Vi aggiorno sulla situazione in Valle d’Aosta, sul confronto con altre regioni e su qualche confronto internazionale, utilizzando gli scarsi dati offerti dalla Protezione Civile Italiana ed uno dei tanti database internazionali sulla pandemia (Wordometers). Alla fine parleremo della fase due che stiamo vivendo.
LA SITUAZIONE IN VALLE D’AOSTA
Nei grafici che rappresentano la situazione valdostana giorno per giorno, si può osservare che tutti i parametri sono in netto miglioramento.
I nuovi casi sono ridotti a poche unità.

I decessi sono ridotto a zero o vicini allo zero.

Le guarigioni avvengono tutti i giorni.

Ed infine i casi attivi, che sono i soggetti in trattamento (e che quindi non sono né guariti né deceduti), sono in costante diminuzione dai circa 700 del mese di marzo agli attuali poco più di 100.

Nei grafici che invece rappresentano gli eventi in modo cumulativo, si evidenziano il rallentamento della curva dei nuovi casi, la crescita costante dei guariti e la sostanziale costanza della curva dei deceduti.

E, per quanto riguarda le modalità assistenziali dei casi attivi, i ricoveri in rianimazione sono pressoché scomparsi, i ricoveri in reparti Covid in lento ma progressivo rallentamento e gli isolamenti domiciliari in rapida riduzione.

LA SITUAZIONE IN ITALIA E IN ALTRE REGIONI DEL NORD
In Italia, come tutti i media riportano quotidianamente, la situazione si va lentamente normalizzando, con una riduzione forse troppo lenta ma costante sia dei nuovi casi, sia dei decessi giornalieri. Il grafico mostra la situazione dall’inizio della pandemia al 20 maggio.

I guariti aumentano regolarmente, i decessi hanno rallentato significativamente, i pazienti critici si sono ridotti sensibilmente ed anche i pazienti non critici mostrano un andamento favorevole.

Nel confronto con le altre regioni d’Italia la Valle d’Aosta continua ad essere seconda soltanto alla Lombardia per numero di decessi rapportati alla popolazione generale.

La curva dei casi attivi è invece a noi favorevole in quanto si è drasticamente ridotta, dopo essere stata la peggiore in Italia, oltre che in anticipo rispetto alle altre regioni considerate. Attualmente, nel confronto con le altre regioni del nord maggiormente colpite, abbiamo il numero di casi percentualmente minore.

L’analisi dei casi critici conferma le stesse conclusioni.

CONFRONTI INTERNAZIONALI
Per offrirvi qualche confronto internazionale, ho riportato le stesse statistiche tra Italia, Francia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti aggiornate al 19 maggio. Da quando la Spagna ci ha superati agli inizi di aprile non siamo più i peggiori in quanto a decessi ed i nostri casi attivi sono diventati i più bassi rispetto ai confronti eseguiti. Va però tenuto conto che la pandemia in Italia è iniziata con un anticipo di una o due settimane rispetto agli altri Paesi (lo si vede particolarmente bene nei confronti con Stati Uniti e Regno Unito, anche se quest’ultimo da qualche giorno non fornisce questo dato).
Se fate attenzione alla scala delle ordinate (quella verticale) potete confrontare i livelli della nostra regione rispetto all’Italia intera.




LA FASE DUE
Siamo in fase due e le cose non sembrano cambiate rispetto ai giorni di lockdown. Ovviamente è necessaria una osservazione più prolungata nel tempo per confermare questa analisi. Rispetto alle incertezze dei primi tempi abbiamo qualche consapevolezza in più:
- Il virus sembra abbastanza stabile, per cui ci sono buone speranze per un vaccino che però arriverà probabilmente solo fra molti mesi
- I farmaci antivirali non hanno dato risultati molto soddisfacenti, tuttavia buone speranze sono riposte nell’utilizzo del plasma dei soggetti guariti. Ma soprattutto sono molto migliorate le terapie di supporto, quelle cioè che mantengono l’organismo in grado di combattere l’infezione, fenomeno testimoniato dalla riduzione percentuale dei casi gravi e dei decessi
- Le procedure di tracciamento sembrano essere state avviate, anche se nessun dato analitico è offerto all’opinione pubblica
- Il contagio avviene soprattutto col contatto stretto ed in ambienti al chiuso con persone infette piuttosto che dal contatto con le superfici contaminate, che rivestono un ruolo minore
- Il distanziamento sociale funziona, ma oltre ad essere mantenuto per quanto possibile deve essere accompagnato dal frequente lavaggio delle mani, dal non toccarsi naso bocca ed occhi e dall’uso delle mascherine
- A proposito di queste ultime va ricordato che servono a ridurre l’emissione delle goccioline con l’aria espirata, quindi sono un mezzo per proteggere gli altri dal possibile contagio da parte nostra, e non viceversa
Per tutto ciò aspettiamoci quindi di dover convivere ancora a lungo con il coronavirus, le cui “curve” si manterranno probabilmente basse, ma senza tendere allo zero, e mostreranno qualche aumento (speriamo lieve!) dovuto a contagi intrafamiliari e nei luoghi di incontro per piccoli gruppi di persone.
Coraggio, andiamo avanti!