L’Institut agricole régional entra nel “Vitelab Network”, la rete della ricerca vitivinicola italiana

Il protocollo d'intesa è stato firmato dall'Institut agricole régional durante l'edizione 2026 di Vinitaly. La rete scientifica coinvolge undici centri di ricerca applicata del Nord Italia.
La firma, da parte dell'Institut agricole, dell'accordo su Vinelab Network
Economia

Lo scorso 13 aprile, in occasione di Vinitaly, l’Institut agricole régional ha aderito al Vitelab Network – Ricerca e sperimentazione vitivinicola, la rete che riunisce undici centri di ricerca applicata del Nord Italia.

Il protocollo d’intesa – spiega una nota dello Iar – “segna un passo strategico nel percorso di rafforzamento della collaborazione scientifica e istituzionale nel settore vitivinicolo”, con l’obiettivo “di promuovere innovazione, sostenibilità e competitività delle produzioni locali”.

L’incontro – si legge ancora – “ha sancito l’avvio di una sinergia concreta tra territori, mondo della ricerca e filiera produttiva” e, al termine dei lavori, i legali rappresentanti degli undici centri hanno firmato il protocollo d’intesa che sancisce ufficialmente la nascita del Vitelab Network.

“Con il Vitelab Network la Valle d’Aosta entra in una rete scientifica d’eccellenza: una scelta strategica per sostenere la competitività della nostra vitivinicoltura, valorizzando l’identità unica dei nostri vitigni alpini”, spiega l’assessora regionale all’Agricoltura Speranza Girod.

Le fa eco Martine Peretto, direttrice amministrativa dello Iar: “Il Vitelab Network moltiplica le nostre capacità di ricerca. La viticoltura valdostana d’alta quota, con i suoi vitigni autoctoni, porta un contributo originale alla rete e apre nuove opportunità di collaborazione scientifica per rispondere insieme alle esigenze di un settore in continua evoluzione”.

Il Vitelab Network

Come detto, il Vitelab Network è una rete di undici centri di ricerca applicata del Nord Italia che hanno siglato un protocollo d’intesa per promuovere soluzioni innovative al servizio della vitivinicoltura. Le regioni rappresentate coprono complessivamente circa il 40 per cento della viticoltura nazionale, rendendo strategica la definizione di una visione condivisa per affrontare le molteplici sfide future del comparto.

La rete riunisce: Fondazione Agrion (Piemonte), Fondazione Edmund Mach (Trentino), Centro di Sperimentazione Laimburg (Alto Adige), Crea – Centro Viticoltura ed Enologia, Ersa (Friuli Venezia Giulia), Institut agricole régional (Valle d’Aosta), Cersaa (Liguria), Veneto Agricoltura (Veneto), Fondazione Fojanini (Lombardia/Valtellina), Ersaf (Lombardia) e Fondazione Riccagioia (Lombardia/Oltrepò Pavese).

“Con una lunga tradizione nello studio della viticoltura d’alta quota, l’Iar porterà alla rete competenze specifiche sulla coltivazione della vite in condizioni estreme di altitudine, sulla conservazione e valorizzazione dei vitigni autoctoni e sull’adattamento della viticoltura alpina ai cambiamenti climatici”, dicono ancora dalla scuola.

Anche perché, chiude la nota, “la Valle d’Aosta vanta una viticoltura eroica e secolare, con vigneti tra i più alti d’Europa. Denominazioni come Valle d’Aosta DOC e varietà uniche come Petit Rouge, Prié Blanc, Cornalin e Fumin costituiscono un patrimonio genetico e culturale di grande valore, la cui tutela e valorizzazione attraverso la ricerca scientifica è tra le priorità dell’Assessorato dell’Agricoltura e Risorse Naturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta e dell’Institut agricole régional”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google. e Termini di servizio fare domanda a.

Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte