"Un accordo quadro regionale sul lavoro e l’occupazione che consenta di definire le risorse pubbliche disponibili nel bilancio regionale per l’anno 2013". A chiederlo è la Segreteria del Sindacato Autonomo Valdostano Travailleurs, per uscire dal tunnel della disoccupazione, "visti anche i continui tagli da parte del Governo centrale, operati in un ottica di semplice riduzione della spesa pubblica".
Il Savt, pur apprezzando gli sforzi messi in atto dalla Giunta Regionale con il piano triennale delle politiche del lavoro, ritiene necessario "un ulteriore sforzo da parte di tutti gli attori regionali coinvolti per disegnare un nuovo patto per lo sviluppo sociale ed il lavoro nella nostra regione: è necessario e non più procrastinabile ampliare le misure oggi in atto per aggredire la dispersione scolastica, rendere operative le nuove misure sull’apprendistato come strumento per creare formazione qualificata e nuovi accessi al mondo del lavoro, incentivare l’alta formazione e l’inserimento lavorativo per i giovani laureati, implementare la formazione continua per garantire ai lavoratori espulsi dal mercato di potersi ricollocare in modo rapido nei settori produttivi più dinamici, dove sono richieste maggiori conoscenze professionali".
La ricetta per uscire dalla crisi, in ogni caso, non è semplice da mettere in pratica. "Solo con nuovi investimenti, sia pubblici che privati, come la possibilità di ridurre i tassi per l’acceso al credito per le imprese valdostane – spiega il sindacato – mirati ad espandere la competitività di tutti i nostri settori produttivi, potremo vincere la sfida della recessione e rilanciare un nuovo modello di sviluppo sostenibile e duraturo per la nostra comunità".
Il secondo semestre 2012, secondo i dati Istat, ha segnato il record negativo della disoccupazione dei giovani italiani dai 15 ai 24 anni. Dal 27,45, dato del 2° semestre 2011, siamo arrivati al 33,9% del 2012. Una situzione preoccupante che coinvolge anche la Valle d’Aosta e che secondil Savt è frutto di "una situazione recessiva che continua a imperversare, strangolando l’economia e come diretta conseguenza produce la perdita continua di posti di lavoro , sia nella grande azienda che nella piccola impresa". Preoccupa anche il dato della disoccupazione complessiva aumentato del 2,7% in un anno, fino a toccare il 10,5%.
"La flessibilità del lavoro, oggi assolutamente necessaria per competere sui mercati internazionali, deve produrre in prospettiva la possibilità di stabilizzare il mercato per affrontare la grave situazione che ha portato ad avere in Italia oltre tre milioni di lavoratori precari, con contratti a termine, sottopagati e privi di speranze per costruire un futuro di progresso per l’intero paese".
