Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 18 Febbraio 2020 11:39

Udienza Geenna, la Dda chiede vent’anni di carcere per Bruno Nirta

Per Marco Fabrizio Di Donato, ritenuto il capo della “locale” aostana, il pm Castellani ha chiesto 14 anni, 10 per suo fratello Roberto Alex. Per Francesco Mammoliti, altro imputato considerato “partecipe” della locale, 10 anni e 8 mesi.

Operazione GEENNA - Udienza preliminareOperazione GEENNA - Udienza preliminare

Sono arrivate alla fine della mattinata di oggi, lunedì 17 febbraio, dopo la parte di requisitoria curata dal procuratore capo Anna Maria Loreto, le richieste di pena della Dda di Torino per gli imputati del processo nato dall’operazione “Geenna”, su infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle, che hanno scelto il rito abbreviato. Ad avanzarle, al Gup Alessandra Danieli, è stato il pm Stefano Castellani, che ha sottoscritto gli atti dell’inchiesta con il collega Valerio Longi. Insieme, due settimane fa, avevano iniziato l’illustrazione delle tesi d’accusa conclusa stamane.

Per Bruno Nirta, che per gli inquirenti era coinvolto nello spaccio internazionale di stupefacenti finito nel filone piemontese delle indagini e tirava le fila della “locale” di ‘ndrangheta aostana, l’accusa ha chiesto vent’anni di carcere. Quattordici anni sono stati invocati per Marco Fabrizio Di Donato, considerato il capo del sodalizio, dieci anni per suo fratello Roberto Alex Di Donato e dieci anni e otto mesi per Francesco Mammoliti. Tutti sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Marco Fabrizio Di Donato, inoltre, risponde anche di scambio politico-mafioso, in relazione alle elezioni comunali del 2015, e di concorso in lesioni personali.

Quanto agli altri imputati del filone “valdostano” – cui non viene contestata l’appartenenza alla “locale” di Aosta, ma altri reati emersi durante le indagini dei Carabinieri del Reparto Operativo – il pm Castellani ha chiesto due anni e otto mesi per Salvatore Filice (concorso in tentata estorsione e violazione delle norme sulle armi), due anni e quattro mesi per Roberto Bonarelli ed un anno e dieci mesi per Giacomo Albanini (favoreggiamento, perché avrebbero rivelato al ristoratore aostano Tonino Raso, altro presunto partecipe del sodalizio, la presenza di “cimici” degli investigatori nel ristorante “La Rotonda”).

La parola, all’inizio del pomeriggio, è quindi passata ai legali delle parti civili costituitesi nel procedimento. L’avvocato della Regione Riccardo Jans, nell’avanzare – nei confronti dell’imputato Bruno Nirta – una richiesta di risarcimento pari a 300mila euro (con una provvisionale immediatamente esecutiva di 150 mila), ha sostenuto che “oltre a un danno patrimoniale” ci sia stato “anche un danno all’immagine e alla reputazione: tutta la collettività valdostana è stata lesa”.

Parlando di “investimento della ‘ndrangheta nel capitale umano” rappresentato da Monica Carcea (l’ex assessore accusato di concorso esterno nel sodalizio, che andrà a giudizio con dibattimento ordinario, ad Aosta, dall’11 marzo), l’avvocato che affianca il comune di Saint-Pierre, Giulio Calosso, ha presentato un “conto” da 300mila euro a Marco Fabrizio Di Donato (legato all’accusa di scambio-elettorale), mentre altri 50mila euro li ha chiesti in solido ai due fratelli Di Donato, a Francesco Mammoliti e Bruno Nirta (per il reato di associazione a delinquere). L’ente è stato commissariato negli scorsi giorni per infiltrazione mafiosa.

L’udienza è continuata con la richiesta risarcitoria del Comune di Aosta, rappresentato dall’avvocato Gianni Maria Saracco: un milione di euro. Ora è in corso la discussione da parte dell’ultima parte civile, l’associazione Libera Valle d’Aosta, attraverso il legale Valentina Sandroni. Nelle prossime udienze, già calendarizzate per venerdì 21 febbraio, mercoledì 4, giovedì 5 e giovedì 19 marzo si susseguiranno le arringhe dei sedici difensori degli imputati. Quindi, si andrà verso le eventuali repliche e controrepliche delle parti. Dopodiché, arriverà il primo pronunciamento giudiziario su fatti mai contestati sinora a processo, per la Valle. Ancor prima di sapere di quale segno sarà, si può dire che è destinato a restare nella storia della regione.

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