Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 14 Marzo 2021 9:50

Le mani della ‘ndrangheta sulle regionali 2018, chiusa “Egomnia”: 8 indagati

Aosta - Notificati gli avvisi di conclusione delle indagini a: Luca Bianchi, Stefano Borrello, Antonio Fosson, Renzo Testolin e Laurent Viérin, nonché ai protagonisti del processo “Geenna” Roberto Alex Di Donato, Alessandro Giachino e Antonio Raso.

'ndrangheta in Valle d'Aosta GeennaBlitz anti 'ndrangheta dei Carabinieri

“Egomnia”, l’inchiesta della Dda di Torino sul condizionamento delle elezioni regionali 2018 da parte della ‘ndrangheta, è chiusa. Sono stati notificati otto avvisi di conclusione delle indagini preliminari. Sono destinati ai politici Luca Bianchi, Stefano Borrello, Antonio Fosson, Renzo Testolin (l’unico attualmente in carica in Consiglio Valle) e Laurent Viérin, nonché a Roberto Alex Di Donato, Alesssandro Giachino e Antonio Raso, tutti e tre condannati – nell’ambito del processo “Geenna” (inchiesta su infiltrazioni della criminalità organizzata in Valle dalla quale è nata “Egomnia”) – per aver fatto parte della “locale” di Aosta. La contestazione, mossa a tutti a seguito delle investigazioni dei Carabinieri del Reparto operativo, è lo scambio elettorale politico-mafioso.

Tre diversi “scambi di promesse”

L’avviso pervenuto agli indagati ricostruisce come la cellula aostana del crimine organizzato si sarebbe mossa, diversificando le scelte, per piazzare i suoi “cavalli” in Consiglio regionale, tra aprile e maggio 2018. In particolare, Luca Bianchi e Stefano Borrello (entrambi eletti uscenti in quel momento, rispettivamente con l’Union Valdðtaine e la Stella Alpina) sono accusati di aver accettato da Raso e Giachino, quali “esponenti dell’articolazione delocalizzata della ‘ndrangheta presente sul territorio valdostano”, la “promessa di procurare voti” in cambio della “promessa di agevolarli nei rapporti con l’attività amministrativa della Regione”, con “particolare riguardo alla soluzione dei problemi legati all’esecuzione di appalti e lavori nel settore dell’edilizia privata”.

L’ex presidente della Regione Antonio Fosson (al tempo in Consiglio per “Area Civica, Stella Alpina, Pour Notre Vallée”), invece, avrebbe accettato l’impegno del ristoratore Antonio Raso (emerso in “Geenna” come figura di rilievo della “locale” di Aosta) a convogliare del consenso elettorale su di lui, assicurando quale contropartita di spendersi non solo per la “facilitazione” dei rapporti con piazza Deffeyes (sempre in materia di gare ed opere), ma anche per l’“ottenimento di lavori pubblici per ditte e società riconducibili ad appartenenti” alla “cellula” ‘ndranghetista del capoluogo regionale “o a persone ad essi vicine”.

Infine, secondo i pm Stefano Castellani e Valerio Longi, l’ancor oggi consigliere regionale Renzo Testolin (per l’Union Valdðtaine) e Laurent Viérin (Presidente della Regione all’epoca delle indagini, con l’Union Valdðtaine Progressiste) avrebbero stretto il “patto scellerato” con Roberto Alex Di Donato e Alessandro Giachino. Anche in questo caso, i voti da procurare si sarebbero specchiati nella promessa, avanzata dai due politici, di una “linea diretta” con l’amministrazione regionale, al fine di ottenere lavori e dirimere altre questioni, una volta eletti. I numerosi servizi di osservazione, pedinamento e controllo dei Carabinieri avevano monitorato anche l’incontro tra Viérin e Di Donato, avvenuto a casa di Giachino il 4 maggio 2018, quando mancavano sedici giorni alle regionali.

Cosa accadrà ora

Trattandosi di un avviso di chiusura delle indagini, gli otto indagati hanno ora la facoltà – in un termine di venti giorni – di presentare memorie, documentazione, o i risultati di eventuali indagini difensive, nonché di chiedere ai pm di essere sentiti, oppure ancora di rendere dichiarazioni spontanee. La palla passerà quindi nuovamente alla Dda torinese per decidere sulle richieste di rinvio a giudizio. Durante le indagini – emerse nel dicembre 2019, quando la Procura aveva depositato la prima annotazione sull’inchiesta, oltre a numerose intercettazioni telefoniche, nell’ambito del procedimento “Geenna” – Viérin, Borrelllo e Bianchi erano stati interrogati dagli inquirenti. Raso, Giachino e Roberto Di Donato sono attualmente detenuti, a seguito delle misure cautelari scattate il 23 gennaio 2019 nell’operazione “Geenna”.

Le prime reazioni

“Il mio assistito non si ritiene responsabile di alcun reato, è fiducioso nell’operato della magistratura ed è certo che emergerà la sua estraneità rispetto ai fatti contestati” dichiara Gianfranco Sapia, avvocato dell’ex Assessore regionale Stefano Borrello.

La strategia “diversificata”

Dalle investigazioni dei Carabinieri, a fronte dell’indebolimento del fronte autonomista (e in particolare dell’Union Valdðtaine) manifestatosi alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, in vista del rinnovo del Consiglio regionale, la “locale” di Aosta aveva elaborato “una nuova strategia elettorale”, decidendo “di sostenere più candidati di diversi partiti politici”, così da “ottenere un parterre più ampio di eleggibili fra le liste dei partiti” (ma rimanendo comunque nell’area di “estrazione fortemente autonomista”). Alla tornata elettorale di quell’anno, Fosson aveva riportato 1.437 preferenze individuali, 1.425 Borrello, 2.223 Laurent Viérin, 2.291 Testolin e 1.051 Bianchi. A parte quest’ultimo, “fanalino di coda” degli eletti Uv, tutti gli altri erano tra i “campioni di voti” delle rispettive liste. Per la Dda di Torino c’è un perché.

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