Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 7 Febbraio 2020 10:07

‘ndrangheta: Saint-Pierre dice “sì” alla costituzione di parte civile

Saint-Pierre - Il Consiglio ha dibattuto il tema, nella serata di ieri, per oltre un’ora e mezza. Minoranza spaccata nel voto sull’atto che dà il “via libera” ad incaricare un legale per rappresentare l’ente al processo che deriverà dall’operazione “Geenna”.

Consiglio comunale Saint-PierreConsiglio comunale Saint-Pierre

Dopo la Giunta comunale lo scorso 1° ottobre, anche il Consiglio comunale di Saint-Pierre ha dato il “via libera” alla costituzione dell’ente locale quale parte civile nel processo che scaturirà dall’operazione “Geenna” della Dda di Torino e dei Carabinieri del Reparto operativo su presunte infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle, con ramificazioni sullo scenario politico-amministrativo della regione. Nel “blitz” scattato lo scorso 23 gennaio era stata arrestata, tra gli altri, l’ex assessore comunale alla Programmazione, finanze e patrimonio, Monica Carcea.

L’atto – con cui l’assemblea municipale ritiene, “da un lato, offrire con rigorosa determinazione, un segnale forte e concreto contro qualsivoglia fatto contrario a legge e, a maggior ragione, contro tematiche di così evidente rilevanza come l’associazione criminale di tipo ‘ndranghetista” e, dall’altro, “tracciare un solco di orientamento netto ed inequivoco nella direzione del massimo rispetto della legge, tutelando l’immagine di un Comune, di un territorio e di tutta la popolazione che vi appartiene” – è stato approvato nella serata di ieri, mercoledì 20 novembre.

Il dibattito sul tema ha impegnato il Consiglio per oltre un’ora e mezza. L’esito della votazione finale – tredici voti a favore e tre astensioni – ha restituito la fisionomia di un’opposizione spaccata. Agli undici “sì” della maggioranza capitanata dal sindaco Paolo Lavy (che vedeva un assente) si sono infatti affiancati, nelle fila della minoranza, due favorevoli (i consiglieri Chiara Dell’Innocenti e Andrea Sapegno) e tre astensioni (i consiglieri Cinzia Joris, Alessia Favre e Michel Luboz). Il tema, prima di approdare all’aula consiliare, era stato affrontato, lo scorso 13 novembre, da una commissione del Consiglio.

“Noi tre che ci siamo astenuti abbiamo già ribadito che siamo a favore della legalità e lo abbiamo fatto con una presa d’atto comune a febbraio in Consiglio” sottolinea Alessia Favre “La nostra astensione è perché ci siamo stufati del metodo portato avanti dalla Giunta Lavy, che è una sola condivisione di facciata”.

L’invito al Sindaco (competente sull’insinuazione in giudizio) – vale a dire “valutare le modalità per procedere” ad incaricare un legale “ai fini della costituzione del Comune di Saint-Pierre quale parte civile nel giudizio penale” – origina dalla considerazione che “le condotte contestate agli arrestati” sono tali da “ingenerare nella popolazione stessa una profonda percezione di paura e di timore, tale da influenzare le abitudini di vita della collettività, così come da alterare le normali e fisiologiche dinamiche del libero mercato”.

Inoltre, l’assemblea si prefigge di “dare un forte segnale di scelta di legalità, stigmatizzando invece il grave nocumento arrecato al territorio e all’immagine del Comune, a seguito dell’ambia eco mediatica della vicenda”. Monica Carcea, oggi agli arresti domiciliari, dopo un periodo trascorso in carcere, è accusata di concorso esterno nella “locale” di Aosta guidata, secondo gli inquirenti, da Marco Fabrizio Di Donato.

Per la Dda di Torino, proprio a quest’ultimo, nonché al ristoratore Antonio Raso e al consigliere comunale di Aosta sospeso Nicola Prettico (tutti arrestati a gennaio, perché ritenuti componenti del sodalizio criminale), l’ex assessore si era rivolta per sollecitare un intervento finalizzato a “comporre le tensioni e i contrasti” con altri componenti della Giunta comunale. Inoltre, a Carcea viene addebitato di avere informato l’associazione sull’iter di rinnovo del contratto del servizio comunale di trasporto scolastico, affidato al tempo al cognato di Raso, Salvatore Addario.

Dalle risultanze dell’indagine penale era derivato anche l’accesso antimafia eseguito nel Comune, dallo scorso aprile e per sei mesi, da una Commissione che ha prodotto una relazione esaminata recentemente dal Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica. Dall’atto emergono scenari più complessi di quelli rilevati dall’analoga attività condotta ad Aosta. Quanto all’inchiesta giudiziaria, dopo la chiusura delle indagini, i pm Stefano Castellani e Valerio Longi si approssimano alle richieste di rinvio a giudizio, con l’udienza preliminare attesa per l’inizio del 2020.

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