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Ultima modifica: 3 Agosto 2020 10:09

Cazzanelli e Ratti ripetono, in estiva, il “trittico del Freney” 38 anni dopo Casarotto

Aosta - Le due guide alpine del Cervino hanno ripetuto il concatenamento di tre vie nel bacino del Frêney, sulle orme del grande alpinista veneto che aveva compiuto l'impresa nel 1982, in inverno e in solitaria.

François Cazzanelli e Francesco RattiFrançois Cazzanelli e Francesco Ratti

Trentotto anni dopo Renato Casarotto – che però l’aveva fatta in invernale, nel febbraio ’82 -, François Cazzanelli e Francesco Ratti hanno firmato la ripetizione estiva dell’impresa nota come “trittico del Freney”.

Le due guide alpine del Cervino sono partite mercoledì 29 luglio dal fondo valle, dalla frazione di Freney in Val Vény, dove inizia il sentiero per il rifugio Monzino e dopo 46 ore sono arrivati al Combal, dove parte il sentiero per il rifugio Gonnella.

L’obiettivo, centrato, era quello di effettuare questo concatenamento, estremamente tecnico, nel periodo estivo e il più velocemente possibile.

Percorsa la via Ratti-Vitali sulla parete ovest dell’Aiguille Noire de Peuterey, la via Gervasutti-Boccalatte le due guide sono arrivate al Picco Gugliermina, dove hanno bivaccato sotto un grosso sasso, al riparo da un temporale.

Da lì, il giorno seguente, Cazzanelli e Ratti hanno proseguito per la via Bonington fino al Pilone Centrale del Frêney, per giungere poi in vetta al Monte Bianco dove hanno continuato fino al rifugio Gonnella per poi scendere – dopo una breve sosta – per il Combal ed arrivare al punto di partenza.

Il livello di difficoltà, in arrampicata nel periodo estivo, per questo concatenamento si aggira tra il TD e il TD+ (forti difficoltà alpinistiche su roccia e ghiaccio), con grandi dislivelli in salita per raggiungere gli attacchi, per gli spostamenti, per le discese.

Mentre quello di Cazzanelli e Ratti è a tutti gli effetti un concatenamento effettuato il più velocemente possibile ed in estate; ai suoi tempi, Casarotto insistette perché si parlasse, nel suo caso, di “trittico”, effettuato in inverno e in solitaria, con la filosofia del vivere la montagna come una simbiosi perfetta tra Uomo e Natura.

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