‘Ndrangheta, un’interdittiva antimafia emessa nei confronti dell’avvocato Giunti

Il provvedimento è legato al coinvolgimento del professionista, quale indagato, nell’inchiesta “Alibante” della Dda di Catanzaro. Si tratta dell’indagine in cui la moglie di Giunti, l’avvocata Maria Rita Bagalà, è agli arresti domiciliari dallo scorso 3 maggio.
Maria Rita Bagalà e il marito Andrea Giunti.
Cronaca

Nei confronti dell’avvocato aostano Andrea Giunti è stata spiccata una interdittiva antimafia del Questore di Aosta. L’atto, che inibisce dall’avere rapporti lavorativi con la pubblica amministrazione, è stato notificato al professionista all’inizio dell’anno ed è legato al suo coinvolgimento nell’inchiesta “Alibante” della Dda di Catanzaro su una cosca di ‘ndrangheta radicata sul litorale tirrenico-lamentino, in Calabria. L’inchiesta, condotta dai Carabinieri, non è ancora chiusa.

All’atto interdittivo è possibile presentare ricorso. Un analogo provvedimento era già stato spiccato, in precedenza, per la moglie di Giunti, l’avvocata Maria Rita Bagalà, arrestata il 3 maggio scorso ed ai domiciliari nell’ambito della stessa inchiesta. Secondo gli inquirenti capitanati dal procuratore Nicola Gratteri, il padre della penalista aostana, l’80enne Carmelo Bagalà, è il “capo storico e attuale” della cosca su cui si concentra l’inchiesta.

Nella tesi d’accusa, l’avvocata Bagalà era la “mente legale” della cellula ‘ndranghetista. Stando alle investigazioni, iniziate nel 2017, la donna garantiva “sotto la regia del padre, ‘l’amministrazione’ di diversi affari illeciti della compagine”, occupandosi, in particolare, “della cura degli interessi economici e finanziari del sodalizio”. Nella fattispecie, all’attenzione dei militari, è finito il coinvolgimento della donna in due società, parte del progetto di riattivazione di una struttura alberghiera, nel comune di Falerna, l’Hotel dei Fiori.

Le aziende, nella tesi d’accusa, venivano amministrate dall’avvocata “in prima persona ed in maniera occulta”, secondo un disegno “preordinato ad evitare che Carmelo Bagalà (vero proprietario della società) comparisse nella complessiva operazione, poiché ciò avrebbe con ogni probabilità determinato controlli antimafia sull’intera vicenda”. Una tesi avversata da sempre dal difensore della professionista, il collega Mauro Murone, secondo il quale ci si trova, in realtà, di fronte ad un “uomo cosciente di avere 80, che passa il bene ai figli ed anticipa il processo che un’eredità avrebbe generato”.

Quanto all’implicazione di Andrea Giunti nell’inchiesta, gli inquirenti calabresi ritengono abbia partecipato “con consapevolezza di scopi e di vincoli al sodalizio” mafioso, organizzando “importanti operazioni di riciclaggio di denaro, finalizzate a perseguire il programma criminoso della cosca Bagalà interessata a terminare i lavori di edificazione” dell’hotel (nelle carte è citato l’acquisto di un immobile già adibito a discoteca a Valtournenche). Interpellato in merito, l’avvocato Giunti ha sottolineato di “non avere ancora letto l’atto” interdittivo, che “certamente verrà impugnato, anche se la miglior difesa è nell’ordinanza del GipMatteo Ferrante, che ha negato la misura cautelare chiesta dalla Dda di Catanzaro, non riconoscendo il raggiungimento della soglia di gravità indiziaria nei confronti del legale aostano.

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