Il Casinò al lavoro su un nuovo concordato per scongiurare il fallimento

Gli uffici della “Casinò de la Vallée” puntano a presentare oggi una nuova istanza concordataria, dopo la revoca della precedente da parte della Corte d’Appello, in vista dell’udienza convocata per discutere, domani, delle due istanze fallimentari depositate.
Il Casinò di Saint-Vincent
Economia

Il Casinò non demorde e, per scacciare lo spettro del fallimento, tenta nuovamente la carta concordataria. Gli uffici della Casa da gioco sono al lavoro per depositare al Tribunale di Aosta nella giornata di oggi, mercoledì 21 ottobre, una nuova richiesta di ammissione dell’azienda alla procedura. Dopo la revoca, da parte della Corte d’appello di Torino nello scorso luglio, del decreto di omologazione del concordato “in bianco”, il percorso per l’azienda di Saint-Vincent, vista l’assenza di tempi tecnici per aderire ad altre ipotesi, è praticamente obbligato dalla legge: scegliere quello “pieno”.

La scelta dei tempi non è casuale. Da un canto c’è il fatto che il ricorso in Cassazione della “Casinò de la Vallée” sul verdetto torinese non presenta tempi brevi e, dall’altro, che domani, giovedì 22 ottobre, è in calendario l’udienza prefallimentare dinanzi al giudice monocratico Marco Tornatore. Sulla scrivania del magistrato ci sono due istanze fallimentari. La prima, risalente al novembre 2018, è della Procura della Repubblica (motivata da una situazione finanziaria giudicata “irreversibile”), alla quale si è aggiunta, all’inizio di settembre di quest’anno, quella di due creditori del Casinò, Valcolor Srl e De Vere Concept Srl, il primo dei quali già promotore del reclamo accolto dai giudici d’appello.

Se l’opzione concordataria venisse nuovamente riconosciuta al Casinò, presenterebbe – come già visto in occasione della procedura poi revocata in Corte d’Appello – un valore di “congelamento” delle richieste di dichiarare fallita la Casa da gioco. A quel punto, per il management di Saint-Vincent, si tratterebbe di ripercorrere da zero ogni passo del “film” già visto tra il novembre 2018 e l’ottobre 2019: dalla predisposizione di un piano concordatario alla sua omologa, passando per la “validazione” da parte dell’adunanza dei creditori.

Ogni “fotogramma”, considerando che a seguito della revoca dell’omologazione il Tribunale aostano ha emesso un procedimento di cessazione degli organi della procedura, avverrebbe sotto la vigilanza di un commissario giudiziale nominato dai giudici (compito cui venne chiamato, nella precedente esperienza, il commercialista torinese Ivano Pagliero). Il nuovo scenario, negli scorsi giorni, era stato illustrato dall’au Filippo Rolando alla Giunta regionale presieduta da Renzo Testolin, quale organo esecutivo dell’ente socio al 99.9% della “Casinò de la Vallée”.

In quell’incontro, oltre a illustrare la strategia in campo per salvare l’azienda dal fallimento, il vertice della Casa da gioco ha “fatto il punto” sull’attuazione del precedente piano concordatario, con i creditori privilegiati sostanzialmente rimborsati e il rimborso dei chirografari avviato, per un totale liquidato di circa 16 milioni e mezzo di euro. Ai componenti del Governo regionale è stato inoltre presentato un quadro economico aziendale caratterizzato da un flusso di cassa che “tiene”, malgrado la realtà di un mercato andato in sofferenza nel periodo del “lockdown” nazionale, e che consentirebbe dei nuovi pagamenti a stretto giro di un nuovo “semaforo verde” alla procedura.

Inoltre, sul piano dell’appetibilità per i creditori, il concordato “pieno” permetterebbe di offrire un rimborso ancora maggiore ai chirografari, con un incremento di circa il 2% rispetto alla proposta alla base del piano revocato, che prevedeva il pagamento del 78% del debito. L’orizzonte non è quindi esageratamente critico (il tema è stato anche toccato nell’incontro con i Sindacati dell’inizio di questa settimana), ma sul tappeto resta per au e Regione una “patata bollente”, rappresentata dagli oltre 48 milioni del credito vantato da Finaosta.

La somma era stata tramutata in patrimonio della “Casinò de la Vallée”, attraverso l’emissione – con una apposita legge regionale – di uno strumento finanziario partecipativo. Un passo che piazza Deffeyes aveva mosso anche perché posto quale condizione, dal Tribunale, per l’omologa del concordato richiesto al tempo. La revoca dello stesso, però, rimette in gioco quella voce, riportandola tra i debiti, visione rilanciata anche dalla Procura generale della Corte dei conti, nel sollevare dei dubbi di Costituzionalità sulla normativa dell’Sfp nella recente udienza d’appello sui 140 milioni di euro di finanziamenti erogati dalla Regione al Casinò.

Il rebus (vista la portata del quale alla riunione con l’Esecutivo erano anche presenti i legali della società e dell’ente) riguarda se ed attraverso quale forma la conversione a patrimonio del debito possa essere “rinnovata”, visto che l’Sfp era condizione di omologa. Un dubbio che il Casinò non è chiamato a sciogliere per domani, ma in sede di predisposizione dell’eventuale piano (anche se su alcuni aspetti l’azienda si è “portata avanti”, ad esempio anticipando di 20 giorni il pagamento degli stipendi ai dipendenti, per non penalizzarli vista la fase di “congelamento” dei conti che scatta nella fase concordataria). C’è però da aspettarsi che, su questo aspetto, i legali dei creditori promotori dell’istanza siano pronti a dare battaglia.

Il ritorno della cifra tra i debiti, nella visione degli avvocati di Valcolor e De Vere, rende infatti l’insolvenza del Casinò, malgrado i passi di restituzione dei crediti mossi nel precedente piano, ancora più pesante, specie perché si parlerebbe di debiti a questo punto scaduti. Ed è per questo che, lasciando il Tribunale in occasione della scorsa udienza (aggiornata a domani per la richiesta di un rinvio da parte della “Casinò de la Vallée”), l’avvocato Maria Chiara Marchetti aveva affermato che “la prima richiesta è l’accertamento dello stato di insolvenza”, dopodiché “amministrazione straordinaria, o fallimento, deciderà il giudice”. L’appuntamento è per la tarda mattinata.

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