I ghiacciai coprono la carenza di neve. Pubblicato uno studio sulla siccità nivale nelle Alpi italiane

Lo studio spiega che le siccità nivali del 2022 e del 2023 hanno visto una aumento della fusione dei ghiacciai rispettivamente del 75 e del 65% in Valle d'Aosta rispetto al periodo di riferimento 2011–2021.
Il ghiacciaio del Rutor il 18 luglio 2022
Ambiente

Le siccità nivali — ovvero i periodi caratterizzati da una marcata carenza di precipitazioni nevose — stanno diventando sempre più frequenti nelle regioni montane, con ripercussioni dirette sulla disponibilità di acqua a valle.

È quanto emerge da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Hydrology and Earth System Sciences, che ha analizzato il ruolo dei ghiacciai alpini durante l’evento estremo del 2022/23, con un focus specifico sui bacini della Dora Baltea, in Valle d’Aosta, e dell’Adda, in Lombardia.

Lo studio The 2022–2023 snow drought in the Italian Alps doubled glacier contribution to summer streamflow è frutto della collaborazione fra Fondazione Cima, Arpa Valle d’Aosta, l’Università di Genova, l’Università di Milano Bicocca e il Servizio Glaciologico Lombardo.

Temperature elevate, poca neve: il ruolo chiave dei ghiacciai

Le temperature superiori alla media e le scarse precipitazioni degli ultimi anni – spiega lo studio – hanno determinato una forte riduzione dell’accumulo nevoso invernale. In questo scenario, la ricerca – resa nota da Arpa – evidenzia come i ghiacciai alpini abbiano svolto un ruolo determinante.

Infatti, la fusione glaciale ha registrato un incremento molto significativo arrivando anche a raddoppiare o triplicare il proprio contributo ai deflussi rispetto alle condizioni ordinarie.

La fusione glaciale in numeri

Nello specifico, la ricerca ha messo a confronto le siccità nivali del 2022 e del 2023, rilevando un aumento della fusione glaciale fino al +148 per cento rispetto al periodo di riferimento 2011–2021.

Questo incremento, unito alla riduzione delle portate fluviali, ha fatto sì che il contributo dei ghiacciai ai deflussi estivi raggiungesse valori massimi dell’83 per cento in Lombardia e del 75 per cento in Valle d’Aosta nel 2022, per poi attestarsi rispettivamente al 61 e al 65 per cento nel 2023.

“Quattro meccanismi”

Lo studio individua quattro meccanismi principali che, stando ai dati, regolano questa dinamica. Anzitutto, un anticipo dell’inizio della stagione di fusione, anche fino a sei settimane prima rispetto alla mediana del periodo 2011/21.

A questo si aggiunge un’intensificazione del contributo della fusione glaciale ai deflussi complessivi, un possibile anticipo del picco stagionale di fusione e un prolungamento della stagione di fusione fino al tardo autunno.

Una risorsa da proteggere e monitorare

I risultati dello studio – spiega una nota – “confermano quanto i ghiacciai abbiano contribuito a mitigare gli effetti della siccità nivale, garantendo un apporto idrico prezioso nei momenti di maggiore carenza”.

Un ruolo che, sottolineano gli autori della ricerca, “rende necessario includere la dinamica glaciale nella pianificazione e nella gestione delle risorse idriche alpine, in un contesto di cambiamento climatico in cui questi eventi sono destinati a ripetersi con maggiore frequenza”.

Il ghiacciaio del Rutor il 18 luglio 2022
Il ghiacciaio del Rutor il 18 luglio 2022

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