Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 29 Maggio 2019 15:29

Cassazione conferma carcere per Sorbara. Rinviata al Riesame la decisione su Carcea

Aosta - Doppio pronunciamento della Suprema Corte, negli scorsi giorni, sulle istanze di due degli arrestati nell’ambito dell’Operazione Geenna di Dda e Carabinieri relativa a presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle.

Corte di Cassazione

Due pronunciamenti della Corte di Cassazione si sono susseguiti, negli scorsi giorni, sulle istanze di altrettanti arrestati nell’ambito dell’operazione Geenna, su presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. Riguardano il consigliere regionale sospeso Marco Sorbara e l’ex assessore comunale di Saint-Pierre Monica Carcea, indagati entrambi per concorso esterno in associazione mafiosa. Entrambi sono in carcere dallo scorso 23 gennaio, a seguito del blitz della Dda di Torino e dei Carabinieri del Gruppo Aosta.

Per Sorbara, difeso dagli avvocati Raffaele Della Valle, Donatella Rapetti e Sandro Sorbara, è stata rigettata l’impugnazione dell’ordinanza del Tribunale del Riesame, che a metà febbraio aveva confermato la custodia cautelare in carcere. È ancora in essere, invece, l’opposizione dei difensori al provvedimento del Gip di Torino che a fine aprile aveva negato la scarcerazione, respingendo l’istanza depositata dopo l’interrogatorio dinanzi al pm. Per arrivare a quest’altro pronunciamento, è in calendario l’udienza d’appello il 14 giugno prossimo, al Tribunale del riesame di Torino.

La Suprema Corte ha poi annullato con rinvio l’ordinanza della Sezione del Riesame di conferma della custodia in carcere per Monica Carcea. Quando le motivazioni della decisione saranno disponibili, verranno inviate allo stesso Tribunale del Riesame. I giudici di un diverso collegio dovranno allora assumere una decisione in merito, considerando i criteri che hanno condotto gli ermellini alla decisione. Non va quindi data per scontata la scarcerazione, ma una nuova analisi del caso dovrà avere luogo.

Il ricorso dei legali Claudio Soro e Francesca Peyron, che riguardava esclusivamente le esigenze cautelari, era basato sul fatto che l’indagata fosse incensurata, che si fosse dimessa dalla carica pubblica subito dopo l’arresto e sulla situazione familiare che la vede madre di bimbi piccoli. Dopo l’interrogatorio in Procura, il pm aveva dato il “via libera” ai domiciliari, che però non sono mai stati concessi dai giudici. Infatti, nelle scorse settimane, il Riesame aveva detto “no” anche all’appello sulla decisione assunta dal Gip dopo l’interrogatorio.

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