La mattinata del 25 aprile ad Aosta è stata dedicata alla memoria, alla Costituzione e alla libertà. L’81esimo anniversario della Liberazione ha riunito in piazza istituzioni, associazioni, studenti e cittadini, in una cerimonia che ha ricordato la Resistenza, il valore dell’antifascismo e il legame profondo tra la storia nazionale e quella valdostana.
Le celebrazioni si sono aperte con la deposizione di una corona al Sacrario dei caduti in guerra, al cimitero cittadino, e sono proseguite al Giardino della Rimembranza, davanti all’Istituto Manzetti. Il momento centrale si è poi svolto in piazza Chanoux, davanti al Monumento del soldato valdostano, con l’alzabandiera e la deposizione della corona.
A fare da cornice alla mattinata anche le note della banda municipale di Aosta.

La cerimonia in piazza Chanoux
In piazza Chanoux, dopo la lettura dei primi dodici articoli della Costituzione, affidata ad alcuni studenti, è intervenuto il costituzionalista Renato Balduzzi, che ha posto al centro del proprio discorso il tema della memoria e della verità storica. “È fondamentale riuscire a trasmettere il senso della storia, la verità dei fatti storici”, ha affermato.
Balduzzi ha insistito sulla necessità di comprendere correttamente il significato dell’espressione “pacificare la memoria” Una pacificazione, ha spiegato, non può fondarsi sulla negazione o sulla confusione dei fatti: “La memoria va pacificata nella verità dei fatti, non nella negazione dei fatti”. E ancora: “Non fu la stessa cosa, non è mai la stessa cosa, stare dalla parte degli invasori e dei loro seguaci o stare dalla parte della Liberazione”.
Nel suo intervento, il costituzionalista ha ricordato la figura di Émile Chanoux, martire della Resistenza valdostana, citando uno dei suoi ultimi scritti, “Federalismo e autonomia”. Attraverso Chanoux, Balduzzi ha richiamato le conseguenze del fascismo in Valle d’Aosta: l’attacco alla lingua, ai toponimi, alle autonomie locali e alla scuola, trasformata in strumento del regime.
Il discorso ha poi richiamato anche Aldo Moro e il valore antifascista della Costituzione. Balduzzi ha ricordato il dibattito nell’Assemblea Costituente, quando venne avanzata l’idea di una Costituzione “afascista” e non “antifascista”. Una proposta che Moro respinse, perché avrebbe significato negare la storia e la verità dei fatti.
Moro, ha spiegato Balduzzi, non accettava l’idea di intendere la pacificazione come un semplice voltare pagina, mettendo tutti sullo stesso piano. Farlo avrebbe voluto dire tradire la memoria, la storia, rendere vano il sacrificio di sangue, rendere vana la Resistenza.
Da qui il suo richiamo alla natura antifascista della Costituzione italiana: “non può non essere una Costituzione antifascista”, perché nata dalla rottura con un regime che, nella sua negatività, aveva travolto “le coscienze e le istituzioni”.
Il 25 aprile, ha sottolineato, non può essere reso divisivo: è “la festa di tutta l’Italia”, perché la Resistenza fu plurale, armata e non armata, maschile e femminile, fatta da chi, attraverso assistenza, cura, coraggio quotidiano e fedeltà ai propri valori, seppe resistere anche nelle condizioni più difficili.

Dal fascismo al recupero dell’identità valdostana
A chiudere gli interventi è stato il presidente della Regione, Renzo Testolin, che ha collocato il 25 aprile dentro la storia specifica della Valle d’Aosta. “Il 25 aprile ha un prima e un dopo”, ha detto. Il prima è segnato da vent’anni di fascismo, dalla guerra, dalla cancellazione dei diritti e da una Resistenza nata dopo l’armistizio dell’8 settembre; il dopo aperto dalla Liberazione, che per Aosta arrivò il 28 aprile 1945.
Da qui il richiamo a Émile Chanoux, al suo pensiero federalista e alla Dichiarazione di Chivasso, in cui veniva rivendicata la necessità del rispetto dei piccoli popoli alpini calpestati durante il fascismo.
Testolin ha quindi ricordato il significato dei decreti luogotenenziali e il recupero, per la Valle d’Aosta, dei nomi dei paesi, delle frazioni, della lingua e dei Comuni cancellati durante il fascismo. Un processo che, nel dopoguerra, restituì dignità e identità alle comunità locali.
“Questo senso di appartenenza, questo senso di comunità, penso che sia l’esempio migliore di quello che possa voler rappresentare il 25 aprile”, ha affermato Testolin. “Un senso di comunità che ha voglia di essere accogliente, che ha voglia di essere aperta a chi intende aggregarsi a questo percorso di vita, ma che vuole anche essere rispettata, vuole poter tramandare la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria volontà di essere libera”, ha aggiunto.
“È questo l’insegnamento che vogliamo lasciare ai nostri giovani, che vogliamo tramandare alle future generazioni, ma che prima di tutto, vogliamo fare nostro ogni giorno della nostra vita e non soltanto in questi momenti di ricorrenza, seppur così importanti”, ha concluso il presidente della Regione, augurando a tutti un buon 25 aprile.

La Liberazione e i popoli che ancora chiedono libertà
La festa della Liberazione è stata anche l’occasione per manifestare a favore dei popoli che ancora oggi non vivono in condizioni di libertà e di pace.
In corteo e in piazza erano presenti bandiere e striscioni pro Palestina, con scritte come “Palestina libera”, “Un altro mondo è possibile” e “Per tutti i popoli oppressi – Libertà I manifestanti hanno voluto portare nella giornata del 25 Aprile un messaggio di solidarietà e di denuncia, chiedendo lo stop a ogni forma di accordo con il governo dello Stato di Israele.
Una presenza che ha ampliato il senso della commemorazione, collegando la memoria della Liberazione dal nazifascismo a un richiamo più attuale: il diritto dei popoli alla libertà, alla giustizia e a una vita senza guerra, occupazione e repressione.
