Un, due, tre stella! di Osservatorio Astronomico della Valle d'Aosta |

Ultima modifica: 29 Maggio 2020 12:14

Arturo, il pezzo grosso del nostro vicinato galattico

Nus - Nell'attesa di riaprire al pubblico, i ricercatori dell'Osservatorio Astronomico ci danno un suggerimento per l’osservazione casalinga del cielo. Oggi si va alla scoperta di Arturo, “il guardiano dell’orsa”, la stella gigante arancione circa 25 volte più grande del Sole.

La costellazione di Boote con la brillante stella Arturo (in basso, al centro)La costellazione di Boote con la brillante stella Arturo (in basso, al centro)

Questo scorcio finale di primavera segna la fase della ripartenza nella complessa gestione collettiva della pandemia. Vale la pena ribadire che non è finita e che siamo ancora chiamati a fare la nostra parte con senso di responsabilità e ragionevolezza, per non vanificare gli sforzi finora compiuti. L’Osservatorio Astronomico resta perciò ancora chiuso al pubblico. Stiamo lavorando per mettere in atto tutte le misure che, nel rispetto delle indicazioni delle autorità competenti, ci permetteranno di accogliere nuovamente i visitatori durante l’estate. Nel frattempo abbiamo avviato una corposa serie di attività online: sul sito www.oavda.it trovate i link ai nostri social, per seguirci su Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e iscrivervi alla nostra newsletter, in modo da essere tempestivamente aggiornati.

Nell’attesa di proporre dal vivo le nostre iniziative, con modalità adatte all’attuale contingenza, diamo qualche suggerimento per l’osservazione casalinga del cielo, grazie alla cortese ospitalità di AostaSera.it. Ringraziamo di cuore la redazione e in generale tutti gli organi di informazione per il prezioso e vitale lavoro che da diversi mesi stanno compiendo, per tenerci aggiornati in questa difficile situazione.

Dopo il tramonto, quando il buio comincia a calare, compare già piuttosto alta in cielo una affascinante costellazione primaverile, che dà bella mostra di sé per buona parte della notte. Si chiama Boote, nome che ai più non sarà familiare. Il termine, di origine greca, significa bifolco. Magari starete pensando: come se non ci fossero già abbastanza bifolchi in giro, ai quali negli ultimi anni si sono aggiunti hater e troll online, ce li dobbiamo ritrovare anche in cielo… Se ai nostri giorni, in seguito ai tortuosi percorsi dell’evoluzione del linguaggio, la parola ha preso il senso colloquiale di maleducato, originariamente indicava una figura dal ruolo sociale non indifferente: il pastore. E non un pastore qualsiasi, ma il guardiano dei buoi, cioè l’allevatore cui spettava il delicato compito di gestire le bestie che trainavano l’aratro nei campi. Insomma, il bifolco per millenni è stato responsabile di un passaggio fondamentale di quella che oggi chiamiamo filiera agro-alimentare. Merita certamente una costellazione!

Il riconoscimento astronomico l’hanno meritato anche i buoi custoditi da Boote. Per gli antichi Romani, infatti, le sette stelle del Grande Carro, nella costellazione dell’Orsa Maggiore, erano proprio i buoi cui mettere il giogo per arare il campo. Sette buoi da traino, in latino, si dice “septem triones”, da cui deriva la parola italiana settentrione che indica il nord. Infatti l’Orsa Maggiore è una costellazione della regione settentrionale del cielo. Rammentiamo che il Grande Carro, nella moderna concezione del cielo, non è una costellazione a sé stante, bensì una parte della più ampia costellazione dell’Orsa Maggiore. In particolare, il Grande Carro contiene proprio le sette stelle più brillanti dell’Orsa Maggiore. Nella visione greca della costellazione costituiscono la parte posteriore dell’animale, con una lunga e inusuale coda.

Il Grande Carro aiuta a individuare la stella Arturo
Il Grande Carro aiuta a individuare la stella Arturo – Credit: Elena Lazzaretto

Come molti sanno, il caratteristico disegno del Grande Carro ci aiuta a individuare il Polo nord celeste, accanto al quale si trova la Stella Polare. Da quasi tutta l’Italia possiamo vedere il Grande Carro a ogni ora della notte e in ogni notte dell’anno (ovviamente a meno di ostacoli alla vista come un edificio o una montagna) senza che scenda mai sotto l’orizzonte, mentre compie il suo giro attorno al Polo nord celeste. L’instancabile marciare dei sette buoi che stanno arando il campo del cielo è in realtà un moto apparente. Infatti la Terra ruota da ovest verso est attorno al proprio asse, puntato verso il Polo nord celeste. Non abbiamo però percezione di questo movimento e l’impressione è che a muoversi sia ciò che è fuori dalla Terra, ovvero il cielo, spostandosi in senso opposto, da est verso ovest.

La coda dell’Orsa Maggiore ci riporta proprio a Boote. Se immaginiamo di prolungarne la curvatura, suggerita dalle tre stelle del timone del Grande Carro, giungiamo alla stella più brillante della costellazione di Boote. Si chiama Arturo, che è la versione italiana del nome tradizionale di questa stella, Arcturus, che deriva a sua volta dal greco antico e significa “il guardiano dell’orsa”. Il nome della stella, quindi, è un indizio della sua posizione in cielo. Ma se Boote è il guardiano dei buoi, perché la stella Arturo bada all’orsa? Se avete le idee un po’ confuse, non preoccupatevi. Il cielo è una meravigliosa tela su cui tutti i popoli, di ogni epoca e in ogni parte del mondo, hanno dipinto con la fantasia immaginifici disegni, grazie ai quali hanno immortalato storie e leggende della propria cultura. Nel corso del tempo le tradizioni si sono sovrapposte, stratificate, miscelate, ben prima dell’era della globalizzazione. La scienza astronomica ha poi colto fior da fiore, selezionando in modo arbitrario spunti anche molto differenti tra loro. Questa sorta di patchwork è divenuto il canone oggi condiviso e riconosciuto da tutti gli studiosi a livello internazionale.

Arturo non è solo la stella più brillante della costellazione di Boote. Facendo una graduatoria di quanto appaiono luminose le circa 6.000 stelle visibili a occhio nudo dalla Terra, è la quarta in classifica, dopo Sirio (di cui abbiamo parlato in una precedente puntata di questa rubrica), Canopo e Alfa Centauri (entrambe non visibili alle nostre latitudini). Di questo quartetto, però, solo Arturo si trova nell’emisfero boreale del cielo. Ciò fa di Arturo la stella più brillante in assoluto della metà settentrionale della volta celeste. Se qualcuno si è stupito leggendo di una stella che si chiama come una persona, comprenderà ora che è vero il contrario: sono le persone che si chiamano come la stella, per omaggiarne la magnificenza.

Le scoperte dell’astrofisica hanno aggiunto ulteriore ‘pedigree’ a questo bellissimo astro. Oggi sappiamo che Arturo è una stella gigante arancione. Pur avendo una massa appena superiore a quella del Sole, ha un diametro di 35 milioni di km, quindi è circa 25 volte più grande della nostra stella. La temperatura del gas dei suoi strati esterni (principalmente idrogeno), di circa 4.500 °C, le conferisce un tipico colore aranciato che, nel cielo buio di Saint-Barthélemy, si nota bene anche a occhio nudo. Tenendo conto di questi fattori, Arturo risulta essere ben 115 volte più luminosa del Sole, limitandoci esclusivamente all’emissione di luce visibile. Infatti la stella ha anche una cospicua emissione nell’infrarosso: se consideriamo tutte le bande dello spettro elettromagnetico, la sua luminosità complessiva arriva a circa 200 volte quella del Sole. Trovandosi alla distanza di 37 anni luce, si tratta della stella in assoluto più grande e intrinsecamente brillante posta entro 50 anni luce dal Sole. Il nostro collega Davide Cenadelli la chiama, a ragione, “il pezzo grosso dei nostri dintorni galattici”.

Ricordiamo sempre che ‘dintorni’ in questo contesto va inteso in senso astronomico. Infatti un anno luce corrisponde a quasi 10.000 miliardi di km, mica bruscolini. La luce di Arturo che vediamo in queste sere ha impiegato ben 37 anni ad attraversare lo spazio tra la stella e noi. Se avete 37 anni, quindi, potete ammirare la luce che Arturo ha emesso in passato, al tempo della vostra nascita. La cosa è doppiamente affascinante se… vi chiamate proprio Arturo!

Non è l’unico viaggio nel tempo, per così dire, che la stella più brillante della costellazione di Boote ci permette di fare. Ci mostra anche come sarà il Sole in un futuro lontano. Mentre la nostra stella sta vivendo il pieno della sua maturità, grazie alla reazioni nucleari di fusione dell’idrogeno in elio, Arturo è una stella anziana, con un’età stimata tra 6 e 8 miliardi di anni, in cui è attiva la fusione dell’elio in carbonio e ossigeno. Senza entrare nei dettagli tecnici, il nostro Sole tra circa 5 miliardi di anni si incamminerà su una strada analoga. Tra le varie fasi che attraverserà, ci sarà anche quella di gigante arancione, nella quale si trova attualmente Arturo.

L’articolo è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione LOfficina del Planetario che gestisce il Civico Planetario “Ulrico Hoepli” di Milano (lofficina.eu).

Confronto tra le dimensioni della stella Arturo e del Sole (in alto)
Confronto tra le dimensioni della stella Arturo e del Sole (in alto) – Credit: Edit from Bob King

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