Sanità, i sindacati medici si rivolgono alla politica: “Servono impegno, stabilità, progettualità e ascolto dei professionisti”

A scriverlo Anaao-Assomed, Aaroi-Emac, Anpo, Cimo, Fesmed, Fvm, Savt Santé e Snr-Fassid. I problemi sono diversi: "Siamo in attesa del nuovo atto aziendale (da quasi un anno), le posizioni professionali sono ferme dal 2012, gli investimenti economici e dirigenziali bloccati da tempo".
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Passata per il momento la “buriana” dell’emergenza Covid – il bollettino regionale di oggi non fa segnare nuovi positivi nelle ultime 24 ore, a fronte di un guarito e una sola persona ricoverata al “Parini” – i sindacati di categoria della Dirigenza Medica-Sanitaria-Veterinaria fanno capire, forte e chiaro, che i problemi non mancano. Anzi.

L’affievolirsi della situazione sanitaria dovuta al virus – scrivono in una nota Anaao-Assomed, Aaroi-Emac, Anpo, Cimo, Fesmed, Fvm, Savt Santé e SnrFassid – “sta facendo emergere una preoccupante deriva della politica valdostana. Finita la lotta contro un nemico comune, che per qualche mese ha obbligato le forze politiche a convergere su tematiche sanitarie, le schermaglie e i giochi di potere tra le compagini di maggioranza e opposizione sono riprese”.

I guai della situazione sanitaria regionale – proseguono le sigle sindacali, rinfocolando critiche già espresse di recenteha origini lontane.

Il problema politico

Ciò che i sindacati medici scrivono lascia poco spazio ad interpretazioni, più o meno sibilline. La responsabilità politica c’è, ed è chiara come il sole: “Molteplici maggioranze hanno imposto le proprie quote’ in Azienda, rivelatasi più paralizzata che propositiva. In pochi anni si sono susseguiti più di 5 assessori, con inutili perdite di tempo, di competitività ed emorragie di professionisti e competenze che, dunque, non si configurano quali emergenze dell’ultimo minuto”, si legge.

L’obiettivo, però, non è quello di “tentare adesso di trovare dei facili colpevoli da mettere alla gogna mediatica”, che secondo le sigle sindacali “non solo non ha senso né giustificazione, ma rischia di destabilizzare ulteriormente un sistema che si trova ancora nel pieno della bufera. Non vorremmo trovarci a settembre, magari con l’ennesima recrudescenza della pandemia, a non sapere nemmeno a quali soggetti politico-amministrativi dover fare riferimento”.

L’addio di Pescarmona e una nuova organizzazione della Sanità

“L’ex DG, il dott. Pescarmona, lasciando in fretta e furia le redini dell’Azienda Usl, ha fatto una scelta personale, probabilmente poco giustificabile e alquanto discutibile sotto il profilo della responsabilità gestionale in un momento così critico – prosegue la nota intersindacale –. Tale scelta, tuttavia, non era preventivabile da nessuno e nessuno ne può essere ritenuto responsabile, se non lo stesso autore della dipartita”.

Da qui, un lavoro di “parte dell’attuale direzione strategica aziendale e l’Assessore alla Sanità insieme ai Sindacati della Dirigenza Medica, Sanitaria e Veterinaria per la ripartenza post pandemia e, sebbene complicati, sono in corso trattative e accordi per concepire una nuova organizzazione della Sanità Regionale: ciò, in questo momento di grande difficoltà, rappresenta per noi un segno di grande responsabilità che ci induce a considerare la nomina di un altro Assessore alla Sanità controproducente per tutti”.

Serve un nuovo atto aziendale

“Siamo in attesa del nuovo atto aziendale (da quasi un anno) – proseguono i sindacati –, le posizioni professionali sono ferme dal 2012, gli investimenti economici e dirigenziali (pianificazione e piano della salute) bloccati da tempo. Ora, dopo anni, tutto ciò è finalmente oggetto di attenzione da parte dell’assessorato alla Sanità: noi non vogliamo perdere altro tempo prezioso, non vogliamo il crollo definitivo della nostra sanità pubblico-ospedaliera”.

Con una preoccupazione in più: “Che il territorio della sanità valdostana, già deturpato e impoverito dalle precedenti gestioni politiche, torni ad essere terra di conquista – scrivono ancora le organizzazioni sindacali –, con un immobilismo e un’assenza di programmazione a medio-lungo termine che da troppo tempo caratterizza il panorama politico regionale valdostano”.

Basta alle polemiche e ai sensazionalismi

Poi, i sindacati medici fanno un appello doppio. A partire dal richiamo all’unità: “Coloro che, con un lavorio sommerso e con gli onori della cronaca, perpetrano instabilità e alimentano dissensi e confusione in un momento di quiete dopo una pandemia (e una probabile recrudescenza autunnale), non hanno evidentemente a cuore la salute pubblica e non hanno intenzione di confrontarsi con i professionisti della sanità. Noi siamo disponibili da anni e per altrettanto tempo non ci ha ascoltato quasi nessun politico regionale, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora auspichiamo confronti e proposte invece che illazioni strumentali da chi, magari, sinora ha fatto poco o nulla per la sanità ospedaliera valdostana”.

Un “basta alle polemiche, ai cavilli e ai sensazionalismi volti ad attuare ribaltoni o rimpasti, la maggior parte delle volte a mezzo stampa” che si aggiunge ad un altro “basta”, questa volta rivolto alle “mediocri boutade giornalistiche su sospette irregolarità, nomine, assunzioni, omonimie (in una valle di 120 mila abitanti e 3000 dipendenti Usl, difficile non incorrere in parentele con un rapporto di 1 su 40, contando minorenni e pensionati): se ci sono delle irregolarità, si auspica che sia la magistratura a farle emergere e ad agire di conseguenza”.

Poi l’altro appello, quello che torna dritto alla politica: “Durante la pandemia i medici e i sanitari hanno fatto con senso di responsabilità sociale la loro parte e ora attendono: adesso attendono dalla politica impegno, stabilità, progettualità e ascolto dei professionisti che in sanità lavorano. Solo in questo modo, si potrà uscire dall’impasse dettata dalla ‘fuga’ del direttore generale e dall’estenuante periodo pandemico”.

“È ora di lavorare, insieme, per un reale ed efficace rilancio dell’unica azienda sanitaria regionale invece di fare ancora polemiche che, tra immobilismo ed incertezze, hanno contribuito e contribuiscono a ridurla ai minimi storici di credibilità ed efficienza”, chiudono le organizzazioni sindacali.

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