri anziani l’ospedale, che non hanno risorse da buttare per persone che stanno per morire. La realtà può anche essere questa, ma le parole per descriverla potevano sicuramente essere altre”.

La religiosa racconta dei problemi burocratici riscontrati per poter fornire ossigeno agli ospiti. “Fino a qualche giorno fa non c’era una procedura che consentiva ai medici di base di prescrivere l’ossigeno. Ad un nostro ospite abbiamo dovuto dare l’ossigeno di un’altra, che in quel momento sembrava poterne fare a meno. Sono una suora e so che non posso salvare le persone ma sicuramente posso aiutarle a morire dignitosamente e non soffocate come dei cani. L’altra sera ci è stato portato qui davanti un nostro ospite rimandatoci indietro dall’Ospedale, sono state le nostre Oss a doverlo trasferire dall’ambulanza alla struttura”.
E’ un fiume in piena Suor Clara quando racconta ciò che vissuto in questi giorni: “Per la constatazione di un decesso è arrivato un medico alle 23 e mi ha lasciato nello spiraglio della porta un foglio. Gli ho chiesto perché non entrasse e lui mi ha risposto che c’era già tutto scritto sul foglio. Mi chiedo è questo il rispetto per le persone che si ha? Stiamo mandando giù molti bocconi amari.” E poi i cortocircuiti di comunicazione. “Il 6 aprile scorso mi è arrivata dal comune un’ordinanza di isolamento per una signora che era deceduta il giorno prima in ospedale. Abbiamo capito che gli uffici comunali non sono informati dei decessi o ricoveri in ospedale”.

L’emergenza sanitaria è ancora in corso e il bilancio della struttura c’è il rischio che diventi ancora più pesante. “Abbiamo a che fare con persone fragili, non credo sia finita qui. Questa pandemia lascerà un segno su tutta la Valle d’Aosta e anche su Saint-Vincent”. La cittadina termale potrebbe infatti dover dire addio alla Struttura Cottolengo. “L’intenzione è quella di andarcene appena finisce tutto, non c’è più motivo di restare qui. Ne abbiamo parlato con la direzione di Torino, nessun’altra regione in questa emergenza si è comportata in questo modo con le nostre strutture per anziani”.

0 risposte

  1. Suor Clara grazie ! Grazie per tutto quello che fa’ ,spero che non chiudiare mai.Se mai saro’anziana e ne avro’ bisogno ,vorrei poter trovare un posticcino da voi anche per Gigi.
    Un grazie infinito

  2. Suor Clara , grazie 🙏
    Quelle videochiamate che ci concedete di fare sono una grande cosa , pur essendo cosi occupati a far di tutto per farli stare bene
    Ho sempre paura di chiamare e non vedere più quella mano che mi saluta , ma vederlo per me vuol dire sperare
    Grazie a tutti

  3. Mi dispiace Suor Clara!!
    “Ci hanno detto di non intasare con i nostri anziani l’ospedale, che non hanno risorse da buttare per persone che stanno per morire.”
    Parlano (poco) di anziani e morti in maniera molto superficiale, PERSONE che sono/erano genitori o nonni di qualcuno…ma non di chi “gestisce” le questioni…burocratiche.
    Grazie per la sua cura.

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