Inchiesta vaccinazioni, una e-mail alla base delle accuse

La coordinatrice della campagna anti-Covid Verardo, il 7 marzo, raccomandò di non “inserire soggetti che non siano” nelle liste “in attesa”. Per gli inquirenti, ciò avrebbe dovuto impedire di far vaccinare le persone segnalate dal medico Impérial all'infermiera Plati.
Il Centro di vaccinazione anti Covid al PalaIndoor di Aosta
Cronaca

E’ lo scorso 7 marzo quando Marina Verardo, dirigente dell’Unità Sanitaria Locale incaricata da pochi giorni di coordinare l’attuazione del piano vaccinale Covid-19 nella nostra regione, scrive ai quattro hub sul territorio. Una e-mail dettata dalle “richieste pressanti per i più svariati motivi di inserimento nelle liste d’attesa delle vaccinazioni Covid di nominativi non previsti”, in cui ricorda l’impossibilità di “spostare appuntamenti o inserire soggetti che non siano” negli elenchi inviati dal servizio Infovaccini. I nomi presenti nelle “liste ‘in attesa’ – aggiunge Verardo – derivano da elaborazione dei casi di soggetti fragili partendo da quelli che hanno più patologie e sono più a rischio”.

Quel messaggio, acquisito dal Nucleo Antisofisticazioni dei Carabinieri, per la Procura di Aosta rappresenta l’“architrave” dell’inchiesta sulle somministrazioni in Valle, chiusa ieri con due indagate (e che, nelle scorse settimane, aveva visto la richiesta di archiviazione per tre consiglieri regionali che avevano ricevuto il siero). Sulla base di tali istruzioni, secondo gli inquirenti, Laura Plati, infermiera addetta al coordinamento degli operatori del servizio “Info tamponi / Info vaccini”, avrebbe “dovuto impedire” che i nomi di parenti ed amici segnalati da Hélène Impérial, medico distaccato all’Assessorato alla Sanità “fossero inseriti nelle vaccinazioni dei giorni seguenti”. Così non è stato e alle due donne viene contestato il peculato.

Quattro segnalazioni in un giorno

Il 12 marzo di quest’anno, Impérial manda nel giro di alcune ore un totale di quattro e-mail per – come spiega nella prima, dopo aver premesso “non voglio in nessun modo portare via il posto a nessuno” – andare “a colmare se serve dei vuoti nelle liste di oggi”. In tutto, elenca undici nomi: solo parenti stretti e conoscenti. Il messaggio iniziale è diretto a Plati, che risponde “ci sono delle rinunce da parte degli insegnanti e quindi chiedo a Infovaccini di inserirle”. Il secondo viene inoltrato da questa ad Infotamponi, che conferma la ricezione del nominativo, e le ultime due vengono inviate direttamente dalla dottoressa al servizio. Ad almeno cinque dei segnalati viene effettuata l’inoculazione il giorno stesso, mentre altri due ricevono appuntamento per turni successivi.

Per i pm Luca Ceccanti e Francesco Pizzato, però, nessuna di quelle persone rientrava nelle classi di età in vaccinazione in quei giorni, o nelle categorie prioritarie stabilite dalle norme sulle inoculazioni. Ai loro occhi, non potevano quindi, sulla base della disposizione impartita dalla coordinatrice Verardo (ricevuta “per conoscenza” da Plati), finire nelle liste ‘last minute’ che – raccontano le carte dell’inchiesta – al di là di ciò che il loro nome farebbe presupporre sono “state utilizzate come delle vere e proprie liste di vaccinandi, formate anche giorni prima rispetto all’esigenza contingente di utilizzare le eventuali dosi avanzate al fine di non sprecarne alcuna”.

Hélène Imperial

La preoccupazione al telefono

L’inchiesta, la cui notizia dell’apertura era trapelata alla fine di marzo, non si è alimentata esclusivamente delle acquisizioni documentali, all’azienda sanitaria e altrove, e dei numerosi testimoni sentiti (inclusi il presidente del Consiglio Alberto Bertin e l’ex direttore generale dell’Usl Angelo Pescarmona, finiti indagati per aver reso false dichiarazioni, in un procedimento separato, ancora pendente), ma anche di varie intercettazioni telefoniche. Alcune sono giudicate rilevanti dai Carabinieri, perché rivelano la reazione di Impérial all’aver saputo dell’avvenuta convocazione di alcuni parenti, da parte dei militari del Nas.

Ai primi di maggio, ragionando sull’accaduto con una persona, afferma “da parte mia eventualmente c’è una tentata… ok?”, per poi aggiungere “è comunque è comunque un problema di chi esegue… non che perché arriva uno e ti dice ecco la cosa devi farla…”. Parole dalle quali traspare un rovesciamento di prospettiva, ampliato dalla dottoressa pochi giorni dopo, conversando con una parente che le dice “così uscirà che te proprio tutta la famiglia allargata hai fatto vaccinare”. Il medico spiega all’interlocutore di aver inviato le e-mail perché “il giorno dopo uno poteva candidar tutta la famiglia come riserva, il problema dove stava?”. Aggiunge poi, “oltre tutto mica han chiamato tutte le persone che… di cui… io avevo scritto”. Cita il nominativo di un dirigente regionale non contattato e “se io avessi voluto come dire… imporre delle cose… avrebbero dovuto vaccinare tutti quelli che io ho segnalato…”.

Impérial, un ruolo che “fa riflettere”

I Nas, durante le investigazioni, a proposito di Impérial (che fu anche consigliere regionale, per l’Union Valdôtaine, dal 2008 al 2013) hanno anche annotato che “fa, inoltre, riflettere il ruolo che tutt’ora” la dottoressa “ricopre, ovvero di ‘consulente dell’Assessore’” in “servizio presso l’Assessorato alla Sanità e senza quindi avere alcun ruolo nella gestione ed organizzazione delle liste dei vaccinandi”, ma “con un peso specifico molto rilevante, vista la sua vicinanza all’Assessore”. Al riguardo, per gli inquirenti, è significativa una conversazione telefonica del 13 maggio in cui l’ex dg Pescarmona (oggi direttore dell’Asl To5) scoppia a ridere, assieme alla persona con cui stava parlando, dopo aver detto: “sì tanto di qua comanda più lei dell’Assessore in questo momento”.

“Disorganizzazione” nella gestione delle dosi

Sull’insieme degli accertamenti svolti, ed al di là delle contestazioni specifiche (le indagate sono nella fase in cui possono chiedere al pm di essere sentite, compiere ulteriori atti, o depositare documentazione o memorie), le carte dell’inchiesta restituiscono “la disorganizzazione nella gestione delle dosi di vaccino a disposizione a disposizione dell’Azienda Usl, culminate con la vaccinazione di persone che passavano davanti a strutture dell’Usl ove lasciavano i propri dati anagrafici per poter essere vaccinati, con la vaccinazione di due persone solamente perché in visita al priorato di Saint-Pierre e con il conseguente slittamento delle vaccinazioni di anziani ancora in attesa e che, nel mentre, poi, sono deceduti”.

L’ex Direttore generale dell’Usl Angelo Pescarmona e l’Assessore alla Sanità Roberto Barmasse

Barmasse solidarizzò con le indagate

Le presunte vaccinazioni indebite e l’inchiesta erano emerse pure nell’ultima conferenza stampa convocata per fare il punto sull’andamento della campagna nella regione, lo scorso 1° ottobre. Quel giorno, il commissario straordinario dell’azienda Usl Massimo Uberti aveva osservato che “quando c’è un’indagine della Procura l’Azienda sospende la sua istruttoria disciplinare”. Al suo fianco, l’assessore alla Sanità Roberto Barmasse, solidale con Plati e Impérial, perché “hanno lavorato in maniera incessante durante tutta la campagna vaccinale”. “Tutto ciò che è stato fatto – aveva aggiunto l’Assessore – è stato fatto nell’interesse della comunità”. I Nas e i sostituti del Procuratore capo Paolo Fortuna non la vedono allo stesso modo.

Una risposta

  1. Se è sotto inchiesta un personaggio influente sarebbe sicuramente stato un articolo dal taglio diverso. Il giornalista al solito non delude…

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