Che cosa succede quando lo zero termico sale sopra la cima delle montagne? Le temperature di questi ultimi mesi sono state molto alte in tutta la Regione e la siccità a livello agricolo sta colpendo gran parte del territorio. Dalla punta del Cervino, all’alveo della Dora, fino allo stato di eccezionale pericolo per incendi boschivi indetto il 10 luglio: i segnali di sofferenza sono chiari, ma che cosa significano a lungo andare? Quali sono le previsioni degli scienziati?
“Elaborare i dati sul clima e sul cambiamento climatico per saper leggere e poi agire sul territorio è un lavoro complesso. Qui in Valle d’Aosta abbiamo una squadra composta da Arpa, il Centro Funzionale, Fondazione montagna sicura e Fondazione Cime, che lavorano per supportare il territorio. Insieme mettiamo in campo una rete integrata di competenze che ci permettono di analizzare i rischi in modo coordinato per poi permettere all’amministrazione e alla politica di prendere decisioni e gestire le problematiche al meglio” spiega Hervé Stevenin, ingegnere idrologo del Centro Funzionale regionale della Valle d’Aosta.
Le azioni di monitoraggio, studio, previsione e gestione del territorio sono messi in atto attraverso un lavoro di rete che va ad alimentare anche l’Osservatorio regionale tecnico-politico sulla crisi idrica. L’organo è coordinato congiuntamente dall’assessore alle Opere pubbliche, territorio e ambiente Davide Sapinet e dall’assessora all’Agricoltura e risorse naturali Speranza Girod, e lavora sui dati forniti per un monitoraggio puntuale e attento del territorio.
Estate 2026 – la risorsa idrica in Valle d’Aosta
Il dato principale da prendere in considerazione è quello della temperatura: “Prendendo come riferimento la stazione metereologica di Saint-Christophe, a partire dalla metà di maggio, i valori si sono alzati ben oltre la media, raggiungendo record storici dal 1974. Per due mesi si sono registrati picchi con temperature più alte rispetto ai picchi del passato. A fronte di temperature così elevate, le precipitazioni degli ultimi tre mesi si attestano attorno alla metà della media storica”.
Sempre secondo questi dati climatici, aprile 2026 è stato il terzo aprile più caldo della storia. Giugno è stato il giugno più caldo della storia, con circa 4 gradi in più rispetto al precedente valore massimo. Ma quali sono le conseguenze di questo caldo sull’ecologia e il ciclo dell’acqua della nostra Valle?
“Un dato importantissimo riguarda la quantità di neve accumulatasi in montagna durante l’inverno. La sua fusione quest’anno è stata molto anticipata rispetto alla media storica. Di solito la riserva di neve permane fino a metà luglio, mentre quest’anno è terminata un mese prima”.
Si tratta comunque di una situazione leggermente meno precoce in confronto al 2022, anno in cui le precipitazioni invernali sono state molto al di sotto della media. “Quest’anno le precipitazioni sono state molto più consistenti e la maggiore quantità d’acqua ha alimentato le falde acquifere che oggi stanno meglio rispetto ad allora”.
Al di là delle riserve costituite dai ghiacciai e dalle falde acquifere, “la siccità di cui si parla è soprattutto superficiale: interessa il primo strato di terreno e ha effetti diretti sull’agricoltura. Se si guarda agli ultimi tre mesi, siamo in una condizione di siccità estrema, mentre se si amplia l’osservazione agli ultimi sei mesi, il quadro migliora leggermente, ma resta comunque critico”.
Le portate dei fiumi possono fornire un’altra prospettiva interessante sulle riserve idriche: “Nella Dora a Hône i volumi complessivi sono circa alla metà della portata massima, con picchi non facili da seguire giorno per giorno. La maggior parte dell’acqua presente in alveo proviene dalla fusione del ghiacciaio. Nel 2022, ad agosto, metà dell’acqua presente nella Dora era dovuta proprio alla fusione glaciale, una risorsa che però non è rinnovabile e andrà esaurendosi nel corso dei prossimi 30/50 anni”.
“Secondo i rilevamenti di Arpa, la media del ritiro del ghiacciaio è di 15 metri all’anno. Per quest’anno si prevede un arretramento superiore a questo dato”. A proposito di ghiacciai l’altro fattore non indifferente è lo zero termico che in questo periodo mantiene una quota molto più elevata rispetto alla media superando spesso i 4000 metri di altitudine e questo va a incidere direttamente anche sul limite del ghiacciaio.
“Le previsioni climatiche stagionali indicano che anche agosto e settembre saranno sopra la media dal punto di vista delle temperature. Si tratta però di previsioni ad alta incertezza, che vanno lette come una tendenza dei prossimi mesi”.
“Le nostre previsioni settimanali, più attendibili, mostrano una tendenza chiara: nelle prossime settimane le temperature resteranno sopra la media e, in almeno una settimana, potrebbero superare i picchi degli anni passati. Si conferma quindi, per altre tre settimane, una fase di caldo persistente





