Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 17 Luglio 2019 9:21

Processo BCCV: Perron, Linty e Cossard condannati anche in appello

I giudici di secondo grado, al termine dell'udienza di oggi, 16 luglio, hanno tuttavia riformulato le pene per gli imputati, riducendole rispetto al processo aostano.

Ego Perron tribunaleEgo Perron tribunale

Si chiude con tre condanne, come dinanzi al Gup del Tribunale di Aosta, il processo in Corte d’appello a Torino per il trasferimento della filiale di Fénis della Banca di Credito Cooperativo Valdostana. Al termine dell’udienza di oggi, martedì 16 luglio, i giudici hanno tuttavia riformato la misura delle pene comminate l’11 novembre 2017, riducendole per ognuno dei tre imputati di induzione indebita a dare o promettere utilità.

Per l’ex assessore regionale Ego Perron si passa dai tre anni inflittigli in primo grado ad un anno e otto mesi di reclusione (pena sospesa). I due già presidenti dell’istituto di credito Marco Linty e Martino Cossard, entrambi condannati a un anno di carcere a testa dal giudice aostano, scendono a sei mesi ognuno (anche in questo caso, con il riconoscimento della sospensione condizionale).

Nella precedente udienza d’appello, lo scorso 2 maggio, il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi aveva chiesto ai giudici di confermare le sentenze del procedimento di primo grado. Le motivazioni del verdetto odierno, in cui la revisione delle condanne è conseguente al riconoscimento delle attenuanti generiche, sono attese entro sessanta giorni.

L’ipotesi di reato, su cui avevano indagato i Carabinieri coordinati dal pm della Procura di Aosta Luca Ceccanti, riguardava il progetto di spostare la filiale da una sede di proprietà dell’istituto a locali dell’allora assessore, in affitto. Secondo l’accusa, Perron, con l’obiettivo di ottenere un contratto di locazione per l’immobile (poi annullato per un vincolo d’uso dello stabile), si prodigò per far rieleggere i co-imputati negli organi sociali della banca, in vista dell’assemblea dei soci, nella primavera del 2015.

Nel motivare la sentenza aostana, il Gup Davide Paladino aveva tratteggiato un contesto di “forte legame di compenetrazione di tipo clientelare fra il mondo politico locale e la banca, a struttura cooperativistica, di maggior diffusione regionale”, con lo “scontro per la conquista del controllo della banca stessa tra opposte fazioni in seno al partito politico dell’Union Valdôtaine” sullo sfondo degli eventi.

A seguito della sentenza aostana, Perron dette le dimissioni dalla carica di Assessore alle finanze. Qualche settimana dopo, venne sospeso dalla carica di consigliere regionale per effetto della “legge Severino”. Non si ripresentò candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Valle del maggio 2018. Negli altri procedimenti in cui è stato imputato per fatti relativi all’espletamento del suo mandato (sulla presunta turbativa dei vertici di Finaosta, sempre nel 2015, e sull’accusa di truffa aggravata per i finanziamenti regionali al Casinò, nel periodo 2012-2015) era stato assolto in primo grado, rispettivamente nel novembre 2018 e lo scorso 13 maggio, “perché il fatto non sussiste”.

La Procura della Repubblica, con atti d’impugnazione dei pm Ceccanti ed Eugenia Menichetti, ha tuttavia appellato entrambe le sentenze e per il politico di Fénis si profilano dunque altri due procedimenti in Corte d’Appello. Nella causa alla Corte dei Conti sui 140 milioni erogati da piazza Deffeyes alla Casa da gioco, Perron era stato condannato a risarcire la Regione con 4 milioni e 500mila euro. Anche in questo caso, per effetto dell’opposizione della Procura contabile regionale, si avvicina un giudizio di secondo grado.

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